Bisogna prestare molta attenzione all’uso delle parole.

Se prendiamo ad esempio l’espressione “dio è morto”, maturata per esprimere il dolore al quale l’uomo si è sentito da un certo punto in poi abbandonato, scopriamo con sorpresa che essa non ha alcun senso.

Dio non può essere morto, giacché solo chi nasce a un certo punto muore, e non può morire chi non è mai nato.

Come mai non è nato?

Perché se fosse nato, non sarebbe dio.

Dio infatti se esistesse, non potrebbe mai essere nato, poiché la nascita che è una condizione indipendente da sé, dalla volontà del soggetto, ed è riposta ad altra volontà esterna (il genitore, ente o individuo che sia), presuppone un vuoto di esistenza precedente a tale nascita.

Dio semmai, in quanto dio, dovrebbe essere sempre stato, e in virtù di tale eternità non potrebbe mai morire.

Se anche ciò dovesse accadere, e come si è visto non sarebbe possibile, con la sua morte cesserebbe tutto, l’ognicosa, e nessuno potrebbe mai testimoniarlo, finendo tutto con lui: nessuno uomo e nessuna cosa potrebbe mai sopravvivergli per costatare e dichiarare la sua morte.

Per riassumere: dio, ammesso che esista, non è mai nato e non è morto, altrimenti noi in quanto sua creazione non lo potremmo dire.

Può sembrare un gioco di parole, ma le parole rappresentano tutto ciò che conosciamo, e implicano immagini e ragionamenti, fatti ed esperienze con le quali esprimiamo il mondo.

Da ciò deriva il fatto che se vogliamo fare sul serio, non possiamo usare parole che richiamano cose che non hanno senso compiuto, pena il vuoto delle parole.

Il vuoto delle parole ci riporta indietro, ci trascina in un tempo in cui non sapevamo nulla, neppure di esistere, quindi non aveva senso usarne. Poi abbiamo cominciato a sperimentare l’esistenza e a volerla comunicare, a volerla descrivere e raccontare anche agli altri, anche a quelli che verranno dopo di noi, quando, noi che siamo nati, saremo morti.

Per questo l’uso delle parole deve avvenire con la massima attenzione, come un bene delicato di inestimabile valore e da difendere con forza, perché ci sostenga sempre nel racconto della vita e rifletta la ricerca eterna del suo significato.

dio distribuisce l'amore, gianCarlo Onorato, tecnica mista su tavola, 1996, 120 x 210
dio distribuisce l’amore, gianCarlo Onorato, tecnica mista su tavola, 1996, 120 x 210
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gianCarlo Onorato
Musicista e scrittore fuori dagli schemi, ex leader di Underground Life. Ha pubblicato i dischi: Il velluto interiore (1996), Io sono l’angelo (1998), Falene (2004), Sangue bianco (2010, Premio Giacosa 2012); ExLive con Cristiano Godano (2014); ed i libri: Filosofia dell’Aria (1988), L’Officina dei Gemiti (1992), L'ubbidiente giovinezza (1999), Il più dolce delitto (2007), ex - semi di musica vivifica (2013). Centinaia di concerti alle spalle e un nuovo disco e un nuovo romanzo nel prossimo futuro.
  • Selfy LeClict

    Un saluto a Gian Carlo Onorato, vero mito per i giovani lombardi degli anni 80! Io ero appena nata per cui non ho potuto apprezzarlo allora, ma lo conosco indirettamente grazie ai Garage 29, gioiello trascurato dell’underground milanese anni 90, purtroppo trascurato anche da lui in favore dei forse più facili (ma cmq meritevoli) Parto delle Nuvole Pesanti. Si fanno delle scelte e la storia della musica cambia, così quella di un’etichetta. Certo la Lilium meritava maggior fortuna, come i Garage 29 del resto, ma tant’è….

  • raspamacumba

    Naaaa, i Garage 29, da quanto tempo non sento quel nome! Quanti ricordi! Eh sì, caro Giancarlo, a non averli prodotti hai un po’ toppato, eh? Tanto i già famosi Parto avrebbero comunque trovato altro, mentre ai Garage hai proprio tagliato le gambe…
    Va beh, acqua passata….

  • lady Banshee

    Ben ritrovato Gian Carlo, sei Onorato, ma al tempo non hai onorato alla possibilità
    di offrire una concreta opportunità a quell’interessante esperimento che sono,
    tuttora, i Garage 29 (li avevano accostati ai Diaframma!), preferendogli il
    Parto delle Nuvole Pesanti, bravi per carità, ma già lanciati e noti ai
    più…Peccato, un’altra occasione persa per l’asfittico panorama musicale
    italiano…

  • Truemmerfrau

    Buonasera gianCarlo, chissà, forse è l’immagine di Dio a nascere, crescere, vivere e modificarsi in noi. Ogni essere umano potrebbe avere a questo riguardo la sua storia da raccontare e raccontandola, tenere viva quell’immagine in sè, offrendola agli altri. Con questo non si può pensare di arrivare ad un “D’io su misura”, ma, al contrario, si può entrare in quell’immagine e vederne l’origine per scoprire cosa in noi l’abbia portata alla luce e cosa condivida di universale con l’immagine degli altri. Serve la precisione della parola, la lotta a volte con il/i suo/suoi significato/i e con le sue implicazioni, financo lo scontro con il limite della propria lingua, ma prima di tutto occorre amarla questa parola. Amare la parola, in questo modo, può anche significare desiderare la propria possibilità di dirsi, di raccontarsi per tenersi in vita. Come sarebbe bello se il solo esercizio della ricerca del significato delle cose potesse garantire agli esseri umani la sicurezza di fare sempre tutto al meglio nel modo migliore… ma in questa ricerca (ovvero nell’andare e nel riandare in cerca di qualcosa, il significato di quello che siamo e facciamo in questo caso, tutti noi ci ritroviamo a fare i conti con la nostra necessità incessante di aggiungere il tassello mancante… e la nostra consapevolezza di esseri erranti. Grazie gianCarlo per il fatto di offrire questo spazio di riflessione,
    cominciando da un tema tanto arduo come la ricerca ed il senso da dare alle parole e alle cose.