Generazione Liga: cronaca di un anno vissuto meravigliosamente.

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L’11 marzo 2014 usciva un libro molto particolare per chi segue Luciano e il suo mondo: Generazione Liga, di Emanuela Papini.

Un libro che parla di persone, di persone che amano Luciano, e che in Luciano e nelle sue canzoni, nelle parole di cui le sue canzoni sono fatte hanno trovato una ragione, un appiglio, un motivo.

Sì perché “Si viene e si va, comunque fischiando, cantando il motivo, ci serve comunque un motivo…”

Le storie raccontate dai fan (più un inedito scritto di pugno da Luciano appositamente per questo libro) sono 16. Tutte vere, dense, profonde.

Di quelle che segnano, che rimangono. Che fanno di un pubblico “Il pubblico più bello del mondo”.

Che fanno di certi fan la “Generazione Liga”.

Emanuela: se tu dovessi descriverti, chi sei?

Sono una donna fortunata, con una bella famiglia e un lavoro che amo, una donna che vive di passioni, le due più grandi: Ligabue e il Torino.

Credo che scrivere un libro come questo ti annoveri a pieno titolo tra i fan di Luciano: che tipo di fan sei, tu? Qual è la tua storia di fan?

Non so se esistano dei canoni nei quali riconoscersi per potersi annoverare a pieno titolo tra i fan di Ligabue. A dire il vero non so se esistano dei canoni in generale. Per quanto mi riguarda credo che il bello stia proprio nell’essere tanti, ciascuno a suo modo, ciascuno diverso, ma tutti con un unico denominatore comune che ci unisce e in cui ci riconosciamo e che è la musica di Ligabue.
Per quanto mi riguarda, quello che so è che in un lontanissimo 1990 mi sono accorta che c’era qualcuno che, come dico nel libro, “le cantava proprio come le avrei cantate io” (se ne fossi stata capace). Quelle “canzoni che sanno chi sei molto meglio di te”.
E da allora non l’ho più lasciato.

Come è nato il tuo progetto? L’idea, lo spunto… da dove è venuto?

Lo spunto arriva da un episodio che mi è capitato a Campovolo nel 2005 e che descrivo nella lettera che apre Generazione Liga (che non racconto per non rovinare la sorpresa a chi  non l’avesse ancora letto!). Lì ho finalmente preso consapevolezza di quanto fossero importanti Ligabue e la sua musica nella mia vita.
E quando qualcuno o qualcosa ti fa stare bene, ti aiuta, ti viene voglia di dirgli grazie.
E siccome sapevo di non essere l’unica a volerlo ringraziare, ho pensato che mi sarebbe piaciuto farlo sapere non solo a lui ma anche a chi non è fan e non vive sulla propria pelle questo bellissimo rapporto che ci lega. Noi e lui.

Quando è partito? Ci fu un lancio del progetto sul fan club ufficiale, ma una cosa come questa non nasce dall’oggi al domani… avevi già in mente come avrebbe dovuto essere?

Nella lettera che gli ho dato quell’indimenticabile 13 febbraio 2011, qui in Teatro dove lavoro, gli dico che ovviamente per realizzare questo progetto ho bisogno di una mano da parte del Fan Club, per poter raccogliere il materiale.
E in effetti è andata così!
Abbiamo invitato sia sul barMario che su Ligachannel i fan a scrivere a Ligabue una lettera, un racconto, un episodio, una storia, qualsiasi cosa volevano che Luciano sapesse.
E da lì è partito un viaggio inimmaginabile.

E’ partito in un modo ed è finito in altro, o è finito così come doveva essere? O entrambi e nessuna delle due cose?

È partito come il desiderio di ricambiare tutto quello che io avevo ricevuto (e continuo a ricevere) da lui.
Non sapevo come avrebbero reagito gli altri fan, anche se potevo immaginarlo…
Sono arrivate tremila mail, bellissime, piene di affetto, di riconoscenza, di amore, di passione. Tremila. Sono tante.
E io, benché sapessi tutto l’amore che circola da e verso Luciano, mai avrei potuto immaginare tutto quello che ho letto e che ho visto.
È stato un viaggio incredibile, che mi ha segnata profondamente.
C’era, evidentemente, tanta voglia di dire a Ligabue, senza pudore e senza paura, che le sue canzoni aiutano, servono, “sono quelle canzoni di cui ti puoi fidare”.

Lungo il cammino verso l’uscita del libro, che percorso hai seguito? Il tuo libro parla di storie, di persone. Di storie, tutte molto speciali. Come hai proceduto?

In prima battuta ovviamente ho letto tutte le mail che sono arrivate, ho fatto una prima scrematura, poi, sulla base delle indicazioni di Einaudi, ho scelto le storie che maggiormente mi avevano colpito.
Ho incontrato i protagonisti dei racconti, li ho intervistati, ho approfondito le loro storie e un po’ alla volta sono nati i racconti di Generazione Liga.

Qual è stata la cosa più significativa che ti è successa in questo periodo?

Come dicevo prima, è stato un viaggio nell’emozione, nell’amore e anche nella sofferenza, fatto di condivisione, nuove amicizie, risate e lacrime.
E per quanto mi riguarda, posso dirti che mi ha fatto scoprire di avere una dolcezza che non conoscevo.

Avrai dovuto superare momenti di difficoltà, credo: ostacoli, incertezze. Qual è stata quella più difficile? La difficoltà più grande? E come l’hai superata?

È stato tutto talmente bello, il sogno che si realizza, che se anche ho avuto ostacoli e incertezze oggi non li ricordo.

Il libro è uscito. Raccontami la tua sensazione di quel giorno.. che cosa hai fatto? Come hai festeggiato? (se lo hai fatto… J )

Il libro è uscito l’11 marzo 2014 e ho festeggiato partecipando a una puntata di “Radiofreccia” su RTL con Luciano, in cui Pietro Casarini mi intervistò proprio su Generazione Liga. Un sogno nel sogno!

Cattura1

http://www.rtl.it/varie/Luciano_Ligabue_-_Radiofreccia_2014/

È passato un anno. Deve essere stato un anno davvero speciale: incontri, presentazioni, persone, amicizie… e in mezzo i concerti di Luciano. E prima e dopo la tua vita. Che cosa è cambiato, se è cambiato, nella tua vita?

La mia vita è rimasta la stessa, con la musica di Luciano sullo sfondo e tanti nuovi amici, nuovi affetti e tante emozioni.

C’è qualcosa che non rifaresti? e se sì, che cosa, e perché?

Rifarei tutto. Tutto uguale. Per tutto quello che ho avuto, che è stato e che continua a essere, rifarei tutto.

Qual è stata la cosa che più ti ha segnato, nel bene, durante questo anno? E quale, nel male?

Questa esperienza mi ha regalato un cuore pieno che spesso ho temuto mi scoppiasse di felicità.

Hai incontrato molte persone per questo libro. Negli incontri si dà, si riceve, ci si scambia qualcosa. Che cosa hai scambiato, con le persone che hai incontrato? Che cosa ti hanno dato?

Intanto mi hanno regalato le loro storie, o meglio le hanno regalate a Luciano. Ma anche solo fare da tramite mi ha permesso di entrare nelle loro vite e, oggi, di farne parte.
Spero di aver ricambiato la loro fiducia e il loro affetto.
Loro si sono dati con abbandono, per usare un termine che utilizza Ligabue nel pezzo che ha scritto per Generazione Liga, e io, a mia volta, a loro mi sono abbandonata.

Hai fatto molte amicizie, i fan ti conoscono e ti riconoscono. Questo è credo una bella sensazione. O no? Parlami di questa nuova dimensione tra te e gli altri fan.

È sempre bello conoscere nuove persone, scambiarsi emozioni, è un po’ quel “porta la tua vita che vediamo che succede a mescolarle un po’”.
E a me mescolarmi piace parecchio!

Olimpico

30 maggio 2014 Roma, Stadio Olimpico, aspettando Liga.

Tra le persone che hai incontrato, è nata qualche amicizia? Sulla base di che cosa? Che cosa fa scattare la scintilla di un sentimento come quello dell’amicizia, tra tutti gli incontri quotidiani di ognuno, e tuoi in particolare?

Per rispondere a questa domanda ti cito un pezzo tratto da Generazione Liga:
“Fra le migliaia di lettere, molte raccontavano storie di amicizia, nate sul Bar, ai concerti, su Ligachannel. E leggendo mi sentivo piuttosto scettica. Io, che gli amici me li sono scelti con il tempo, affido all’amicizia un ruolo importante. Pochi veri amici, su cui so di poter contare. Persone che stimo, di cui mi fido completamente, a cui sono pronta a regalare molto di me. Mi sono spesso chiesta, mentre leggevo quelle storie, come fosse possibile instaurare dei legami profondi con qualcuno che non hai mai nemmeno visto. Non ho la risposta, continuo a non sapere come sia possibile, ma oggi, grazie a Claudia,  so che succede”.

Con questo libro hai potuto, e dovuto, necessariamente confrontarti con lui. Com’è stato vivere questo rapporto professionale? Che ricordo hai di questa credo bellissima esperienza?

Posso solo dire che ho trovato conferma di tutto quello che ho sempre pensato e sperato di trovare. La coerenza tra il cantante e l’uomo.

Come è nato il titolo del tuo libro?

Mi piaceva l’idea di dare un’accezione diversa al termine generazione, che normalmente ha un significato temporale/cronologico. Qui invece è una cosa completamente diversa: parliamo di una generazione trasversale, legata dal riconoscersi nelle canzoni di Luciano Ligabue.

Che cosa fa dei fan di Luciano “Il pubblico più bello del mondo”?

Io non lo so se siamo il più bel pubblico del mondo, ma se lo chiedi a me è ovvio che, facendone parte, ti dico di sì e te lo dico con grande orgoglio.
Quello che so è che siamo un gran bel pubblico, senza fare paragoni. Siamo un pubblico in cui “l’amore è in circolo un bel po’”. Magari non siamo i più belli, siamo sicuramente speciali.
Perché il primo a essere speciale è lui.
E perché si è instaurato un rapporto di scambio e gratitudine reciproca tra noi e lui. Come mi piace dire: “un darsi e un aversi”.

Che cos’è e come nasce “Generazione Liga”?

Generazione Liga è un libro che nasce come la testimonianza di amore reciproco e reciproca gratitudine tra noi e lui e che è diventato il ritratto di un pezzo di Italia che, per me, valeva la pena raccontare: persone che amano, sognano, soffrono, rischiano, sicuramente qualche volta perdono ma continuano a provare e alla fine vincono.
Come dico nel libro: “Dentro ogni storia c’è coraggio, sofferenza, allegria, amore e fatica. Ma soprattutto voglia di farcela, fiducia, speranza.”
La Generazione Liga è quella che tiene botta e continua a sognare!

Hai dovuto scegliere tra tante, tantissime storie Scegliere non sarà stato certo facile, ma scegliere hai dovuto. Che criteri hai usato? Sulla base di che cosa hai scelto?

Ho dovuto scegliere perché, come dicevo, l’editore tra le varie possibilità che avevamo, vista la qualità e la quantità del materiale, ha optato per una raccolta di pochi e approfonditi racconti.
Dopodiché ovviamente la scelta l’ho fatta sulla base del mio sentire, ma quello che spero è di aver scelto delle storie in cui, anche chi non è entrato a far parte del libro, si sia potuto riconoscere.
E mi ha fatto molto felice che in questi mesi in tanti mi abbiano scritto per dirmi proprio questo.
Vorrei cogliere questa occasione per dire grazie a tutti quelli che hanno avuto voglia di raccontarsi e di regalare a Ligabue e, indirettamente a me, un pezzo della loro vita.
Anche chi non fa parte di questo libro ha comunque contribuito in qualche modo a farlo nascere.
Avrei voluto portarli tutti con me ma non mi è stato possibile, allora vorrei che sapessero tutti che io sono loro molto grata.

Il tuo libro è ancora in giro per presentazioni; come nasce un evento come questi? Che sensazioni porta, che esperienze?

Per chi come me non scrive di professione, sono tutte esperienze nuove, quindi emozioni mai provate.
Trovo ancora incredibile e meraviglioso che a qualcuno venga voglia di venire a sentirmi raccontare di questa generazione Liga, che si interessi, che si emozioni insieme a me.
È anche l’occasione per conoscere finalmente persone con cui magari si è in contatto nel mondo “virtuale”, come il barMario, Facebook ecc,

C’è stata una presentazione che per un motivo o per un altro ricordi particolarmente?

Diciamo che la prima volta non si scorda mai, quindi Orio Litta è stata speciale, perché era la prima volta, appunto, perché era organizzata da una cara amica, consigliere comunale e anche lei fan di Ligabue e perché il giornalista che mi ha intervista era un certo Massimo Poggini che credo tu conosca.
E poi, senza nulla togliere alle altre, devo dire che presentare Generazione Liga al Museo ItaloAmericano di San Francisco è stato uno dei momenti più belli e gratificanti della mia vita.

Orio Litta

La presentazione a Orio Litta, con Massimo Poggini

San Francisco

L’avviso della presentazione di Generazione Liga  al Museo ItaloAmericano di San Francisco.

La tua famiglia, i tuoi amici di sempre. Come hanno accolto, come hanno vissuto questa tua esperienza?

Hanno gioito con me, sono felici per me e, ovviamente, la mamma che è sempre la mamma (ed è fan di Luciano) è molto orgogliosa!

Come hai detto loro di quello che andavi a vivere, che andavi a creare?

Chi mi sta vicino ha seguito sempre, passo dopo passo, tutto quello che mi stava succedendo, a partire da quella notte del 13 febbraio, quando per la prima volta nella mia vita svenni lunga e tirata in bagno, sbattendo la testa contro l’ormai leggendario “mubilet dal cess”.

Generazione Liga, un anno dopo: in sintesi, cosa rifaresti e cosa no?

Rifarei tutto.

Emanuela Papini, un anno dopo: se potessi chiedere, o dire, una cosa a Luciano…

A Luciano vorrei dire che sono profondamente orgogliosa di lui,  che venticinque anni fa non potevo fare scelta migliore e, ancora una volta, che senza di lui la mia vita  non sarebbe stata la stessa.
Se posso dirlo con le parole di un suo collega, gli dico grazie perché “hai preso la mia vita e ne hai fatto molto di più”.

IoE per finire… sei pronta per altri giri?

Naturalmente: “sempre pronta, sempre ingorda…”!

Ho avuto il piacere di conoscere Emanuela nei tempi immediatamente prima l’uscita e la lavorazione del libro. E’ una donna vitale, solare, con mille interessi, a cui piace la vita. Tra i fan è una persona conosciuta, che però non ha perso il carattere allegro e franco che la contraddistingue.

E’ stato un gran piacere per me potervela raccontare un po’, e poter approfittare di questo primo anniversario di “Generazione Liga” per fare con lei un bilancio, un resoconto,  un piccolo riassunto di tutto ciò che questo libro così particolare si è portato dietro e ha significato nella vita della sua autrice, in quella di chi vi ha partecipato, in quella di chi lo ha letto, anche.

Qui trovate il link della pagina Facebook  di Generazione Liga.

https://www.facebook.com/generazioneliga

Generazione Liga, di Emanuela Papini, è edito da Einaudi.

 

Tuttolibri

Classifica Tuttolibri (La Stampa), 22 marzo 2014

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Chimena Palmieri
Sono Chimena Palmieri, classe 1963. Ho un diploma di Ragioneria, una Laurea in Sociologia, un lavoro presso l’Università Politecnica delle Marche. Ho un figlio, Francesco; ho amici, molti interessi e poche passioni. Sono nata a Castelfidardo, cresciuta a Numana, vivo ad Ancona: tutto in 30 chilometri, perché “Credo che la voglia di scappare da un paese con 20000 abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso e credo che da te stesso non ci scappi neanche se sei Eddie Merx”.