Lettera aperta sulla pessima gestione del Palarossini di Ancona

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Questa è la lettera che ho inviato stamani all’Ufficio Relazioni col Pubblico del Comune di Ancona, al Cosorzio Ancona per lo Sport che gestisce il Palazzetto, ai giornali locali. Mi hanno fatto vergognare della mia città. Chiedo scusa agli amici venuti da fuori: questa non era Ancona, ma chi la governa.

Buongiorno,

sono Chimena Palmieri, di Ancona. Ho 52 anni, e da 30 lavoro presso l’Università. Questo per dire che non è una ragazzina, che vi scrive, che non è né rabbia né furore, quanto indignazione, a spingere sulla scrittura.

Rivolgo questa lettera al Comune di Ancona, al Consorzio Ancona per lo Sport e a chiunque abbia parte attiva nella gestione eventi al Palarossini, e scrivo per denunciare l’inciviltà che ho visto espressa in occasione del concerto al Palarossini di Luciano Ligabue il 24 marzo u.s.

Vorrei essere chiara: l’inciviltà che ho visto espressa NON È quella delle 5000 persone che hanno fatto fare sold-out all’evento. A QUELLI CREDO CHE NON SI POSSA IMPUTARE ALTRO CHE AVER PORTATO GENTE, VITA E SOLDI in qualche tasca, e di aver calpestato erba e asfalto. Né risse, né niente.

Clicca qui per vedere il video della “conta” e verifica della fila dei ragazzi del BarMario, ore 12.30 del 24 Marzo: si noterà  autodisciplina e civiltà dei governati, alla faccia dei governanti.

Mi riferisco all’inciviltà  ignobile e inammissibile di chi ha in mano la gestione e l’organizzazione degli eventi schedulati. Il 24 marzo, in occasione del concerto in tutta l’area del Palasport, né dentro né fuori i cancelli, né in prossimità dell’ingresso, non è stato posizionato UN SOLO BAGNO CHIMICO. NON UNO, per un evento sold-out: 5000 persone lasciate come bestie. Siete riusciti a farmi vergognare della mia città, a me che pure in genere cerco comunque di difenderla. Non ci sono scuse, sappiatelo. Non ne avete.

Non mi venite dire che è così o niente, che si poteva pure stare a casa, che chi me lo ha fatto fare. Cosa lo costruite a fare un palazzetto, se non prevedete gente che ci vada? Quel palazzetto dello sport, tra l’altro molto bello, dovrebbe e potrebbe avere un cartellone zeppo di eventi, e portare quattro soldi in casse che languono e piangono miseria. Anche perché per montare attrezzature e palco e tutto il resto la manovalanza era lì già da uno-due giorni prima. Secondo voi, questi poveri cristi, avevano tutti il catetere? Ho sentito parole irriferibili riferite a voi, e devo dire che ho dovuto ribadirle una per una. Perché all’inizio pensavo ok, non ci sono FUORI dai cancelli. Ma poi ho visto che non c’erano nemmeno dentro, i cancelli. Che c’erano solo quelli del Palazzetto. DENTRO. PER TUTTI.

Non ho mai visto nulla di simile, niente di più degradante e umiliante per la dignità umana dello spettacolo offerto ad, anzi, IN Ancona al Palazzetto a chi c’era e veniva da fuori. Solo da noi, solo noi, IN ANCONA, abbiamo fatto una tal figura. Ed è vero, e hanno ragione, e lo so perché IO ho potuto vederlo con i miei occhi: MAI, IN NESSUN LUOGO, HO VISTO UNA TALE MANCANZA DI ORGANIZZAZIONE E CURA DELL’OSPITE. Le persone mangiano, bevono, e fanno pipì. Lo sapevate? Anche la cacca, ogni tanto. Già, pensa un po’, 5000 persone hanno bisogni fisiologici umani.

Costano, i bagni chimici? Potevate mettere un chiosco di bibite in più, potevate metterli a pagamento. Meglio avari che incivili.

È una vergogna che una città che vanta una pseudo cittadella dello sport come Ancona, che ha Palasport e Stadio praticamente nello stesso posto, non sia capace di gestire, di organizzare,  che mandi tutto allo sfascio, che dimostri di non avere né capacità né lungimiranza né niente di quello che serve per attrarre eventi nella zona.

Le persone si sono dovute arrangiare nei campi, dietro i camion, dietro una siepe. Ha dovuto ringraziare le persone di Ancona che abitano lì vicino che hanno offerto assistenza, e un bagno, e  un po’ d’acqua, e il benzinaio 100 metri prima che ha aperto il suo bagno a tutte le persone che ne hanno avuto bisogno. Ecco io queste persone le ringrazio.

Perché che la gente d’Ancona sia poco ospitale non è vero, anzi, è vero solo a metà: quando c’è bisogno gli anconetani alle chiamate rispondono sempre.

Siete voi, che non siete stati capaci nemmeno di agire compiutamente, e nemmeno in occasione di un evento non improvviso, ma programmato. Comune, consorzi, enti e cooperative: niente, nessuno.

Complimenti vivissimi per i disagi, e per la degnissima pessima figura offerta a mezza Italia. Ma già. A voi, s’è visto: mica vi importa.

Vergognatevi. Ma davvero.

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Chimena Palmieri
Sono Chimena Palmieri, classe 1963. Ho un diploma di Ragioneria, una Laurea in Sociologia, un lavoro presso l’Università Politecnica delle Marche. Ho un figlio, Francesco; ho amici, molti interessi e poche passioni. Sono nata a Castelfidardo, cresciuta a Numana, vivo ad Ancona: tutto in 30 chilometri, perché “Credo che la voglia di scappare da un paese con 20000 abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso e credo che da te stesso non ci scappi neanche se sei Eddie Merx”.