“Invece le canzoni non ti tradiscono.” M’abituerò

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“Invece le canzoni non ti tradiscono. Anche chi le fa può tradirti, ma le canzoni, le TUE canzoni, quelle che per te hanno voluto dire qualcosa, le trovi SEMPRE lì, quando tu vuoi trovarle. Intatte. Non importa se cambierà chi le ha cantate. Se volete sapere la mia delle canzoni, delle vostre canzoni vi potete fidare.”

Questo dice Bruno in Radiofreccia.
Bruno, cioè Luciano.
Anzi, Luciano ai concerti dice di più.

Dice che le canzoni non sono di chi le canta, ma di chi ne ha bisogno, e le fa sue.

Questione di interpretazione, e ognuno ha la sua canzone, il suo sentire, il suo significato. Ci sono canzoni di Luciano che restano inequivocabili ai più, sia pure con qualche distinguo. Altre che secondo me sono state completamente travisate. Altre che per loro stessa struttura, o sfumature di testo, si prestano a molteplici sottendimenti, significati.

Prendiamone una. M’abituerò.

È uscita con Campovolo. Ho adorato la canzone, il video ufficiale.

 

E ho perso ore a cercare di capire, di sentire, per sapere. Sapere se dopo quel M’abituerò ci sia un punto, un punto esclamativo, o un punto interrogativo. Lì e alla strofa del “quasi mai, quasi mai, quasi, mai”

Perché sei tu che decidi la punteggiatura, a seconda del tuo sentire.

Metti un punto?

E allora sei deciso, fermo. Rassegnato forse, ma la parte peggiore è passata, amen.
M’abituerò. Punto. Sarà dura, o forse non lo è già più, ma l’importante è che io sia nella fase del dopo. Sono già oltre, non mi tocchi, non più di tanto, non più. M’abituerò. Quasi mai, quasi mai, quasi. Mai. Ciao, è così, non c’è altro da dire.

Metti un punto interrogativo?

E allora ci sei dentro. E non sai se e quando ne esci. Stai lì e te lo chiedi, e forse non te ne frega proprio di uscirne, che quello che vuoi è sopravvivere, al momento.

Che tutto quel che hai è quell’andare e andare chissà dove, che davvero se ti volti hai paura di vedere il nulla, e la notte è lunga, e il giorno non viene, e il ricordo ti spezza il fiato. Che è una domanda a non sai nemmeno tu a chi fai, ma che ti sta così dentro e fuori e tutto intorno che non farla significa scoppiare. M’abituerò? Quasi mai, quasi mai, quasi…mai?

Ti viene meglio poggiarci un punto esclamativo?

Bene. Sei uno che lotta, un giocatore.

Schermata 2015-02-16 alle 22.06.42Che sia un bluff o una sfida, che tu ne sia convinto o meno, l’importante è dirlo, con quella luce negli occhi che ammazzeresti il mondo, che gli farai vedere, oh se gli farai vedere! Anche a te stesso lo farai vedere. Non ti avranno. A qualunque costo, te lo toglierai dal cuore quel ricordo. Ci volesse una vita intera.

Ti abituerai? M’abituerò!

Qual è la vostra, di punteggiatura?

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Chimena Palmieri
Sono Chimena Palmieri, classe 1963. Ho un diploma di Ragioneria, una Laurea in Sociologia, un lavoro presso l’Università Politecnica delle Marche. Ho un figlio, Francesco; ho amici, molti interessi e poche passioni. Sono nata a Castelfidardo, cresciuta a Numana, vivo ad Ancona: tutto in 30 chilometri, perché “Credo che la voglia di scappare da un paese con 20000 abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso e credo che da te stesso non ci scappi neanche se sei Eddie Merx”.
  • Chimena Palmieri

    Mi scuso: nel testo c’è un refuso. Nel paragrafo “Metti un punto esclamativo?
    E allora ci sei dentro” in realtà è un punto interrogativo che intendo. Anche se scorrendo il senso è chiaro, sempre refuso-errore resta! 🙂 A presto e scusate ancora!