Blackhat
di Michael Mann
con Chris Hemsworth, Wei Tang, Viola Davis, Ritchie Coster, Holt McCallany
Voto 7 


Qualcuno manda via internet un segnale che distrugge l’impianto di raffreddamento di una centrale nucleare in Cina e le quotazioni della soia alla borsa di New York. il “Black Hat” (cracker, hacker “cattivo”) che l’ha fatto, minaccia disastri nucleari ed economici. L’Fbi, su segnalazione di un ex hacker, ora capitano dei servizi speciali cinesi preposti a internet, recupera dalla galera l’hacker Hathaway condannato a 12 anni per falsificazione di carte di credito. In fondo, il codice che ha stravolto i due sistemi, era stato scritto da loro due. Chi l’ha usato? Parte un’indagine, equamente divisa tra ticchettare di dita sulla tastiera e colpi di armi automatiche in giro tra l’America e l’estremo Oriente. Diciamolo subito, è un film di Michael Mann, sul malinconico dolore di uomini duri che si battono per ideali antichi: la macchina da presa sta letteramente sul collo e negli occhi dei protagonisti (quando non insiste a girare come un microscopio elettronico nelle schede madri), la musica è malinconica e maestosa, notturna, le scene d’azione coreografate come solo Mann sa fare senza trasformare tutto in un baraccone di effetti speciali da videogame. L’arredo urbano è usato come un corpo. I colpi d’arma da fuoco e gli scontri sono “carnali”. La novità -o il difetto- in un film così,  visto che ormai l’idea dell’hacker buono ha preso il posto di quello che una volta era lo specialista o il commando militare finito su una brutta strada, è che l’hacker Hathaway di Chris Hemsworth sembra più a suo agio con l’hardware da galeotto (cacciaviti) che col software, e la sensazione è che i suoi passaggi col codice a Mann interessino poco e spesso siano tirati via. Ergo, gli hacker si astengano dal valutare se un RAT (remote administration tool) possa funzionare davvero così o no. A Mann sta più a cuore la love story ruvida tra l’hacker e la ragazza cinese specialista in reti (ma per le reti che “buca”, potrebbe anche essere una specialista in calligrafia) e forse ha mancato l’occasione di un film politico sulla guerra (quella sì quotidiana) tra Usa e Cina in rete (per non parlare della cyberguerra dell’Isis) per infilarsi in una trama da 007 contro il solito mentecatto che vuole rubare il mondo, però risolta a modo suo, come L’ultimo dei Mohicani. Ipotesi fantasiosa. Quando vedi Hemsworth alle prese con un computer pensi che, più che penetrarlo col codice, stia per aprirlo a martellate. Possibile che quando hanno spiegato a Mann che in rete si può viaggiare anonimi con il software Tor, abbia scelto Hemsworth perché aveva fatto Thor?

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori