È morto Google Glass, viva Google Glass

Si chiude la fase Explorer si apre quella Fadell

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La notizia è che i Google Glass, gli occhiali (anzi la lente destra) che ti permettono di avere un computer in visione continua sulla pupilla destra, il 19 gennaio cessano di essere venduti nella versione sperimentale per coraggiosi e impallinati che conosciamo: la costosa e discussa Explorer da 1500 dollari. E Google Glass passa da progetto in beta a divisione di Google sotto la direzione dell’ex Apple Tony Fadell che aveva lavorato all’iPod e poi era passato alla Nest (domotica). Questo significa che è prevista una versione a largo consumo a prezzo più basso, insomma per tutti. Quando però non si sa.

Comunque è bastato chiudere la prima fase per aprire la diga dell’io l’avevo detto. Il  mondo già si era diviso tra ottimisti (avrai informazioni, chiamate, registrazioni, cartine, traduzioni e social network a portata di voce e nervo ottico) e pessimisti (privacy addio, comportamento robotico e spiacevole per il tuo prossimo, furto di copyright, rischio di andare contro un palo). Come al solito c’erano state valutazioni troppo entusiaste, accenti moderati, qualche pentito famoso e giuste riconsiderazioni. La rete si è riempita di interventi che vanno dal “non li sentivo parte di me come invece lo smart phone” (sic!) a critiche in linea con Platone che citava il mito di Teuth, dio/inventore che offrì agli egizi la scrittura e venne criticato perché usare i segni avrebbe indebolito la memoria. Il bello adesso è capire come saranno i prossimi. Visto che anche altri produttori, come Sony, ci stanno provando: vedi gli Smart Eyeglass Attach presentati al CES

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori