Tombini di ghisa? No, d’autore

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Sopra il Sotto
Tombini Art raccontano la Città Cablata
fino a gennaio 2015
Open air Milano

Dopo le bottigliette di Coca-Cola “vestite” dagli stilisti, le auto customizzate, i fornelli a gas disegnati dalle archistar, lo champagne interpretato da Jeff Koons – da noi più famoso per aver sposato Ilona Staller, che per meriti artistici – e gli snack o i gelati in “edizione limitata”, non potevano mancare i tombini firmati dai soliti noti esponenti della moda italiana.
Armani, Cavalli, Missoni, Prada, Trussardi, Biagiotti, Valentino, Ferretti e altri per un totale di 24 tombini, esposti open air nel quadrilatero della moda di Milano, fra via Montenapoleone e via Sant’Andrea, nella mostra Sopra il sotto – Tombini Art raccontano la Città Cablata. Un’iniziativa promossa da Metroweb.
I tombini, che rimarranno esposti fino al prossimo gennaio, sono carini, colorati, sgargianti. Sembrano, anche per via del formato, le vecchie copertine dei 33 giri, o frammenti di tavole a fumetti dei bei tempi di Cannibale o il francese Metal Hurlant. Anche ammesso siano davvero frutto della fantasia dei nostri creatori di moda – o forse, più correttamente, dei loro uffici di graphic design – alcuni, purtroppo, non brillano per originalità. Un po’ di pop art anni ‘70, un po’ di fumetto alternativo, un po’ di optical art. Biagiotti firma il suo tombino addirittura Futurballa (sic), Cavalli rifà il solito leopardo, Etro rispolvera la psichedelia dei manifesti musicali degli anni ‘60, Iceberg resuscita Mazinga in chiave cubista e via discorrendo.
Nel complesso il percorso è divertente e colorato, un’ottima idea per i selfies, se sarete disposti a sdraiarvi sull’asfalto, e una bella trovata commerciale – d’altronde, Salvador Dalì, artista eccentrico quanto venale, non disegnò il famoso logo dei lecca lecca Chupa Chups? – ma per favore, non chiamiamola arte.
Il mio preferito? Quello di Moschino.

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Davide Lopopolo
Diplomato al Liceo Artistico di Milano nel 1980, avrei sempre voluto fare l’artista. Ma, visto che si deve anche mangiare, mi sono inventato grafico editoriale e pioniere dei primi sistemi di impaginazione Apple, scoprendo un nuovo amore. Mi è andata bene, ho collaborato con le maggiori case editrici italiane e ora sono un art director sul libero mercato. Però il primo amore non si scorda mai, così sogno ancora di diventare un artista...