Non sposate le mie figlie! Commedia scorretta di consumo

Commedia alla francese sui matrimoni misti, su misura per le ansie europee. E per l'esportazione

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Non sposate le mie figlie
di Philippe de Chauveron.
Con Christian Clavier, Chantal Lauby, Ary Abittan, Medi Sadoun, Frédéric Chau.
Voto 7 –

“ Castigat ridendo mores” l’ha inventata un francese nel ‘600. Era la frase che si scriveva sui frontoni dei teatri per dire che l’arte ridendo correggeva i costumi (Totò prendeva a schiaffi gli arabi in Totò d’Arabia e traduceva “Castiga ridendo i mori”).  Allora, ecco la corrrezione dei costumi. Tema: integrazione e tolleranza.  Il padre notaio borghese ricco di Non sposate le mie figlie tifa ancora De Gaulle, la moglie è cattolica e frequenta un pretino che sbircia l’iPad in confessionale, una delle loro figlie ha sposato un avvocato arabo, l’altra un affarista ebreo, la terza -artista quindi  pittrice indigeribile, invendibile  e fragilissima – un bancario cinese. Tutti pensano di tutti tutti i luoghi comuni razziali più ovvii: il gollista soffre all’idea che le figlie non abbiano sposato “francesi  bianchi”, la madre che non siano cattolici, i rispettivi generi ghignano del suocero gollista, l’ebreo diffida dell’arabo e viceversa, ambedue hanno antipatia per l’avanzata dei cinesi, il cinese li tiene d’occhio. Cosa manca? Che l’ultima figlia, invece di un francese brutto che lavora a Washington, desideri sposare un africano bello che fa l’attore a Parigi, ma ha una famiglia nel Benin con un padre padrone ex militare che rinfaccia alla Francia il furto dell’Africa ed è prevenuto contro i bianchi. Dimentichiamo qualcosa? Ah, sì: la madre depressa va da un analista che non ascolta e la convince a fare scemenze. La commedia comica e politicamente scorretta (oh là là!) sull’integrazione che ha incassato di più in Francia è fatta su misura per le paturnie del momento e ha la saggezza popolare delle barzellette tipo “ci sono un italiano, un tedesco e un inglese che guardano un negro e…”, quindi, come si dice, intercetta un problema. Il razzismo di tutti per tutti e la conferma di tutte le paure (i neri ce l’hanno più lungo, gli ebrei sanno fare affari, gli arabi si preparano a sostituirci e i cinesi fanno quelli distratti ma ci stanno comprando la terra sotto i piedi). La soluzione? Scoprire che si è tutti fessi potrebbe essere interessante, ma somiglia un pochino al qualunquismo. Però le battute migliori restano quelle di sempre: chiami l’arabo “Arafat”, l’ebreo “Woody Allen”, il cinese “Bruce Lee”, il nero “Bokassa” e via così.  Nuove paure? Il remake all’italiana. Cominciate a sfogliare la rosa dei nomi per le parti. Per i lettori più giovani un link su De Gaulle.  Così sanno di cosa si ridacchia

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori