Hong Kong Underground

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Premessa: i suggeritori ufficiali di questo post sono mio figlio Alessandro e i suoi compagni di scuola local, ovvero James, Henry e Jim, puri hongkongers con nomi inglesi. Quattro simpatici dodicenni che non studiano una mazza ma in compenso stanno sempre con le cuffie appiccicate alle orecchie ad ascoltare e scambiarsi musica, ovviamente a scuola. Alessandro cerca di introdurre i suoi amici a Lorenzo, Fedez e Vasco (Rossi e Brondi) e loro gli passano i Project Ace, gruppo funky hip hop che da queste parti spopola e che andremo a vedere (plurale, sì .. lo accompagno, sarà felicissimo!) live il mese prossimo in una bettola di Kowloon che non so nemmeno bene dove sia. Oppure ci prova con i Blur e David Bowie (“mi piace però è degli anni Settanta, mamma!”, lo dice come fosse un’epoca antidiluviana .. una depressione che non posso raccontare), e loro ripassano la palla con gli Anwiycti (pronuncia: an-wic-ti), quasi glorie nazionali, i Ponyboy, ipnotici e urlanti, o con i surreali NewYouthBarbershop, genere alla Elio e le Storie Tese quindi ironici, si suppone, perché dei testi in cantonese (la lingua che si parla qui) non si capisce una parola. Non che in Mandarino (la lingua ufficiale cinese) avremmo capito di più, però è un peccato perché a guardare come se la ridono James-Henry-Jim quando li ascoltano ci sarebbe da risolverlo questo ostacolo del cantonese. Dopo mesi e mesi di bombardamento ossessivo da parte di mio figlio “e scaricati questo, e ascolta questo gruppo strumentale, e il prossimo anno voglio andare al Clockenflap”, un festival musicale che si tiene a fine novembre al West Kowloon Cultural District e che ha un ampo cartellone di spettacoli di vario genere (www.clockenflap.com), vabbe’ mi sono incuriosita e ho iniziato a indagare sui protagonisti della scena off del mercato musicale locale: ringrazio Time Out Hong Kong, che è stata la mia primaria fonte di informazioni. Ne è venuta fuori una mappa che davvero non mi aspettavo, ci sono tantissimi gruppi/cantautori/solisti giovanissimi e indipendenti che autoproducono le loro cose (probabilmente qui non è difficile). Il rock nelle sue varie forme primeggia (emo, ipnotico) molte le garage band, le sperimentazioni alla Björk, ci sono anche boyband alternative e le math-folk girls. Una geografia musicale underground enorme, che mi sta aiutando molto a capire dove sono finita, dove ho trascinato i miei ragazzi, e di quanto la musica sia parte fondamentale della cultura anche da queste parti. Ecco le band.

ANWIYCTI Many But One

Anwiycti, acronimo di A New World If You Can Take It sono Joey Pui, Edward Chiu, Eqqus Lee e Pie Wong: tre bassi e una batteria. Stop. Con il loro alternative rock sono il fenomeno del momento.

PROJECT ACE Saturday Night

I reucci del Canton Hip Hop Funk, un collettivo di sei artisti provenienti dalla Midou Music che cantano in cantonese, mandarino e inglese su basi groove. Fanno molti concerti dal vivo dove si balla molto. E i ragazzi ne vanno matti.

PONYBOY Melody 1

Dr Emo, Jimmy Drunkard, Dixon Metal, Peter Sexy Pecs Sung: prima apparizione al festival Clockenflop, nel 2013, grande successo e da allora grande seguito. Probabilmente suonano meglio di come cantano, ma l’insieme piace agli emo locali.

MURMUR A Boy & A Girl

Due ragazze e due ragazzi, si conoscono dalle elementari. La vocal è Blythe Cheung, delicata e longilinea con lunghi capelli neri e un cappello a larghe falde che tiene insieme il gruppo con il frustino. Alla batteria l’imbattibile Monsha Wong.

NEW YOUTH BARBERSHOP  放工 菊花都放鬆 (Un crisantemo può essere rilassante dopo il lavoro)

Dopo un corso di teatro umoristico, dove si incontrano, Au Yeung, Fat Jai e Showroo decidono di formare un gruppo dove musica, parole e recitazione si mescolano. Giocano con la metrica (almeno così dicono quelli che capiscono), con i luoghi comuni, con le miserie e le virtù della società moderna. E propongono un nuovo modo di vedere e pensare le cose.

PRUNE DEER 2 Days To Escape

Il loro è un heavy-ish rock cerebrale, strumentale, complesso, per niente facile. Per questo chi li ama, li ascolterebbe ipnotizzato per ore e ore. Sulla scene indie sono tra i gruppi promettenti, quattro ragazzi che non chiedono di meglio che suonare, bontà loro.

GDJYB Burn It Down

“Killer killing moralist. We should take back the land. Oblation. Sprinkless your blood”. Parlano di questioni sociali e politiche queste quattro musiciste amanti della musica popolare, che riattualizzano con le loro chitarre elettriche e che hanno appena pubblicato un EP. Il nome del gruppo viene da un piatto tradizionale, Gai Dan Jang Yuk Bang, a base di uova e maiale al vapore.

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Lucia Esther Maruzzelli
Milanese, mamma, meteoropatica, ha vissuto più di 10 anni a Bologna, lavorando per quotidiani, settimanali e mensili. Ritorna a Milano chiamata dalla Rizzoli ad Amica, dove ha presidiato la redazione attualità per 13 lunghi anni. 24 mesi fa, in una sera di plenilunio, la sua dolce metà le chiede: “ti piace la Cina?”. Nel giro di sei mesi si trasferisce con tutta la famiglia a Hong Kong, dove vive al 36esimo piano di un elegante grattacielo con vista mozzafiato sul porto, e non è affatto male. Appagata da una temperatura che non scende sotto i 10 gradi, ha riscoperto il piacere di scrivere e ha fondato con l’amica e collega Valentina Giannella l’agenzia giornalistica e fotogiornalistica Mind the Gap Hong Kong (www.mindthegaphk.com), che produce servizi dal Far East per giornali locali e internazionali. Di Hong Kong le piace praticamente quasi tutto, i lussuosi mall spaesanti, le vie puzzolenti, il Dim Sum ed è felice di avere scoperto una città tanto diversa dagli stereotipi. Una megalopoli di verde, spiagge e cemento che racconta nel blog Hong Kong Post.