Vizio di forma di Paul Thomas Anderson
con Joaquin Phoenix, Katherine Waterston, Eric Roberts, Josh Brolin, Benicio Del Toro
Voto 8

L’occhio privato, il detective, è uno sfracellato, un angelo caduto. Nei polizieschi classici è la cattiva coscienza della polizia, nel poliziesco postmoderno anni Settanta di Anderson, ispirato dal romanzo del postmoderno Thomas Pynchon, il protagonista è un hippie con un piede nella normalità, sempre strafatto (ma non di eroina) e il deuteragonista è un poliziotto la cui normalità è da società dello spettacolo: ex attore di serial, vestito come un impiegato, capelli a spazzola, passo alla John Wayne, vita privata alle soglie della follia, superego e specchio del detective sballato. Poi ci sono i poliziotti corrotti, gli agenti FBI che ricordano una setta di venditori di aspirapolvere, e le donne: folli, trasognate, viziose, sessualmente quasi violente. Il libero amore degli anni Settanta sul confine della pornografia.  Le dark ladies sono un po’ tutte controfigure di Linda Lovelace. Cosa succede se metti insieme il vecchio postmoderno Pynchon e un “post-tutto” come  Paul Thomas Anderson? Un gran rispetto si diffonde nell’aria: riprese morbide e morbose, musiche psichedeliche come ricostruzione d’epoca comanda, ma mai banali, e maestose, e una struttura con tutti luoghi comuni e le magie del Marlowe di Chandler riambientate: trama così fitta da perdersi (come nel Grande sonno), supermoltiplicazione di trame laterali, e un gigantesco nucleo di innocenza che il detective rappresenta: l’ultima cosa pulita prima dell’apocalisse, che non avverrà perché una cosa pulita ancora c’è. Ma senza retorica. Bisogna essere bravi a gestire Pynchon, che cita Chandler, con musiche di un Radiohead (Greenwood), scene alla Robert Crumb, ironie alla fratelli Zucker (per ammissione di Anderson) e una coppia di svitati agli antipodi (ma speculari) come Joaquin Phoenix (detective Sportello) e Josh Brolin. La trama? Una ex del detective gli chiede di ritrovare il suo amante palazzinaro fatto sparire mentre frequentava nazimotociclisti (ma nel mezzo ci sono cadaveri che tornano, storie di infiltrati, brutti effetti dell’eroina, tresche con l’Fbi, scoperte mirabolanti e amori ritrovati). Forse però gli chiede solo di aiutarla a ritrovarsi, chissà. Non è importante. Tutti i detective cercano sempre qualcosa di diverso dal loro incarico. È come il vizio di forma del titolo: che poi nella trama viene definito vizio intrinseco. Da un punto di vista legale è quel genere di deterioramento che renderebbe un bene non trasportabile o non assicurabile. Negli essere umani potrebbe configurarsi come fragilità. Ecco perché il detective privato è un angelo caduto…

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori