Suite francese. La chimica dell’attrazione

Lei francese e infelice, lui tedesco e musicista. Lui è l'occupante, lei l'occupata. Dal romanzo di Irène Némirovsky

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Suite francese
Di Saul Dibb
con Michelle Williams, Kristin Scott Thomas, Matthias Schoenaerts, Sam Riley, Ruth Wilson
Voto 6/7


Lui, lei e la Storia. E un grande affresco, Suite Francese, il romanzo di Irène Némirovsky da cui il film è tratto. Lucile – Michelle Williams – vive con la suocera, madame Angellier – Kristin Scott Thomas, di insuperabile perfidia – nella campagna francese, in attesa di ricevere notizie dal marito, prigioniero di guerra. L’ambiente è soffocante: madame A. è terribile e fa da degno contraltare a un contesto di provincia, “piccola” e retriva, fatto di delazioni, tradimenti e pettegolezzi. Mentre la sua esistenza scorre lentamente ma al sicuro, considerati i tempi, Lucile assiste al grande esodo dei parigini verso la sua cittadina – descritto superbamente nel libro, appena accennato nel film – e all’arrivo dei tedeschi – la Francia ha perso, sono gli anni del governo di Vichy ad opera del famigerato maresciallo H.P.O. Pétain. E nella sua vita irrompe Bruno, ufficiale tedesco destinato dal comando militare ad alloggiare con le due donne. A unirli, più che le note – lui è un raffinato compositore, lei suona il piano, a dispetto della suocera – sarà la chimica dell’attrazione. I due consumano poco o niente ma gli sguardi, lo sfiorarsi leggero, il mettersi vicini vicini senza toccarsi sono i momenti più belli del film di Saul Dibb che già con La duchessa ci aveva fatto a tratti sognare (grazie anche agli ottimi costumi di Michael Carlin). Intorno a loro, occupazione, fucilazioni, deportazioni e fughe. L’amore non trionfa, non può, ma è bella la sua costruzione.

Ps. Vale la pena ricordare – e anche i titoli di coda lo fanno – la storia del libro. Irène Némirovsky scrisse Suite francese a mano, con scarsità di inchiostro e su carta di guerra, nel 1942, a Ivry, dove era sfollata con il marito e le due figlie. Deportata ad Auschwitz, dove morì nel luglio dello stesso anno, lasciò il manoscritto in una valigia che le due figlie, Elisabeth e Denise, portarono con loro durante la fuga e conservarono per cinquanta anni, senza riuscire a leggerlo perché troppo doloroso. Fino al 1990, quando Denise lo trascrive e lo pubblica in Francia nel 2004. Tradotto in 38 lingue, il libro ha venduto due milioni e mezzo di copie.

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Mariatilde Zilio
Nata a Bergamo, laureata in Filosofia, giornalista. Vive a Milano dove lavora (ad Amica, Rcs). Su Spettakolo.it non troverete mai un suo pezzo su Woody Allen: è di parte perché lo adora, anche nelle sue cose peggiori.