Dopo Prince Avalanche, David Gordon Green torna a girare nella sua cara provincia rurale americana con questo Joe, adattamento dell’omonimo romanzo di Lerry Brown del 1991. Un atmosfera presa in prestito da Faulkner incornicia una storia di redenzione: Joe Ransom, rude ma buono di cuore, cerca di lasciarsi alle spalle un passato cupo. L’occasione per redimersi si presenta quando in paese arriva il quindicenne Gray che cerca lavoro per sé e per il padre ubriacone e violento. Joe li assume e prende il giovane sotto la sua ala, diventando la sua vera figura paterna e cercando di farlo maturare.
Joe è dramma di personaggi tragici, abbandonati, tormentati. Una povertà e uno squallore che entra nelle viscere e spinge a commuoverti per la grande umanità che riescono a conservare  Gary e Joe in questa desolazione che sfocia nella cattiveria umana più profonda, salvo poi pentirsi a giochi fatti (la scena del bacio sulla testa al cadavere dice tutto). Joe la rabbia che monta la conosce, l’ha toccata con mano, ma è un personaggio troppo buono e troppo forte per abbandonarsi ad essa. A differenza del padre del ragazzo, resiste e reagisce, e trova proprio in Gary la spinta per farlo. Buona la prova di Nicolas Cage (Joe) che in stato di grazia dimostra come supportato da un buon film riesca a fare la sua parte. Ci mette del suo anche Tye Sheridan che nel ruolo di Gary si conferma un attore promettente. Funziona la trovata della struttura circolare: il film si apre e si chiude con il figlio che parla ad un personaggio inquadrato di spalle… Contenuti e esiti delle conversazioni agli antipodi. Apprezzabile anche la trovata degli alberi piantati che rappresentano nuova vita.
Il limite del film è quello di adagiarsi troppo sull’archetipo del personaggio rude ma pronto a mostrarsi moralmente integro per fare da tutore allo sfortunato bambino di turno. Lo scarto rispetto ad altri film di questo tipo è dato dal fatto che se da una parte il ragazzino si libera dei fantasmi della sua vita, dall’altra c’è la sconfitta di un padre e di una comunità texana ai margini del sogno americano, sull’orlo del fallimento, che implode su se stessa.
Un film da recuperare in DVD, per una serata non spensierata ma per certi versi “formativa”…

CONDIVIDI
Simone De Vita
Nasce nel lodigiano nel 1986, ottiene una laurea Magistrale in Lettere Moderne, scienze della letteratura, teatro e cinema. Scrive racconti, poesie, canzoni, e cerca di farlo con uno stile proprio... Perché come disse lo zio Buk , "Lo stile è una risposta a tutto."