Rockonti: “My Generation”

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Swinging London Guitar by Carlo Montana

Ho visto e sentito  cose che non potete neppure immaginare …

C’ero quando il trascinante rock’n roll di Elvis Presley e Chuck Berry esplodeva all’improvviso mentre nel tempo arrivava l’aria fresca del beat dei Kinks e di Sonny and Cher e dopo  sono crollato nel delirio psychedelico dei Vanilla Fudge sino all’imponente muro dei Pink Floyd piazzato nella parte oscura della luna.

Sono rimasto stregato da Jimi Voodoo Hendrix, dall’amaro blues nero di John Lee Hooker e di Muddy Waters, dal verso bianco dei Canned Heat e di John Mayall, dal jazz rock sperimentale della Mahavishnu Orchestra, dei Soft Machine e dei Nucleus, quello puro e divino di John Coltrane e di Miles Davis e quello triste di Chet Baker.

Ho vissuto l’epoca fantastica dei Beatles e dei Rolling Stones  attraversando Abbey Road e passeggiando tra Carnaby Street ed Hyde Park, ho amato la voce della beat generation di Bob Dylan e quella profondamente poetica di Leonard Cohen, l’urlo potente di Bruce Springsteen ed anche quello coinvolgente dei Pearl Jam.

Sono volato nello spazio con David Bowie e ballato nei ritmi afro di Curtis Mayfield e di Fela Kuti. La fantasia mi ha condotto tra i grandi raduni di Monterey, Woodstock e Wight dove ho udito chitarre che producevano alte fiamme e percussioni che non ti lasciavano immobile e poi esausto mi sono seduto sul pontile della baia di Sausalito con Otis Redding.

Ho percepito il calore della summer of love stretto in un abbraccio tra Janis Joplin, Jefferson Airplane e Grateful Dead sotto lo splendore di un fantastico  arcobaleno e sopra di me volavano esplosivi Led Zeppelin mentre gli Who mi suggerivano di sentire, ascoltare, toccare un certo Tommy,  nel frattempo provavo simpatie per il diavolo e per il sergente Pepper mentre il povero John Barleycorn doveva morire.

Sono stato cullato dalle dolci note di Nick Drake, da quelle assolute di Roy Harper e venivo trascinato verso il sole da Grace Slick su astronavi che soffiavano contro l’impero. Contagiato da buone vibrazioni ho surfato le onde con i Beach Boys sino ad immergermi con un sottomarino giallo lottando contro i biechi blue.

Sono diventato fotografo dilettante grazie a Blow Up e mi sono cibato all’Alice’s Restaurant,  dormito al Morrison Hotel, soggiornato all’Hotel California e ad uno ad uno nei 200 motels di Frank Zappa. Poi mi sono rotolato nelle sabbie dello Zabriskie Point.

Sprofondato nei sogni del Re Cremisi, ho attraversato l’universo su di un magic bus e cavalcato prima un cavallo senza nome e poi, su due ruote, lunghe strade con Peter Fonda e Dennis Hopper, nato per essere selvaggio e per correre su ponti sopra acque turbolente e … quando la musica è finita, ho acceso il mio fuoco pensando che…  è solo rock’n roll, ma mi piace.

Immaginate cosa potrei narrare ancora della mia generazione … se solo potessi ricordare il mio nome.

Me at Woodstock Memorial Bethel
Me at Woodstock Memorial Bethel