N.M.T.B., Steve Strange.

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Londra 1977. Il biondo nella foto è Steve Strange. La ragazza a destra è Tracie O’Keefe, famosa amica/fan dei Pistols (alle spalle spunta Paul Cook, drummer del gruppo). Sono i giorni della sua breve gloria mediatica: fotografatissima ovunque, si gioca il titolo di Pinup-Del-Punk con leggende d’epoca come Sue Catwoman, Jordan e Debbie Juvenile Wilson. Tracie non sa che è già ai titoli di coda: un cancro la stroncherà un anno dopo alla criminale età di 18 anni. Al suo funerale Malcolm McLaren si presenta con una corona di fiori con la scritta ‘Never Mind The Bollocks, Tracie’ e una troupe cinematografica per filmare le esequie. Permesso negato dalla famiglia: va bene tutto, Malc, ma questa era un po’ greve.

Tu, Steve, avevi dovuto aspettare un paio d’anni per averne una fetta, di gloria. Basta con le foto nelle gay disco e con la fortuna da due sterline che ti bacia quando tutto quello che sai fare è l’eccentrico. Basta con le door selection al Blitz e al Camden Palace (hey Steve, t’ho visto tra il pubblico a un concerto degli Adverts quando si chiamava ancora Music Machine ed era molto meglio, adesso lo puoi ammettere anche tu). Quando spopolavi con ‘Fade To Grey’ avevano iniziato a pensare che non ti saresti tolto dai piedi facilmente: avresti fatto, disfatto e strepitato, ma non saresti uscito dall’occhio pubblico così presto. E invece.

Adesso riderai, ma passavamo le notti a dire ai new romantics che eri stato un punk-con-safety-pin, che avevi formato una band con Chrissie Hynde, i Moors Murderers, ovvero la coppia assassina dei sixties Brady/Hindley, che oltre ai Pistols ispireranno anche gli Smiths, a partire dal nome. E loro a dire no, ma cosa cazzo dici, guarda che Steve non c’entra un fico secco con quella roba da pezzenti di strada. Riuscivi a trascinarci in una idiotica diatriba a distanza con dei cloni impresentabili di Tony Hadley. Ricordi la guerriglia urbana fuori dall’Odissea 2001 quando gli Spandau tentarono di esibirsi per la prima volta a Milano?

Stasera ho tirato fuori ‘Punk – The Early Years’, il documentario. Ti ho riguardato ancora, pre-Visage, giovanissimo e biondo come nella foto con Tracie, mentre racconti: “All’inizio lo facevamo per scioccare la gente. Spille da balia, gli occhi truccati pesante… era fantastico perché nessuno lo faceva, una cosa del genere non si era mai vista. La cosa che mi piaceva di più era il trucco: bianco da una parte, verde dall’altra, effetto piastrella. Avevo tre catene attaccate tra il naso e l’orecchio, e una sera in un locale vado in bagno e vedo questi cinque tipi che mi guardano male. Faccio per uscire, e uno mi si pianta davanti e mi fa: “Dove cazzo credi di andare?”. “Torno a ballare”, gli dico. “Non credo proprio”, ringhia lui, e mi risbatte dentro il cesso”.

Anni dopo, all’apice dei Visage, la rivista per poppettari britannici Flexipop pubblica un tuo questionario nella rubrica Lifelines. Qualche risposta fa pensare.

Il mio peggiore lato: Ho la sbronza cattiva.

Il mio migliore lato: Il carattere dolce.

La peggiore cosa che ho fatto: Unirmi alla mia prima band, i Moors Murderers.

La migliore cosa che ho fatto: Uscire dai Moors Murderers.

Cosa detesto: Lavare; stirare; le ragazze con lo smalto delle unghie scrostato con addosso una valanga di profumo che ti impesta la stanza anche dopo un’ora che se ne sono andate.

Film preferito: ‘Morte a Venezia’.

Disco preferito: ‘Love Bandit’ di Kenya Collins (qualcuno ce l’ha oltre a Steve, me e altri due? nda)

Il mio momento memorabile: ‘Fade To Grey’ al n.1 in classifica in Germania.

Band preferita: Nessuna.

Come descriverei me stesso: Sbadato, furbo, vanitoso, fedele, intelligente.

Ambizione: Fare l’attore.

Il migliore aspetto dell’essere famosi: Non saprei.

Quello peggiore: La gente si aspetta troppo da te.

 

Forse ti aspettavi troppo anche tu. Magari non il morire così presto -d’accordo, non giovanissimo come nella foto, ma a 55 anni è criminale andarsene. Poi scorrono le immagini dei video, il Blitz, Top Of The Pops, l’ascesa e discesa, Sharm El Sheikh, i vecchi ragazzi degli anni ’80 con le corone di fiori, e tutto sfuma in grigio.

Never mind the bollocks, Steve.

 

 

 

SNAFU9

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Glezos
Ha scritto, parlato e tradotto qui e là (da Radio Popolare a Indiscreto, da Rolling Stone a GQ). Produttore artistico, autore, cantante e polistrumentista con Ufo Piemontesi, Francesco Baccini, Zucchero, Maurizio Vandelli e altri. Ha pubblicato i libri Punk alla carbonara e Alla ricerca del Vasco perduto. Glezos è il suo vero nome e non uno pseudonimo, ma non ci crede nessuno.