Il naufrago, una magnifica ossessione

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Il NaufragoC’è un libro che mi ossessiona da oltre trent’anni. Forse perché non l’ho capito. O forse non l’ho capito perché è stupido. La prima volta l’ho letto dopo averlo trovato frugando tra i libri dei miei genitori. Ricordo che mi affascinò molto, ma non capii il finale. La seconda volta – avrò avuto almeno trent’anni – ho ritrovato intatto il fascino dell’adolescenza, compreso il finale forse un po’ meno incomprensibile. La terza, e per ora ultima, non mi ha deluso. Per questo ho cercato di capirne di più.
L’autore, James Gould Cozzens, è un americano di Chicago nato nel 1903. Gli esordi non furono fortunati e anche in seguito – malgrado un premio Pulizer nel 1948 per Guard of Honor – non entrò mai nel gotha della letteratura americana. Se poi ci aggiungiamo che fu un critico del modernismo in favore dei valori tradizionali americani, beh, mi ha un po’ smontato.
Il Naufrago (Castaway, 1934) nell’edizione Feltrinelli del 1960 con la bella copertina di Heiri Steiner, è la breve storia del signor Lecky che, per motivi misteriosi quanto inspiegati, si ritrova – completamente solo – chiuso in un grande magazzino in cui ha a disposizione tutto il meglio che l’America possa offrire. Non è chiaro che fine abbia fatto il resto dell’umanità. Potrebbe essere svanita dopo una non meglio precisata catastrofe, oppure rapita dagli alieni. Ogni ipotesi è valida. Un po’ come nella Nube Purpurea di Matthew P. Shiel o, più recentemente, in Rumore Bianco di Don De Lillo, nei quali l’origine della catastrofe rimane senza risposta.
Attorno a sé, il signor Lecky – novello Robinson Crusoe – trova tutto ciò di cui può avere bisogno, o che potrebbe aver sempre desiderato, tanto che, senza alternative, deciderà di trasformare il centro commerciale multi-piano nella sua nuova casa. Quasi automatico in questo caso il parallelo con la critica alla società dei consumi di George Romero nel film Zombi (Dawn of the Dead, 1978). Tutto nel libro succede in piccola scala, attraverso l’esclusivo punto di vista del protagonista. Speranze, timori, demoni interiori, e un finale che sarebbe troppo crudele rivelare.
La nota curiosa, per un libro che ha avuto così scarso successo, e per un autore che ne ha avuto ancor meno, è che se ne possono ancora trovare delle copie usate sia su Amazon che su eBay.

Una scena tratta da Dawn of the Dead, George Romero 1978
Una scena tratta da Dawn of the Dead, George Romero 1978
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Davide Lopopolo
Diplomato al Liceo Artistico di Milano nel 1980, avrei sempre voluto fare l’artista. Ma, visto che si deve anche mangiare, mi sono inventato grafico editoriale e pioniere dei primi sistemi di impaginazione Apple, scoprendo un nuovo amore. Mi è andata bene, ho collaborato con le maggiori case editrici italiane e ora sono un art director sul libero mercato. Però il primo amore non si scorda mai, così sogno ancora di diventare un artista...