Mandaci un bacio siamo tutti quanti qua… Ovvero Luciano e la meraviglia della comunicazione.

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Mica scherzo.

Luciano può come tutti piacere o non piacere,  ma se c’è un pregio che nessuno può oggettivamente dire gli faccia difetto è la straordinaria capacità di comunicare con il suo pubblico.

Comunicare gli viene facile, e da tempo usa più di un canale: certo, la musica principalmente; ma anche quando si è cimentato nel cinema o nella scrittura è sempre riuscito ad arrivare lì dove deve.

Una delle risposte più ricorrenti che mi abbiano dato quando chiedo in giro “Come sei diventato/a fan di Luciano?” è stata una cosa assimilabile a “Sono andato/a ad un suo concerto, l’ho sentito PARLARE.”

Non dicono cantare.

E fa strano, perché se vai ad un concerto è chiaro che ci vai per ascoltare qualcuno che canta e che suona qualcosa. Ma su questo non ci piove, chiaro. Quello che vogliono davvero dire, è spiegare quale sia stata la scintilla che fa passar di grado ognuno di noi, che ci promuove da “ascoltatore”, da “mi piace il cantante X” a FAN.

Ecco, per Luciano questo tipo di accaparramento emotivo funziona alla grande.

Tiene una voce che indubbiamente fa la sua parte, ma che ci sappia fare a parlare al pubblico è innegabile. Se poi parla al SUO, di pubblico, va alla grandissima.

Del resto, che quello tra Luciano e il SUO pubblico sia sempre stato uno “special one” lo aveva già detto, e nel 1997, il grande Fabrizio De André: “Mai visto un musicista comunicare col pubblico come sa fare Luciano”.

Fu dopo un concerto di Luciano a San Siro. E da allora l’intensità è andata solo aumentando, e quell’affermazione resta valida ancora oggi.

Che poi, come si diceva sopra, un conto è ascoltare Luciano quando parla a un’intervista. Che già va bene, ma… sentirlo parlare ai concerti, quando ha davanti tutte quelle persone… Che siano i 350 dell’Asioli o i 70.000 di San Siro o i 160.000 di Campovolo, lui arriva. A tutti. A ognuno.

Saper comunicare – che è ben altro dal saper parlare, e altro ancora dall’insegnare: comunicare(*) è mettere in comune, far sentire un legame, far sentire che si è vicini, solidali, che si parla la stessa lingua e si sente lo stesso dolore, si gode dello stesso amore – è un dono che sì, puoi affinare, sì, te lo possono imparare, ma se di fondo non c’è una base naturale dalla quale partire ciao bella, ciao.

La comunicazione è un’alchimia.

Immagine-01E che a Luciano qualcuno una pozioncina magica l’abbia data lo sapeva anche l’Università di Teramo, quando il 28 maggio 2004 gli ha conferito la Laurea honoris causa in Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo.

Mica caramelle, si fa sul serio.
E anche Luciano, come sempre, questa in maniera particolare, la prese sul serio.  Nell’occasione tenne una Lectio Magistralis da Maestro. Che questo significa appunto in latino: “Lezione del maestro”. Ne avessimo, all’Università Politecnica delle Marche, di lezioni simili, l’Aula Magna sarebbe sempre piena.

Del resto, con un professore così mi farei bocciare sempre pur di starlo a sentire… 🙂

E’ che Luciano parla alla pancia. Non alla testa, non alla tua costruzione filosofale della vita, alla tua teoria del tutto. Non è con i concetti che tu ti convinci che sì, è lui il TUO cantante per la vita.

E’ con quello che senti, che lui ti sa farti arrivare, che senti LUI.

Che parla alla fame che hai, al dolore che senti, alle voglie che tieni.

Non fa giri, non fa sconti.

Magari non va giù pesante come fanno altri, che arrivano sparati come Tir. Ma arriva, sempre, e tu te lo ritrovi dentro, quel concetto, e quando lui ha finito di parlare stai lì che finisci a dover chiudere la bocca, che avevi spalancato di stupore e nel frattempo non hai ancora chiuso, e a fare “Sìsìsì” con la testa come i cagnolini sul pianale sul vetro posteriore delle auto negli anni settanta.

Io me la ricordo la volta in cui, dopo una frase detta da lui sul palco del Franchi, a Firenze, passai il fosso, alzai le braccia in segno di resa e issai la bandiera del FAN ufficiale e senza speranza. Ma è meglio che non la racconti.

Diciamo però che l’occasione in cui ebbi modo di vedere per la prima volta da vicino il modo che ha Luciano di comunicare con i suoi fan fu a Londra, nel 2009.

Era il 25 maggio, e la sera Luciano teneva un concerto al The Forum.

La mattina, però, c’era un appuntamento all’Istituto Italiano di Cultura a Londra, e Ligachannel, il sito ufficiale diLuciano, aveva messo in palio 15 biglietti per la prima fila.

Partecipai, convinta di non vincere. E invece vinsi.

Io non avevo neanche il biglietto per il concerto (non serviva per partecipare, comunque: non a quei tempi). Ma andai lo stesso. Andai e tornai in giornata, ubriaca di voli, treni, stanchezza e felicità.

In quell’occasione ebbi davvero la misura del feeling che si instaura tra Luciano e le persone, le “sue” in special modo. Lo sentii rispondere alle domande dei fan, da quelle più, passatemi il termine, belle e interessanti a quelle scontate e banalmente provocatorie, chiedendomi come facesse a non perdere la pazienza.

Ma la verità è che lui magari la pazienza l’aveva pure persa, ma comunicava lo stesso,  senza chiudersi in  comprensibilissimi scazzi.

Arrivò in ritardo e si piazzò a un tavolino a due metri dalla prima fila. Credo di aver sperimentato un apnea di un’ora, nell’occasione.

Aveva una maglia arancione e occhiali a specchio che non si tolse mai dal viso.

Ricordo che a un ragazzo che gli chiedeva incessantemente  dei pezzi che “non faceva mai” rispose, con tono tra l’ironico e il bellicoso, che se diceva così allora significava che ultimamente non veniva più ai concerti;  che lui le prime file se le ricordava, e che in effetti lui era un pezzo che mancava. Che non lo vedeva.

Ricordo che pensai: com’è possibile? Come può essere vero?

Ma tutti ridevano, ammiccavano, gli davano contro (al tizio), e lui ridendo lo ammise, sì, è vero, ho saltato l’ultimo Tour.

Poi l’ho conosciuto, quel tizio, e saputo che Luciano aveva ragione. Di più: ho scoperto che Luciano se le ricorda davvero, le prime file, e che non so come faccia, ma si ricorda perfettamente se c’eri o non c’eri.

Perché te lo dice, il capo, eh, che manchi, in ogni senso.

Perché ai concerti, tra una canzone e l’altra, specie rispetto ai primi tempi, Luciano parla, sempre di più.

Ti racconta, ti fa raccontare.

Ti fa ridere, ti fa piangere.

Ti fa riflettere, ti fa lasciar andare.

E ti dice, e tu rispondi; e ti invita, e tu reagisci; e ti sfida, e tu raccogli.

…e a volte te ce manna, come si dice dalle mie parti, ma lì no, non ho mai visto qualcuno rispondergli contro. Come successe nell’agosto del 2008 a Gubbio, in occasione del festival “Life in Gubbio”.

Luciano era presente per ritirare un premio per la musica. Con lui c’era anche Dori Ghezzi, che ritirava il premio a nome e in memoria di Faber De Andrè. Non accolsero Luciano con grande entusiasmo, per usare un eufemismo. E lui non diede mostra di alcun fastidio.

Quando però lo stesso atteggiamento di ignavia si palesò anche nei confronti di Dori Ghezzi, prese il microfono e con fare aulico se ne uscì con un aulico “Adesso però vi alzate, cazzo!” che strappò un’ovazione.

Luciano non è uno a cui piace vincere facile. E spesso usare il minimo accettabile di turpiloquio lo è: lui però non lo fa.

Per cui quando lo fa –  e lì farlo era tutto meno che facile – che quella è comunicazione lo senti, forte e chiaro.

Lo senti che te lo sta dicendo che cosa sei, cosa dovresti fare, e che cosa pensa di te e del tuo atteggiamento di pavida e pigra maleducazione.

(*) Ogni tanto la Sociologa deve uscir fuori.
Il termine comunicazione deriva da latino “communicatio” e significa mettere in comune, accomunare, far partecipe, condividere». Comunicazione etimologicamente significa “porre in comune”. Comunicare è interagire con gli altri.

Ogni comportamento è comunicazione. Nelle relazioni umane grande importanza acquistano a livello di efficacia della comunicazione, aspetti quali i gesti, la voce, l’abbigliamento, l’espressione del volto e l’atteggiamento del corpo. Da ciò, grande importanza, assumono il linguaggio cinesico (della gestualità) e quello prossemico (della posizione del corpo e dell’utilizzazione dello spazio).

Per comunicare, può arrivare ad essere sufficiente la sola presenza della persona, al punto che anche il silenzio esprime qualcosa, e diventa una ulteriore, vera e propria, forma di comunicazione.

 

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Chimena Palmieri
Sono Chimena Palmieri, classe 1963. Ho un diploma di Ragioneria, una Laurea in Sociologia, un lavoro presso l’Università Politecnica delle Marche. Ho un figlio, Francesco; ho amici, molti interessi e poche passioni. Sono nata a Castelfidardo, cresciuta a Numana, vivo ad Ancona: tutto in 30 chilometri, perché “Credo che la voglia di scappare da un paese con 20000 abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso e credo che da te stesso non ci scappi neanche se sei Eddie Merx”.