Noi e i nostri metadati…

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data_goliath_coverNon spieranno nei nostri computer. Antonello Soro, Garante della Privacy, aveva manifestato perplessità sugli emendamenti inseriti il 19 marzo nel decreto legge antiterrorismo n. 7 e Renzi ha stoppato l’uso di software per l’acquisizione a distanza dei dati di un computer. Resta il peggioramento delle pratiche di Data Retention che prevedono la conservazione per 24 mesi dei dati di traffico telematico e telefonico (esclusi i contenuti).
“Esclusi i contenuti” è un concetto interessante. Che torna in un articolo di Wired.com  in cui ci si chiede se i governi hanno davvero bisogno di registrare le telefonate per sapere tutto di noi. E la risposta è in  libro appena uscito di Bruce Schneier, esperto in crittografia e in sicurezza. Il titolo è Data and Goliath. The Hidden Battles to Collect Your Data and Control Your World (tradotto all’impronta il riferimento biblico a Davide e Golia sarebbe  Dati e Golia. Le battaglie segrete per conservare i tuoi dati e controllare il tuo mondo).
Spiega Schneier che quando Edward Snowden aprì lo scandalo sull’NSA e spiegò da ex contractor che l’Agenzia per la Sicurezza Nazionale registrava tutte le telefonate degli americani, la risposta ufficiale fu che l’NSA non registrava le parole dei sorvegliati: era interessata solo ai metadati (cioè a dove, come e quando e su che linee era avvenuta la chiamata: e poi incrociava tutte le informazioni tra loro). Ovvero “esclusi i contenuti”.
Data and Goliath spiega  come attraverso i metadati a volte si arrivi a sapere di una persona molto più di quanto quella persona dica esplicitamente, e benché ci sia sempre una differenza tra intercettare parole e raccogliere dati, è stato fatto un esperimento della Stanford University su 500 volontari (sicuri di non avere nulla da nascondere): dai metadati di 5 di loro presi a caso era stato dedotto che uno era malato di sclerosi multipla, l’altro aveva avuto un attacco di cuore, il terzo collezionava armi semiautomatiche, il quarto era un coltivatore domestico di marijuana e la quinta persona probabilmente aveva avuto un aborto.
Schneier invita a ricordare che questi stessi metadati non sono solo in mano ad agenzie di spionaggio, ma più semplicemente a quelli a cui noi spontaneamente li affidiamo: i social network, Google,  Facebook,  eccetera. E tutti sanno che sui social un po’ di vanità lascia filtrare particolari che nessuno penserebbe mai di dire direttamente. Se volete ulteriormente spaventarvi sappiate che l’ex direttore della NSA Michael Hayden a suo tempo disse “uccidamo le persone in base ai metadati”.

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori