Luce azzurra e astratta. McDermott & McGough. M77

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It may not always be so, 1967

Le loro immagini deturnano per quello che mostrano e per quello che dicono: per esempio, nel loro autoritratto nel labirinto, la data è 1917. La seconda data è 2010. 2010 è l’anno in cui l’opera è stata fatta. 1917 è l’anno in cui si situa. Retrodatazione. Un esperimento sul tempo. E in effetti anche l’invito all’inaugurazione di Luce azzurra e astratta era datato 16 febbraio 1915. Ma con la posta non si sa mai…
David McDermott e Peter McGough (sono nati nel 1952 e nel 1958) lavorano con la pittura, la fotografia, la scultura e i film. Con la fotografia hanno riattraversato le tecniche d’epoca: stampe alla cianotipia, alla gomma bicromatata e al platino e palladio.
Alla Galleria M77 di Milano (via Mecenate 77)  fino al 15 maggio McDermott & McCough portano Luce azzurra e astratta, loro terza personale italiana. Sono 39 fotografie in tecnica cianotipica (da cui la luce azzurra) e 19 acrilici, su carta e su tela, con manipolazioni di immagini di film anni Quaranta e Cinquanta inserite in curiose cornici pop (nell’immagine sopra, It may not always be so, 1967) potete riconoscere in cornice Suzanne Pleshette a sinistra e Tippy Hedren in una scena di Gli uccelli di Hitchcock).
Infine ci sono dei percorsi di linee in gouache che Michele Buonuomo ha posizionato tra Pollock e il cartamodello dei sarti. Questo è il loro sito : McDermott & McGough Studios

 

 

 

 

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori