“Eravamo solo noi”, Vasco racconta Punto Radio in tre pagine su la Repubblica

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Se siete fan di Vasco e avete un euro e quaranta da spendere, correte in edicola e comprate la Repubblica. Perché dentro troverete un articolo scritto da Rossi in cui ricorda Punto Radio. Ma non un trafiletto, buttato lì tanto per: tre intere pagine firmate da Vasco, che qualcosa di così lungo forse non l’ha mai scritta in vita su. Vai avanti a leggere e ti rendi conto che sì, è proprio farina del suo sacco, quello è il suo stile, si è proprio messo davanti a un computer o a chissà che cosa ed ha riempito tre pagine di giornale.

La radio, che quando apre «abbiamo dovuto dare il numero di telefono di casa mia, e a rispondere c’era mia mamma». E poi gli altri che hanno iniziato dopo e «Red Ronnie si può anche attaccare, dai retta a me, ha iniziato un anno dopo, lui».

E poi tutta la storia, che parte nel 1972, quando insieme ad un gruppo di amici Vasco apre una discoteca e nel frattempo inizia a scrivere le prime canzoni. E cita Era vestita di bianco lo stesso, «una cosa così, era una cosa ingenua e così resterà». Poi, il 21 settembre 1975, la radio inizia a trasmettere, e «in certe zone di Bologna non arrivava perché c’era la collinetta di San Luca, in compenso si sentiva fino a Venezia». I programmi e la musica, la prima sigla che fu Jessica degli Allman Brothers Band. Fino all’estate del 1976, quando arrivano i carabinieri, mettono i sigilli e denunciano Vasco alla Escopost. Un avvocato di Genova lo difende e Rossi viene assolto: «Fu la mia prima volta in tribunale (poi dopo ce ne sono state anche delle altre)».

Ricordi di vita vissuta, «per dirne una, dentro la radio niente canne, che a Zocca ci guardavano già come matti», e la nascita dei Puntautori, fino al primo 45 giri, quel Jenny e Silvia, che «ne vendetti più di ventimila copie». Anni indimenticabili, con Vasco che gira per Modena «con un cappello in testa che sembravo Clint Eastwood», anni di grandi ospiti per le feste in discoteca, da Sandro Giacobbe a Dino Sarti fino a Renato Zero.

E poi i debiti, la crisi, l’idea di rivolgersi al PCI, «che non era mai stato il mio partito, semmai votavo socialista ché mio padre era socialista», l’epilogo. E per un ultimo un ricordo del padre, che «mi spiace che non abbia potuto mai vedere niente di tutto quello che ho fatto dopo, è morto prima».

Sì, un euro e quaranta speso decisamente bene, se siete fan di Vasco. E se non lo siete, magari è la volta che lo diventate.

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Marco Pagliettini
Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran e il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 curo il blog Atuttovasco.