Fabi, Gazzé e Silvestri: i padroni della festa

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Il padrone della festa
di Fabi, Silvestri, Gazzé (Columbia)
Voto 7


Praticamente coetanei, Niccolò Fabi, Max Gazzé e Daniele Silvestri hanno iniziato le rispettive carriere fianco a fianco, muovendo insieme i primi passi sulla scena romana e dando vita a numerose collaborazioni, soprattutto dal vivo. Ora, hanno deciso di lavorare insieme a un intero album. L’idea è nata nel 2013, quando il trio era partito per il Sudan con il Cuamm, ong sanitaria italiana. Proprio durante quel viaggio, erano state abbozzate le prime melodie che poi sarebbero state sviluppate nelle 12 tracce dell’album.
Un disco, quindi, nato in Africa, portato in tour in Europa e nei palazzetti delle principali città italiane e che vedrà la quadratura del cerchio il prossimo 22 maggio all’Arena di Verona: culmine di un’esperienza che, a detta degli stessi artisti, rimarrà quasi sicuramente irripetibile.
Il padrone della festaAd aprire il Cd è Alzo le mani, che si basa su una chitarra acustica molto ritmata. Mentre le voci dei tre si alternano, narrando scene di vita quotidiana e con il piano che fa da controcanto.
A seguire, Life is sweet, scelto come primo singolo, il cui video è stato girato durante il viaggio in Sudan. Pezzo dalla natura pop, racconta l’avventura dei tre in Sudan: viaggio alla scoperta di se stessi e in cui la meta, seppur apparentemente distante, in realtà risiede in ognuno di noi.
L’amore non esiste, secondo singolo, contrariamente a quanto potrebbe far presagire il titolo, è un autentico inno a questo sentimento. L’amore che cantano va letto in chiave anticonvenzionale: un sentimento che non si accontenta del fatidico “sì”, come segno di rassegnazione, che quasi tutte le coppie si scambiano di fronte all’altare. L’amore di Fabi, Silvestri e Gazzé è puro sentimento, perché “L’amore non esiste. Esistiamo io e te”.
La canzone di Anna, pezzo che dipinge la vita di una ragazza, ormai donna, che ancora vive di illusioni, senza essere mai riuscita a rendere realtà nessuno dei suoi sogni, con il tempo che scorre inesorabile: “Anna e i figli che non ha / E sul frigo mette quelle foto di posti dove non andrà / Anna che si chiude in bagno quando a cena parlano di libertà”.
Arsenico si gioca su un continuo intrecciarsi di fiati su cui si appoggia la voce del solo Gazzé. Mentre Spigolo tondo si sviluppa lungo il ritmo segnato da una chitarra acustica.
Come mi pare è sicuramente la canzone più rock del disco: al ritornello di Fabi e Silvestri, appoggiato su una solida base di chitarra elettrica, basso e batteria, si alternano le strofe cantate da Gazzé, in un’atmosfera “eterea” che segna un netto stacco tra le varie parti del pezzo.
Giovanni sulla terra è una canzone alla De Gregori, che racconta la faticosa vita di un padre di famiglia, le cui giornate sono scandite dal solo lavorare, per garantire alla sua famiglia una vita dignitosa.
Il Dio delle piccole cose è una filastrocca firmata Max Gazzé. L’avversario è caratterizzato da una potente linea di basso che, insieme a una chitarra elettrica distorta, contribuisce a dare fisicità a un pezzo che dipinge l’incontro sul ring tra l’autore e un altro cantante, suo avversario: “Non per fare distinzione, ma le mie canzoni piacciono di più”.
Il brano più intimista e delicato del disco è la breve Zona cesarini. Una chitarra acustica e la sola voce di Silvestri per raccontare l’amore del protagonista della canzone e le sue emozioni nei confronti di una ragazza.
Il padrone della festa, brano che dà titolo all’album, è probabilmente il pezzo più bello: autentico manifesto di una necessaria presa di coscienza verso l’ambiente, perché “Il sasso su cui poggia il nostro culo è il padrone della festa”.
Un disco bello, frutto dell’estro dei tre artisti, ma che non ha rinunciato a elevarne le individualità: la poetica di Fabi, le divagazioni stilistiche di Silvestri e la fantasia di Gazzé. Solo la metà delle canzoni sono state scritte “a sei mani”, mentre per l’altra metà è evidente l’impronta dei rispettivi autori: La canzone di Anna e Giovanni sulla terra di Fabi; Arsenico, Il Dio delle piccole cose e L’avversario di Gazzé; Zona cesarini di Silvestri.
Un album fatto di tanti piccoli gioiellini, ognuno dei quali merita ben più di un ascolto per essere apprezzato. Un album curato: dalla musica, alle parole, ai perfetti arrangiamenti.
Ora non ci resta che aspettare di goderne ancora una volta a maggio all’Arena di Verona, sperando che nel frattempo i tre cambino idea e decidano di proseguire quest’avventura così ben riuscita.

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Laura Berlinghieri
Nata a Venezia, ma vivo a Milano. Classe '93. Diploma al liceo scientifico-linguistico, ultimo anno di Giurisprudenza all'Università di Padova e un Erasmus in Spagna. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Musicista per diletto e aspirante giornalista. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, Radio Base di Mestre, Young.it e NonSoloCinema.com. Giornalista pubblicista, da cinque anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia.