Kingsman. Quasi Bond. Citato, non mescolato

007, hacker, teppisti, cavalieri della tavola rotonda, fumetti, ultraviolenza e abiti di sartoria

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Kingsman – Secret Service
di Matthew Vaughn
con Colin Firth, Michael Caine, Taron Egerton, Mark Strong, Sofia Boutella.
Voto 7/8


Prologo: durante un durissimo interrogatorio su un fronte mediorientale l’agente Lancillotto si sacrifica per i compagni. Non capiamo se si scherza o si fa sul serio. L’agente Galahad (Colin Firth) promette alla vedova che il Servizio farà di tutto per lei. Oggi: il figlio cresciuto di Lancillotto (Taron Egerton) è un teppista di periferia e ne ha fatta una di troppo. Chiede aiuto e Galahad lo toglie di galera e gli offre l’addestramento per prendere il posto del padre nel Kingsman, ovvero una sartoria nel quartiere delle sartorie di Londra, Savile Row, che scende sottoterra in una base segreta con metrò personale.  Lì Merlino (Mark Strong, lo stesso che dirigeva i servizi segreti in Imitation Game) sotto il comando di Artù (Michael Caine, l’agente Palmer di Ipcress) addestra agenti segreti “indipendenti dal governo e dalla politica” con capitali accumulati durante la mattanza della Grande Guerra. Ancora non è chiaro se si scherza o si fa molto sul serio. Comunque è la struttura di un film di 007 vecchia maniera. Prima parte: addestramento dell’incolto ragazzo di periferia a diventare gentleman e spietato agente segreto o mistico cavaliere, come preferite: tecniche di combattimento e di formazione del carattere attraverso prove. Diventa chiaro che si scherza e si fa sul serio: una miscela inquietante di ultracitazioni e ultraviolenza. È la parte divertente di un film che viene da un fumetto di Mark Millar ed è opera di Matthew Vaughn, il regista di Kick-Ass  (ricordate? il ragazzo che voleva essere supereroe ma ne prendeva  così tante che si trasformava in un uomo d’acciaio a furia di protesi. E veniva da un fumetto di Mark Millar…). Il metodo di Vaughn/Millar, diciamo così, è la dura presa per i fondelli di un genere:  per cui Kingsman è uno 007 non serio, rivisitato da uno che vorrebbe essere più duro di Tarantino. Quindi un continuo ottovolante di crudeltà, battute  e citazioni da tutti i film del genere. La citazione ossessiva- fatta in continuazione dal cattivo al buono – è: noi ci comportiamo come nei vecchi e melodrammatici film di Bond, ma questo non è quel genere di film. La battuta più divertente, visto che si parla di un film in cui si addestra qualcuno è quando l’agente Galahad chiede all’apprendista se ha visto Una poltrona per due, Nikita o Pretty Woman e il ragazzo scuote la testa, ma dice che quello che gli sta facendo l’ha visto in My Fair Lady. Avete riso? La seconda parte del film consiste nel debellare il cattivo di turno (Samuel l. Jackson): hacker, megalomane, che vuole ripulire il mondo con sim assassine gratuite e ha un’assistente con le protesi Cheeta invece delle gambe (come Pistorius), che fa quello che faceva Oddjob con la bombetta in 007 Missione Goldgfinger: tagliare a pezzi la gente. Poi c’è il finale che vorrebbe ricordare in chiave sanguinaria il caos di James Bond 007 – Casino Royale con Woody Allen / Jimmy Bond che faceva ruttini atomici. Ma a qualcosa bisognerebbe rinunciare. È chiaro che ci sarà un sequel.

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori