Exodus. Dei e re di Ridley Scott con Christian Bale e Joel Edgerton. Voto 8

La storia è sempre quella: Mosè salvato dalle acque cresce alla corte del faraone, recupera la sua identità ebrea, viene esiliato, incontra il Dio degli eserciti, torna dal faraone per liberare i suoi fratelli, Dio contro il faraone, traversata del Mar Rosso, i Dieci Comandamenti.

Però stavolta è Ridley Scott.

 Usa il colore come bianco e nero.  Alterna sguardo antropologico a costumi dell’Aida. Il suo occhio rompe con la struttura teatrale del glorioso I dieci comandamenti di De Mille, e taglia spesso in diagonale in senso contrario i movimenti delle masse: in battaglia, al lavoro, nell’esodo, nelle visione notturne che fanno sembrare gli accampamenti in terra cieli di stelle rovesciati. Mosè e Ramses sono in primo piano quando serve tecnicamente, altrimenti diventano parti del tutto, riti sacrali e riunioni dei potenti somigliano a consigli di amministrazione o di guerra (Ramses con le gambe accavallate), la tensione Ramses/Mosè è proprio sulla questione della successione, il mistero di Mosè figlio di ebrei non sembra un mistero per nessuno e gli ebrei sono un popolo stanco di servire e pronto ad esplodere più che un presepe di pastori tristi. E poi c’è l’incontro Dio/Mosè, che ha scatenato le censura dei paesi islamici, per cui Dio non può essere raffigurato (neanche per gli ebrei, se è per quello): ma qui c’è un ragazzino (tramite? messaggero? anghelos?) che dice a un Mosè febbricitante e con una gamba rotta Io sono e Voglio un generale. E Mosè a quel punto invece di farsi crescere una profetica barba di cotone come succedeva a Charlton Heston, resta un generale in fuga (un po’ come il Crowe de Il gladiatore), nascosto tra pastori ma lacerato dal conflitto, fino a che non torna in Egitto e fa quello che farebbe un liberatore: minaccia, avvia il sabotaggio delle risorse economiche, passa alla rivolta armata, a cui risponde la repressione egiziana,  fino a che scontento dei suoi risultati il ragazzino dall’aria scocciata che ogni tanto ritorna e però solo Mosè vede, avvia un’escalation dal naturale al soprannaturale (coccodrilli, cavallette, vermi, rane, mosche, pestilenze terrificanti e lo sterminio dei primogeniti) che neppure Mosè comprende.

Questo Mosè è un generale con le allucinazioni

visitato da un Dio che forza la sua volontà, un po’ come il Cristo dell’Ultima tentazione di Scorsese. Questo Mosè non ha ben chiaro cosa deve fare neppure quando è sulle rive del Mar Rosso, la cui apertura e chiusura Scott risolve tra meteorologia e teologia. E mentre Mosè scrive  le tavole della legge su Sinai, il ragazzino scuote la testa dopo aver dato un’occhiata sconcertata agli accampamenti sotto il Sinai. È proprio il Vecchio Testamento,  con un figlio disperato e violento perché il padre gli ha preferito un altro (come Commodo de Il gladiatore) in un pianeta corrusco e spietato come quello di Prometheus

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori