Buon esordio solista di Pierpaolo Capovilla

Il leader de Il Teatro degli Orrori fa centro al primo colpo anche come solista

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Obtorto collo
di Pierpaolo Capovilla (Virgin)
Voto 7


«Vorrei che si parlasse di me come uno che propone canzone d’autore», dice Pierpaolo Capovilla. Come dargli torto, anche se la sua canzone non trova facili riscontri nel panorama italiano. L’artista, nativo di Varese ma cresciuto in Veneto, ha fatto parte dei One Dimensional Man e ha fondato poi Il Teatro degli Orrori, gruppo che si è guadagnato un discreto numero di estimatori, al punto che il Dizionario Pop Rock Zanichelli gli ha dedicato un’intera scheda. Non pago, si è dedicato al teatro, portando in giro uno spettacolo su Majakovskij. Quindi ha partecipato come attore al film I primi della lista.
Ora c’è l’esordio discografico da solista. Obtorto collo è un insieme di canzoni che fa anche riflettere: si parte da Invitami, a mettere subito in chiaro la posizione che un uomo deve avere rispetto a una donna, in un periodo dove sempre più si manifesta una supremazia maschile che tende ad annullare la personalità femminile. Capovilla invoca il rispetto degli spazi reciproci allacciandosi perfino alle parole che aveva detto Papa Francesco. Tre parole chiave: permesso, grazie e scusa.
Pierpaolo-Capovilla-copertinaLontano dalle consuete canzoni d’amore all’italiana, i riferimenti di Capovilla sono piuttosto Jacques Brel e, per quanto riguarda l’aspetto stilistico, Scott Walker. Nell’album fa presa Ottantadue ore, una canzone dedicata a Francesco Mastrogiovanni, un maestro che viene sottoposto a TSO, acronimo di Trattamento Sanitario Obbligatorio, dietro al quale, avvisa Capovilla, si nasconde la ferocia dello stato e della psicologia psichiatrica: infatti, dopo ottantadue ore in quelle condizioni, ne fu registrato il decesso.
Alternandoli a brani più intimistici, l’artista cerca di proporre episodi oscuri del sociale che meritano attenzione. Si fa notare la canzone Bucharest, una città impressionante dal punto di vista della tristezza che vi regna, e per certi versi affascinante, un omaggio a questo posto anche per un episodio che l’artista vive ascoltando una funzione religiosa cantata e salmodiata, da rimanerne rapito e commosso. Un esordio solistico di valore, per niente ammiccante, da ascoltare a più riprese, anche nei concerti live che l’artista va proponendo, prima di riprendere il cammino con Il Teatro degli Orrori.

 

 

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Giordano Casiraghi
Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).