Rachele Bastreghi, dai Baustelle alle “Marie”

La Rachele già la si conosce, è parte integrante e non è poco, dei Baustelle, suo è l’occhio della copertina di Amen e i suoi sospiri che credo abbiano risvegliato clamori adolescenziali anche nei presenili.

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Marie
di Rachele Bastreghi
(Atlantic)
Voto 7


La Rachele già la si conosce, è parte integrante e non è poco, dei Baustelle, suo è l’occhio della copertina di Amen e i suoi sospiri che credo abbiano risvegliato clamori adolescenziali anche nei presenili. La si conosce come valida musicista, come cantante e come autrice, come poseur in un perfetto gioco di scambi con l’immagine bohemiene della band e la crudezza pasoliniana ed altro dei testi. Qualcuno, non il sottoscritto, l’ha anche conosciuta guardando una fiction, Questo nostro amore’70, dove la Rachele interpretava Marie, guarda caso una chanteuse.
marie-cd-cover-rachele-bastreghiPare che proprio dal suddetto sceneggiato (eh, già, si chiamavan così…) sia nata l’idea, in realtà io credo già in nuce da mò, di realizzare un piccolo esordio solita con sette brani di cui due cover eccellenti (Patty Pravo ed Equipe 84) che non sfigurerebbe come colonna sonora dell’Italia del cinema di genere che non c’è e che non tornerà più. Attorniata da la creme de creme della nuova scena italiana si guadagna pure la partecipazione straordinaria di Mastro Mauro Pagani e questo già la dice lunga sull’investimento, no?
Brava la Rachele, premio macchina del tempo anche a lei. E per oggi mi va di chiamarla con il “la” davanti, da paesano, và.

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Marcello Valeri
Marcello Valeri nasce verso la fine del 1963, anno che vide la morte di Kennedy nella versione di Oliver Stone e la nascita dei Beatles. Influenzato dai fattori sopra citati sin da piccolo dimostra una spiccata tendenza al ballo interrotta solo da rovinosa caduta della partner con conseguente pianto a dirotto, episodio che lo dirotterà per sempre all’ascolto immobile di qualsiasi tipo di musica. Comincia a scrivere di musica nei primi anni 80 su Rockerilla, per poi passare a Rumore, Pulp e poi Blow Up ma insoddisfatto del meccanismo “tu manda che se piace si pubblica – ovvero scrivi bene di qualsiasi disco anche se fa schifo” cessa negli anni 90 ogni pubblicazione cartacea e preferisce dedicare le sue prose all’amico Gian sul sito di Disco Club per approdare a nuovi lidi (si spera). In mezzo lavora da trent’anni nel sociale e si arrabatta per arrivare a fine mese, specie il 20, quando prende lo stipendio che in genere gli dura tre giorni, come gli argentini di Fossati. Da un anno circa ha un programma su web radio che si intitola Freak show.