Selma. Quell’ultimo ponte

Il braccio di ferro tra Martin Luther King, la destra sudista e il governo americano

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Selma di Ava DuVernay.
Con David Oyelowo, Tom Wilkinson, Cuba Gooding Jr., Alessandro Nivola, Carmen Ejogo.
Voto 8-

Selma segnò una tappa nella storia dei diritti civili. Da Selma a Montgomery si tenne una marcia guidata da Martin Luther King per arrivare ai seggi elettorali (perché, in una democrazia così avanzata, i neri potevano essere estromessi dal voto con ogni tipo di cavillo proprio davanti al seggio. E se insistevano si passava allo scontro fisico o all’imprigionamento).  Quindi una marcia in territorio ostile, nel sud degli States, con forze di polizia dichiaratamente schierate, il destro governatore Wallace che ricatta il governo di Lyndon Johnson, il presidente Johnson che chiede a Martin Luther King di non fargli saltare la scrivania con il rischio di una guerra civile, la Cia che soffia sul collo, magari con la macchina del fango su presunte amanti di King. Selma il film si incentra sulla possibilità di attraversare o no un ponte (l’Edmond Pettus Bridge) e di resistere alle provocazioni fino alla morte: e quel ponte è un braccio di ferro politico. Le enciclopedie dicono come andò a finire. E sappiamo anche quale fu il destino di Martin Luther King. Ma il film va visto. Perché? Per un serio pregiudizio: quando leggi la trama pensi: “oddiommio il  film tradizionalissimo, il biopic di educazione civica, su misura per i neri americani per portare i figli a vedere un momento di storia patria”. E lo è. Nel buio del cinema scopri che è un film su come sia necessario in politica modulare il tenere duro e il lasciar andare, che arte terribile sia e – alla luce dei tristi tg dei nostri giorni- se non altro che bella retorica sapeva tirar fuori M. L. King. E la retorica, prima di diventare una parola su cui sorridere dopo averne viste e sentite troppe, in fondo era un’arte. Comunque la lezione, buona per qualsiasi colore di pelle e di politica, è che se  un tuo problema non lo affronti tu, non devi lamentarti di averlo lasciato fare a un altro… Il film, come si sa, è arrivato nel bel mezzo della questione tra polizia impunita e giovani neri uccisi, e molti, tra cui l’interprete David Oyelowo, hanno denunciato la mancata nomination  all’Oscar  per motivi di cautela (infatti è in lizza come miglior film e miglior canzone, ma non per interpretazioni e regia). Attenti ai costumi di Ruth Carter: indistinguibili da quelli dei documenti dell’epoca.

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori