Il Tracciatore, il ritorno di Mark Knopfler

Ottavo album solista per il chitarrista-cantante-compositore. Disco che mantiene un mood folk un tantinello risaputo, con belle ballate che sanno un po' di Dire Straits, un po' di Notting Hillbillies e un po' di colonna sonora

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di Mark Knopfler
Virgin Emi
Voto: 5 e 1/2

Eh sì. Mark Knopfler è sempre Mark Knopfler. Un marchio di garanzia, per chi ama svisceratamente il fondatore dei Dire Straits e sa che cosa può (e deve) aspettarsi da lui. Le atmosfere di questo disco, tanto per dire, sono state espresse con un mood dichiaratamente malinconico con cui lo stesso autore ha presentato l’ultimo lavoro:

“Il titolo del disco mi è venuto in mente cercando di trovare una mia strada lungo i decenni. Guardando da fuori il tempo trascorso, le persone, i posti, le cose del mio passato e il processo di tracciare come si registrano le canzoni in studio”.

Decisamente, sì: il disco mantiene una linea folk molto dolce e melanconica un tantinello risaputa, con tante belle ballate che sanno un po’ di Dire Straits, un po’ di Notting Hillbillies e un po’ di colonna sonora di film con uno spruzzo di ambientazione celtica. Per dirla tutta, un pezzo molto Straits c’è: Beryl, e l’attacco è tutto Sultains of swing; peccato che il resto del brano si afflosci appena terminato il riff. Ed è questo, il principale difetto di un disco suonato benissimo da bravi musicisti ma con composizioni che sanno troppo di già sentito, un po’ ripetitive e a volte anche eccessive per durata.

Unknown

Il disco si lascia comunque ascoltare e cammina sulle proprie gambe, certo, e questo perché la classe di Knopfler non è acqua e lo fa camminare; ma, diamine, non si stacca mai da terra. E’ come se ci fosse ancorato e tutti i tentativi di sollevarsi fossero sistematicamente soffocati da un eccesso di patinatissima-dolcezza-a-tutti-i-costi davvero controproducente. Non che il sottoscritto pretenda che Mark Knopfler scriva ancora canzoni alla Solid rock o improvvisamente si dedichi a comporre brani death metal o scimmiotti i Blink 182; questo è il suo stile, quello che offre il di lui convento e sono sicuro che chi già ama Knopfler, certamente lo amerà ancora di più. Personalmente, sono dell’opinione che la rumba di Lights in Taormina, con quelle chitarre così Blue Hawaii e quella fisarmonica “Così Tipicamente Italiana”, gridi vendetta al cielo. Opinione personale e del tutto opinabile, ovvio. Non me ne farò sicuramente una croce.

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Fulvio Bacci
Fulvio Bacci è nato, vive e lavora a Milano. È appassionato di storia, in particolare medioevo, e musica, cinema, lettura, basket, rugby, Irlanda e Scozia. Canta nella rock band milanese Minshara. Non è sposato e non ha figli. Si diletta di scrittura ma proprio perché non ha niente di meglio da fare. Fumatore accanito. Non ha soprannomi tranne "Ginocchio". Ha amici molto spiritosi.