Ligabue feat Ligabue. Mi ripiglio le mie canzoni.

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Nel nuovo album di Luciano in uscita il 14 Aprile, Giro del Mondo, ci sono quattro inediti. Due in realtà lo sono solo in virtù che, sia pure già usciti, stavolta sia lui a cantarli.

Lasciando in un angolo particolarissimo le canzoni incise da Pierangelo Bertoli (Sogni di rock’n roll e Figlio d’un cane), appartenenti a un momento della sua vita professionale del tutto particolare e lontano rispetto a quello presente, non è comunque la prima volta che Luciano “regala”, cede, presta o come vi resta più comodo sentirlo, le sue canzoni ad altri.

Sembra venirgli meglio con le interpreti femminili, come Fiorella Mannoia (Io posso dire la mia sugli uomini) e Elisa (Gli ostacoli del cuore, A modo tuo), ma poi come già detto, c’è spazio anche per Carboni (C’è sempre una canzone), come a suo tempo ci fu per i Negrita e i Timoria (Male non farà).

Casi a parte come Cerca nel Cuore con Gianfranco Fornaciari e Ho ancora la forza con Guccini, più spesso il suo cantare a due voci o comunque con qualcun altro nasce per eventi specialissimi, vedi Ai Cuddos in sardo con Angelo Branduardi e i Tenores di Neoneli, Ho difeso il mio amore nell’omaggio a Augusto Daolio dei Nomadi, fino alla meravigliosa versione di Alice con Francesco De Gregori. Perché quali che siano le motivazioni, Luciano in genere le sue canzoni se le canta da solo, e solo a volte le dà da cantare ad altri.

Non sono poi del tutto convinta – io come fan intendo, che qui è la fan che parla mica un critico musicale –  che Luciano abbia ragione a dire che quelle canzoni lì, che ha dato a Elisa, per esempio, come Gli ostacoli del cuore, stiano meglio cantate da una donna. E credo che invece A modo tuo, ad esempio, lui saprà cantarlo diversamente meglio questo dolore felice nel veder crescere una figlia femmina, lui che è un padre.

Ho amato molto canzoni come Gli ostacoli del cuore – trascendo su Io posso dire la mia sugli uomini data alla Mannoia perché lì è dichiaratamente una donna a cantarla – cantata da Elisa. Ma lo ammetto, la versione che preferisco è quella che vede protagonista la voce di Luciano.

Perché quando la sua voce si innesta nel canto la canzone sembra rinascere completamente, aperta a nuove possibilità, significati, emozioni.

Perfino la meravigliosa Alice, perdonami Principe io ti vengo a sentire ogni volta che posso ma te lo devo dire, perfino Alice quando attacca lui io come ho già detto di che vanno facendo i gatti che muoiono nel sole giuro me ne frego proprio.

Mi piacerebbe, ecco, sì, mi piacerebbe che Luciano se le ripigliasse le sue canzoni, tutte, come sta facendo adesso. Che ci facesse un disco a parte, di più: che usasse quel miracolo di tonsille da seimila watt che si ritrova per delle cover d’autore come quella di Alice, e me/ce le regalasse per questi meravigliosi 25 anni di carriera…

Che sentirlo cantare De Gregori, ma anche i Nomadi, e Battisti, a suo tempo, è stato come scoprire affilata e tagliente una lama che credevi arrugginita, splendida e rifiorita una pianta che credevi morta, stringerti il respiro un sound che ormai ti scivolava addosso.

Alice, nella versione cantata da Francesco de Gregori e Luciano Ligabue.

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Chimena Palmieri
Sono Chimena Palmieri, classe 1963. Ho un diploma di Ragioneria, una Laurea in Sociologia, un lavoro presso l’Università Politecnica delle Marche. Ho un figlio, Francesco; ho amici, molti interessi e poche passioni. Sono nata a Castelfidardo, cresciuta a Numana, vivo ad Ancona: tutto in 30 chilometri, perché “Credo che la voglia di scappare da un paese con 20000 abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso e credo che da te stesso non ci scappi neanche se sei Eddie Merx”.