Nasce Bloost: primo booklover store 2.0.

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Bloost (www.bloost.it) è un Concept Store digitale dedicato a chi ama i libri e la cultura. Bloost  però non vende libri, ma prodotti di varia tipologia che si ispirano direttamente o indirettamente ai libri, all’arte, alla fotografia d’autore e alla cultura, in generale. Il nome riprende le sigle delle parole chiave del progetto imprenditoriale, ovvero un BookLover Store 2.0 e evidenzia già l’anima del negozio: un mix tra  il classico negozio museale e i più innovativi concept store presenti nelle città più importanti del mondo. Per la scelta dei prodotti in catalogo Bloost si avvale di un gruppo di professionisti che si impegnano ogni giorno in un lavoro di scouting a livello nazionale e internazionale.

La “mission” di Bloost? Oltre a realizzare una campagna sociale a favore della promozione della lettura, dell’arte e della cultura, Bloost è anche impegnato in un progetto solidale a favore di categorie deboli.  Nel suo DNA ci sono grandi obiettivi umanitari come garantire la scolarizzazione a bambini in difficoltà, costruire scuole e biblioteche in zone disagiate, realizzare progetti per la tutela e il restauro di monumenti, opere, archivi.

Il primo sostegno è quello immediato alla Community di Libreriamo (www.libreriamo.it) – l’associazione culturale nata più di due anni e mezzo fa grazie all’impegno  di una piccola realtà che agisce nel mondo della comunicazione, Found! e del suo fondatore Saro Trovato –  e che di fatto è diventata una delle realtà italiane per il sostegno e la promozione dei libri, della lettura, dell’arte, della cultura in genere. Libreriamo ha anche istituito un servizio unico ed innovativo, come CULTURE HELP, ovvero la prima linea di emergenza 2.0 contro gli abusi e le violazioni al patrimonio artistico italiano.

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Walter De Pace
Sono nato a Milano. Negli anni 80, laureato in filosofia, ho iniziato come copywriter all’Ufficio Pubblicità  di Rizzoli Libri.  Negli anni 90 ho collaborato con l’Europeo  - novità tecnologiche - e successivamente con Brava Casa, Anna, Milleidee e Max. All’inizio del nuovo secolo, addetto stampa alla start up che ha creato RCS WEB, ho continuato  a scrivere su Max,  con contributi al mitico spin off tecnologico Max 2.0 ora da collezionisti. Collaborazione proseguita in Gazzetta dello Sport.it.  Dal 2009 al 2012 ho scritto anche sul  mensile filosofico scientifico KOS. Il mio avatar l’ha  scelto mia figlia Irene, con la quale condivido l’idolatria per Bob Dylan, ma che non sopporta la mia passione per le opere di Mozart.