Zucchero e Dino con la valigia di JB

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Dino Sarti ci aveva intitolato un libro, che sto cercando in questo periodo (qualcuno ce l’ha?): O si è bolognesi o si sa l’inglese, aveva chiosato il Noel Coward delle due torri. Andando avanti e indietro dal capoluogo felsineo, sul mio personalissimo cartellino-alla-Rino Tommasi Bologna non detiene però il record di città col minor numero di persone che parlano inglese. La memoria è un gambero, e mi torna in mente a proposito un vecchio episodio di vita vissuta. Uno di quelli veri, che restano in mente e ti fanno mormorare “io c’ero, io ho sofferto”, come declama Palantine in Taxi Driver.

Flashback. Mi trovo a casa di Zucchero a Pontremoli, abbiamo appena cenato. Lui mi sta raccontando di un suo recentissimo viaggio negli States, e mi parla disgustato di una sorta di palazzo-della-musica nel quale era stato ospite, “un posto dove in ogni stanza c’è uno seduto al piano che deve per contratto scrivere potenziali hit a getto continuo, da mattina a sera, poi le edizioni musicali li piazzano in giro… uno schifo”.

“Eh, cosa vuoi fare”, gli dico, “il mestiere è decaduto e i tempi sono quelli che sono”.

Lui: “Pensa invece ai problemi che mi faccio io, che vorrei scrivere testi con riferimenti veri alla musica nera e non sempre ci riesco, anche per colpa della nostra lingua. Lo dicevo anche lì in America: l’italiano non ti permette di tradurre il senso di alcuni simboli ‘black’. La valigia, ad esempio: James Brown canta “Papa’s got a brand new bag”, con questa immagine forte della valigia nuova del papà come simbolo blues…”.

SNAFU2Taccio, faccio un respiro profondo e conto fino a dieci. “Zucchero, scusami ma guarda che ‘Papa’s got a brand new bag’ non vuol dire ‘Il papà ha una nuova valigia’. Pare sia un modo di dire da slang che più o meno sta per ‘Il vecchio -il più anziano e navigato della compagnia o del vicinato- ha qualcosa di nuovo per le mani, una nuova storia o situazione’”.

“Davvero?”, mi fissa lui non troppo convinto.

“Sì, il senso più o meno è questo”, gli faccio.

Lui sgrana gli occhi ed esclama: “C***o, ecco perché ridevano così tanto a New York quando gliel’ho detto!”.

Una valigia nuova a Dino e a James in cielo, e qui in terra a Zucchero per la franchezza.

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Glezos
Ha scritto, parlato e tradotto qui e là (da Radio Popolare a Indiscreto, da Rolling Stone a GQ). Produttore artistico, autore, cantante e polistrumentista con Ufo Piemontesi, Francesco Baccini, Zucchero, Maurizio Vandelli e altri. Ha pubblicato i libri Punk alla carbonara e Alla ricerca del Vasco perduto. Glezos è il suo vero nome e non uno pseudonimo, ma non ci crede nessuno.
  • Massimo Poggini

    Trovo questo aneddoto davvero molto divertente. Mi è piaciuto un sacco.

  • glezos

    Grazie Massimo! Non sai quante volte mi torna in mente…come mille altri che posterò qui.