Le cose perdute di Guccini

Il Flit con la pompetta e la ghiacciaia con l'uomo del ghiaccio. La naia e la prima sigaretta. I cantastorie e la carta moschicida. Le braghe corte e il surrogato del caffè (la Miscela Leone: la ricordo, sì io la ricordo).

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NZO

Dizionario delle cose perdute
di Francesco Guccini
Mondadori

Il Flit con la pompetta e la ghiacciaia con l’uomo del ghiaccio. La naia e la prima sigaretta. I cantastorie e la carta moschicida. Le braghe corte e il surrogato del caffè (la Miscela Leone: la ricordo, sì io la ricordo). La lippa e i liquori fatti in casa, alchermes, doppio kummel e simili. Ricordi agrodolci del mondo di ieri (e anche d’avantieri) mentre oggi c’è “l’orrendo telefonino”.
Caro Guccini, permette un’obiezione? Il telefonino non è orrendo. Sì, lo so, è spesso fastidioso (lei non va in tram, come me, non li sente parlare tutti assieme come se usassero il megafono).
È a volte buffo (lei sta nel suo buen retiro di Pavana, non vede le persone a spasso che sembrano parlare da sole, come i lunatici di un tempo, e poi ti accorgi che hanno l’auricolare). Ma non è orrendo. Come non lo sono molti altri “aggeggi infernali”.
Si parla di telefonino per parlare di nostalgia e misoneismo. La nostalgia è lecita e dolce, ma non può essere il rifiuto del mondo com’è, o peggio, il pensare che ieri era meglio. Perché ieri non era mai meglio.
Guccini, che è bravo scrittore (i gialli dell’Appennino scritti con Loriano Macchiavelli sono splendidi, le Croniche epifaniche sono un incanto) oltre che musicista che amo da una vita, non salva in blocco il passato: le braghe corte d’inverno, le maglie di lana fatte in casa che pungevano, quelle no. Ma poco ci manca: meglio la ghiacciaia o il frigorifero? Meglio i fascinosi bar pieni di fumo come le sale cinematografiche di ieri, o i divieti di oggi? Meglio il frigorifero, meglio i divieti.
Lo dico per me, più che per criticare Guccini: perché invecchiando è facile pensare che ieri era meglio e che la storia è finita con noi, è facile farsi catturare dalla sindrome del capitano Nemo. E invece bisognerebbe cullarsi le proprie nostalgie senza diventare nostalgici.

 

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Bartleby
Bartleby scrive da sempre, non solo per Spettakolo! e non solo di libri (e film, politica, ideologia, tecnologia e altro): quindi potrebbe essere lo scrivano di cui parlava Herman Melville in quel racconto omonimo, dove Bartleby -richiesto di prestazioni a lui non gradite- semplicemente rispondeva preferisco (preferirei, avrei preferenza) di no . Ma con noi è sempre disponibile...