La “Mirabilansia” del rapper torinese Shade

Il nuovo album vincitore dell'edizione 2013 di MtvSPIT si intitola "Mirabilansia" perché, come spiega, «provo molta ansia e allo stesso tempo mi diverto»

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Mirabilansia
di Shade
Voto 8


Mirabilansia, nuovo disco del rapper torinese Shade, vincitore dell’edizione 2013 MtvSPIT, è appena uscito. Questo è il primo album in cui Shade ha dovuto, per la prima volta, cimentarsi nella stesure di testi non improvvisati. Il rapper confessa nella videochat di Radio105 che “non è tanto complicato scrivere i testi, quanto scrivere dei testi che arrivino a più persone”. Da questa affermazione si deduce il perché del nome di questo lavoro, come d’altronde lui stesso dichiara: “Mirabilansia perché provo molta ansia e allo stesso tempo mi diverto”. La paura di deludere e la contentezza di essere fermato per strada sono il risultato della popolarità acquisita dal rapper. Shade risulta a tratti un ragazzo timido ma consapevole che con il rap, oggi, bisogna andarci con i piedi di piombo. Timidezza mimetizzata che è stato possibile intravedere nella videochat, ma che nell’album viene eclissata dalla sua grinta.

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Shade elogia i Two Fingerz, artisti che lo hanno ispirato, nonché suoi attuali produttori. Nel disco ci sono anche produzioni di Roofio e featuring di Danti.
Ciò che è piacevole notare in Mirabilansia è la capacità di parlare di argomenti seri come la tendenza dei giovani a fare un malsano utilizzo dei social network, facendolo però in modo ironico e non pesante, con dei giochi di parole sensazionali. L’ansia di non dover deludere mai si intuisce anche dai testi, ma è mascherata dall’ironia di chi è bravo a chiudere gli occhi, stringere i denti e andare avanti, come un carro armato da McDrive.
È proprio il caso di dirlo, citando Shade: un lavoro che accontenta le figlie, happy meal, e le mamme, happy milf.
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Tyrone Nigretti
Mi chiamo Tyrone, vivo a Milano ed ho 21 anni. Ho iniziato ad ascoltare il rap perché rispecchiava la mia persona: il rap dice le cose nello stesso modo con cui amo dirle io, in modo pungente ed efficace. Le prime recensioni le ho scritte con il desiderio di spiegare il rap e di dare un'interpretazione che desse peso e importanza ad ogni parola scritta nei testi. Questa passione si è intensificata a tal punto da desiderare di poter lavorare con il rap e per il rap. Grazie al rap, dal quale sono stato in qualche modo ispirato, ho scritto il mio primo libro: Fattore H, edito da Rizzoli.