Marilyn Manson graffia ancora

Mr. Brian Warner, in arte Marilyn Manson, sembrava essersi assopito. Invece, grazie all'aiuto di Trent Reznor...

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The pale emperor
Marilyn Manson
(Cooking Vinyl)
Voto 7


Ah, buon vecchio Brian Warner, e c’è anche chi lo dava per spacciato. Certo i fasti del passato eran di tutt’altra fattura, e d’altra parte, c’era anche lo zampino produttivo di Mr. Nine Inch Nails, Trent Reznor, a garantire sporcizia e rigore con il sublime Antichrist superstar, insomma l’album vetta. Poi è arrivato un po’ di glam con Mechanical animal e, almeno per il sottoscritto, tutto il resto è stata pallida routine…
Cover MansonPallida come l’imperatore del titolo del nuovo lavoro di MM, che alle mie orecchie ha, in quanto assonante per immagine, rimembrato, forse per similitudini nobiliari, il Duca Bianco e, che lo si voglia o no, un po’ di Bowie nella testa dell’ex diavolo c’è sempre stato.
Disco con grandi suggestioni cinematografiche, se non proprio un vero e proprio capolavoro, perlomeno un’opera compiuta con misura e dignità, senza orpelli ma con molte influenze del miglior goth dei tempi che furono e molto vicino agli ultimi lavori di Gary Numan e Peter Murphy, The pale emperor non riporterà alla ribalta assoluta il Rev. Manson ma accenderà nuovamente qualche scintilla tra la cenere che pareva oramai spenta.
Tra le migliori song si cita, in ordine sparso, Curried carries a gun, Third day of a seven day binge e Deep six dal simpatico video vermiforme.
Indubbiamente accadrà che i detrattori, magari i medesimi che un tempo ne fecero un oscuro paladino, ne parleranno un gran male e quindi , in quanto “male” , faranno nuovamente il gioco di Manson, Marilyn e non Charles…

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Marcello Valeri
Marcello Valeri nasce verso la fine del 1963, anno che vide la morte di Kennedy nella versione di Oliver Stone e la nascita dei Beatles. Influenzato dai fattori sopra citati sin da piccolo dimostra una spiccata tendenza al ballo interrotta solo da rovinosa caduta della partner con conseguente pianto a dirotto, episodio che lo dirotterà per sempre all’ascolto immobile di qualsiasi tipo di musica. Comincia a scrivere di musica nei primi anni 80 su Rockerilla, per poi passare a Rumore, Pulp e poi Blow Up ma insoddisfatto del meccanismo “tu manda che se piace si pubblica – ovvero scrivi bene di qualsiasi disco anche se fa schifo” cessa negli anni 90 ogni pubblicazione cartacea e preferisce dedicare le sue prose all’amico Gian sul sito di Disco Club per approdare a nuovi lidi (si spera). In mezzo lavora da trent’anni nel sociale e si arrabatta per arrivare a fine mese, specie il 20, quando prende lo stipendio che in genere gli dura tre giorni, come gli argentini di Fossati. Da un anno circa ha un programma su web radio che si intitola Freak show.