Ozzy, Biagio e la sindrome Citizen Kane

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In una puntata del celeberrimo reality The Osbournes di qualche anno fa, Ozzy posa per un servizio fotografico truccato e travestito da donnina del burlesque, nell’ilarità di tutto il set. Tra uno scatto e l’altro l’ex voce dei Black Sabbath commenta laconico: “Cosa si fa per i soldi…”. Al che la truccatrice gli dice: “Ozzy, ma tu sei un multimilionario!”. E Ozzy: “C###o, scusa, hai ragione”.

La scenetta mi viene in mente quando mi imbatto nell’indiscrezione secondo la quale Biagio Antonacci avrebbe recentemente espresso dei dubbi sul suo futuro di pop star, una cosa del tipo: “Non so quanto durerà, la crisi c’è anche per me, se continua così qui crolla tutto”. Frasi del genere qualche pensiero lo farebbero venire, soprattutto se pronunciate da una star del livello di Antonacci con tutto quanto ne segue, soldi in primis. E io che pensavo che essere un idolo del pop ti risolvesse la vita, che veleggiare nelle classifiche e ai botteghini dei palasport per anni e anni assicurasse una certa agiatezza a te e ai tuoi figli. Invece no: case, auto, grasso conto in banca e tutto il resto servono a poco, parrebbe proprio.

SNAFU1Per fortuna nella vita faccio tutt’altro, mi dico mentre accendo la tv. C’è Citizen Kane/Quarto potere, iniziato già da un po’. La scena è quella in cui l’editore Orson Welles/Charles Foster Kane risponde al suo interlocutore, che gli imputa le pesanti perdite del suo giornale: “Lei ha ragione, signor Thatcher, l’anno scorso ho perso un milione di dollari. Mi aspetto di perdere un milione anche quest’anno, e un altro milione l’anno prossimo. E al ritmo di un milione di dollari persi ogni anno rischio di fare bancarotta da qui a…60 anni”. Eh sì, Ozzy e Biagio, l’avete scampata bella.

 

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Glezos
Ha scritto, parlato e tradotto qui e là (da Radio Popolare a Indiscreto, da Rolling Stone a GQ). Produttore artistico, autore, cantante e polistrumentista con Ufo Piemontesi, Francesco Baccini, Zucchero, Maurizio Vandelli e altri. Ha pubblicato i libri Punk alla carbonara e Alla ricerca del Vasco perduto. Glezos è il suo vero nome e non uno pseudonimo, ma non ci crede nessuno.