Rockonti: Dear Doctor

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Mi  chiamo George Bailey e sono di Dartford, una piccola cittadina nel Kent a 30 chilometri da Londra. All’ epoca in cui accadde quanto vi sto per raccontare, ero un giovane dottore generico, un medico di famiglia. Avevo ereditato lo studio di mio padre, ormai in pensione. In questo paese c’erano molte fabbriche e la gente si ammalava prevalentemente di bronchite o tutt’al più qualche influenza. Le estati erano molto calde e gli inverni molto freddi. Il lavoro non mancava mai, ma per le malattie più gravi, tutti preferivano recarsi a Londra.

Fuori dalla porta dello  studio c’era appeso un cartello di legno, intagliato e verniciato da mio padre, con scritto: “Oh Help me, please Doctor”, una specie di invito ad aver fiducia nel proprio medico e ad avere anche un po’ di pazienza.

A Dartford non vi erano molti svaghi: qualche pub, un paio di cinema, che fungevano principalmente da teatrini per qualche concorso di bellezza o musicale, anch’io vi avevo cantato con il coro della parrocchia, ed inoltre qualche piccolo parco dove si poteva praticare dello sport, vicino al fiume Darent.

Come dicevo, all’epoca facevo il medico e, la maggior parte delle volte, andavo io a casa dei pazienti. Per farlo, mi recavo in bicicletta, per risparmiare e fare un po’ di moto.

Era la primavera del 1955, non ricordo il giorno, probabilmente la prima settimana di aprile, quando mi telefonò Basil. Basil era insegnante a Dartford; anch’io avevo frequentato la sua classe e mia madre andava da sua moglie Eva, parrucchiera, a mettersi a posto i capelli. Quindi dicevo che mi aveva chiamato Basil Jagger chiedendomi di andare da loro perché il figlio Michael non stava bene e lo aveva tenuto a casa da scuola.

Abitavano in una casettina, modesta ma ben tenuta, non molto lontano dal mio studio. Inforcai la bicicletta e con la borsa dei miei strumenti a tracolla, mi indirizzai verso casa Jagger. Era una tiepida giornata, ma il cielo si stava oscurando per via di qualche nuvola minacciosa.

Basil ed Eva Jagger mi vennero ad accogliere all’ingresso e dopo i rituali convenevoli mi condussero nella stanza di Mick, così lo chiamavano tutti. C’erano due letti, ma il fratellino di Mick, Chris, era a scuola. Sopra il letto un quadretto con la foto di famiglia ed un altro con l’inseparabile amico Keith, compagno di scuola, ritratti mentre si atteggiavano da musicisti. Keith Richards, non avendo fratelli e non andando d’accordo con il padre, si era attaccato parecchio a Mick.

Mick aveva un’aria strana. Un po’ depresso ed un po’ assonnato. Il viso era smunto e le labbra piuttosto gonfie. Era un ragazzo di dodici anni, in pieno sviluppo fisico, ma da quando lo conoscevo, era sempre stato gracilino.

Mi sedetti sul letto e gli misi una mano sulla fronte, decisamente calda. A quel punto estrassi, dalla borsa dei miei attrezzi, una minuscola tavoletta e chiesi gentilmente e dolcemente a Mick di mostrarmi la lingua.

Mick sbuffò, poi aprì lentamente le rosse e grosse labbra ed iniziò a far uscire la lingua, molto rossa anche lei. Adagio, centimetro dopo centimetro, lentamente, altri centimetri… ed altri ancora.

Scattai in piedi impressionato, anche i genitori di Mick lo erano, e mi misi ad urlare… “Ma questa… è… la lingua… dei Rolling Stones”…

Da quel momento la mia vita non fu più la stessa, ma credo neppure la vostra.

“Oh Help me, please Doctor…”

 

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Massimo Bonelli
Ex Direttore Generale della Sony Music, ha trascorso 35 anni nel mondo del marketing e della promozione discografica, sempre accompagnato da una grande passione per la musica. Lavorava alla EMI quando, in un periodo di grande creatività musicale, John Lennon, Paul McCartney e George Harrison hanno iniziato produzioni proprie di alto livello e i Pink Floyd hanno fatto i loro album più importanti. Sino a quando, con i Duran Duran da una parte ed il punk dall’altra, è arrivato il decennio più controverso della musica.In CBS (più tardi Sony), ha contribuito alla ricerca e al lancio di un numero considerevole di artisti, alcuni “mordi e fuggi” come Spandau Ballet o Europe, altri storici come Bob Dylan, Bruce Springsteen, Cindy Lauper, Franco Battiato, George Michael, Claudio Baglioni, Jovanotti, Pearl Jam, Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia e tanti altri…Si fatica davvero a individuare un artista con il quale non abbia mai lavorato, nel corso della sua lunga vita tra pop e rock.