Antichi monasteri d’Irlanda: quattro pezzi facili

Quattro tra i monasteri più antichi e significativi dell'Isola di Smeraldo scelti per voi, per un viaggio diverso dal solito.

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Tra le attrattive dell’isola di smeraldo, spicca la grande quantità di siti monastici sparsi qua e là per il paese. Questo a memoria di un’epoca lontana (tra V e VIII sec.) in cui molti, nel fuggire dal continente e dalle invasioni barbariche che lo percorrevano, si rifugiarono là, dove tempo addietro San Patrizio era sbarcato (a nord, a sud lo aveva già fatto San Cladàn) per cominciare l’opera di cristianizzazione che fece dell’Irlanda l’unico paese europeo dove nessun missionario fu mai martirizzato. E il monachesimo irlandese ebbe tratti inediti d’autonomia, per l’epoca. In un secolo soltanto, i monasteri si diffusero a macchia d’olio in tutto il paese; intorno a essi nacquero villaggi altrimenti prima inesistenti e negli scriptorium delle Universitas furono copiati, preservati e conservati i maggiori classici della cultura occidentale antica e anche moderna.

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L’insediamento monastico più incredibile e radicale è quello che si può ritrovare ancor oggi alle Skellig Rocks, costa occidentale della contea di Kerry. Una delle due isole, Little Skellig (sullo sfondo nella foto), è uno scoglio roccioso disabitato. L’altra, Skellig Michael, è il luogo dove i monaci del V secolo vissero in condizioni, per noi sapiens moderni a dir poco inaccettabili: inerpicati lungo uno spuntone di roccia emerso alto 210 metri, in celle ad alveare composte di pietre sovrapposte a secco. Le Skellig sono raggiungibili in battello, con le piccole barche dei pescatori del villaggio di Portmagee. Nel caso voleste vedere un bell’esempio di costruzione a secco di pietre sovrapposte sullo stesso modello delle Skellig senza lasciare la terraferma, potete fare un salto alla penisola di Dingle a visitare il Gallarus Oratory, con vista sulla bellissima Dingle Bay.

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Nel caso invece vi trovaste a Dublino e vi venisse una voglia inconsulta d’insediamento monastico, avete tre belle scelte da operare. La prima è in direzione nord, nella vicina contea di Louth: prendete la N1 e, cinque miglia a nord di Drogheda, una piccola deviazione e vi troverete a Monasterboice (Mainistir Bhuithe in gaelico irlandese), fondato nel tardo V secolo da San Buite. Fu un centro religioso e culturale importantissimo, e vi è tuttora conservata la croce celtica più bella dell’isola: la Muiredach Cross (nella foto), alta 5 metri e mezzo, che deve il suo nome ad un abate, Muiredach mac Domhnaill, che morì nel 923 e mostra numerosi e ben conservati rilievi facenti riferimento a Nuovo e Vecchio Testamento. Quando furono costruite, le croci celtiche (o High Crosses) fecero le veci delle vetrate colorate delle chiese continentali: mostrare le scene della Bibbia a un pubblico di fedeli in maggioranza analfabeti. Notevole anche la torre rotonda, del IX sec.

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Sulle rive dello Shannon, nel luogo dove le principali strade dell’epoca da est ad ovest si incontravano, attraverso le brughiere dell’Irlanda centrale fino ad Eiscir Riada, nel 545 San Ciaràn fondò il monastero di Clonmacnoise (Cluain Mhic Nóis in gaelico irlandese, significa “Tenuta dei figli di Nós”, da un’antica leggenda locale), che con l’andare del tempo diventò il maggior centro culturale, religioso e, soprattutto, politico d’Irlanda, stante l’alleanza pattuita prima coi re di Connachta e dal IX secolo in poi con i (rari) re d’Irlanda del vicino Meath. Molti dei re citati vollero farsi seppellire proprio a Clonmacnoise. Il monastero fu distrutto più volte durante l’invasione vichinga (IX-X sec.) ma ogni volta fu ricostruito, finché l’accresciuta importanza della vicina città di Athlone, nel tardo XII sec. e successivo, e la vicinanza di ordini rampanti e invasivi come francescani, agostiniani, benedettini e cluniacensi, la condannarono al disarmo. Uscite da Dublino in direzione Athlone, verso ovest. Clonmacnoise sta qualche chilometro a sud di Athlone: l’ombelico d’Irlanda, le Sette Chiese. Il Centro Visitatori interno racconta esaurientemente la storia del monastero e conserva gli originali delle croci giganti più belle del monastero.

E per terminare, per l’ultima tappa di questa breve guida ad alcuni tra i più antichi insediamenti monastici irlandesi, usciamo da Dublino in direzione sud dal quartiere di Rathmines e prendiamo la “Military Road” costruita nel XIX secoli dai militari inglesi per scendere nella sottostante contea di Wicklow a combattere i numerosi gruppi feniani della zona. Glendalough (Glènn dà Lough, in gaelico irlandese “La Valle dei Due Laghi”) sta quattro chilometri a ovest di Laragh, presso due piccoli laghi d’origine glaciale, in un pianoro dove due fiumi formano una confluenza, incastonata in una vallata a imbuto. Il sito nacque verso la metà del VI sec. per iniziativa di San Kevin, rampollo d’una nobile casata locale dedito all’eremitaggio che inizialmente soleva ripararsi e dormire in una piccola grotta situata presso la riva del lago Superiore (Il St.Kevin’s Bed).

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Ben presto la sua fama di uomo santo e probo attirò numerosi discepoli e già ai tempi della sua morte, circa il 618, era nato il grosso del monastero che verso l’inizio dello IX secolo era diventato una vera e propria Universitas monastica dotata di uno scriptorium, di una capiente biblioteca e di numerosi alloggi per gli studenti provenienti dal continente che andavano a farsi un’istruzione seria. Uno di questi, tale Gerberto d’Aurillac, diventò poi papa con il nome di Silvestro II, il papa dell’anno Mille. Il monastero raggiunse la sua massima espansione nel XII sec., sotto la conduzione dell’abate Lorcan O’Toole, poi arcivescovo e infine santo patrono di Dublino (San Lorenzo di Dublino), quando la sua superficie, tra gli edifici di culto, il villaggio contadino cresciutovi intorno, le stalle, i dormitori di legno per gli studenti e la cinta muraria, giunse a coprire un paio di chilometri nella vallata. Per quel che riguarda la conservazione dei reperti, la locazione salubre e in un luogo davvero pacifico e rilassante, è il monastero più bello di tutti. Volendo, ci scappa anche una bella passeggiata lungo i due laghi. Il monastero fu distrutto da un incendio appiccato dagli inglesi, nel 1398.

L’Irlanda non è soltanto Guinness, scogliere, torba e IRA. C’è molto, molto di più.

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Fulvio Bacci
Fulvio Bacci è nato, vive e lavora a Milano. È appassionato di storia, in particolare medioevo, e musica, cinema, lettura, basket, rugby, Irlanda e Scozia. Canta nella rock band milanese Minshara. Non è sposato e non ha figli. Si diletta di scrittura ma proprio perché non ha niente di meglio da fare. Fumatore accanito. Non ha soprannomi tranne "Ginocchio". Ha amici molto spiritosi.
  • Paola Torano

    Leggendo, sembra “vivere questo incanto”….grazie!