Wit.Ai e Facebook, promessi sposi

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Quando ho visto il blog col cuoricino che pulsava tra la F di Facebook e il bot di Wit.Ai la prima immagine che mi è venuta in mente  è stata una coppia al mattino: lui appena alzato in canotta, calzoni del pigiama e ciabatte, barba lunga, spettinato, a tavola, in cucina, nascosto da un grosso tablet pieghevole mentre fuma e sorseggia il caffé. Lei una creatura olografica che gli ronza intorno sospesa nell’aria, azzurrina ed evanescente, e lo martella petulante: A cosa stai pensando? Hai aggiornato il tuo profilo? Hai pensato di conoscere questi due? Guarda che belle scarpe ti propone la pubblicità sponsorizzata di Facebook… E se mettessi online una foto della tazza di caffé?

A quel punto lui la schiaccia con un colpo di tablet.

È il fidanzamento tra il social network per eccellenza e la start up che che ha radunato 6mila sviluppatori indipendenti  innamorati delle macchine capaci di riconoscere il linguaggio naturale, come si definisce WIt.ai,  tutta contenta di essere stata comprata. I giornali di settori parlano di una nuova Cortana (la fanciulla AI che guida il sarge di Halo) o una nuova Siri per fare a voce quello che prima facevi a tastiera in Facebook. Non molto presto. Aggiungeteci la realtà virtuale con Oculus Rift (forse) e avete la vostra prospettiva futura.

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori