Sergio, Edoardo e…. Paul.

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Musicalmente parlando non ho un grande ricordo di Sergio Caputo. Ma non per colpa sua. Sarà stato il 1991, io avevo da poco iniziato a suonare e la scuola di musica che frequentavo aveva formato una band formata dai ragazzi iscritti. Suonavamo anche un pezzo di Caputo, mi piaceva talmente tanto che, nonostante sia andato a rileggermi tutti i titoli della sua discografia, non riesco a ricordarmi il nome del pezzo. Ricordo solo che aveva un numero imprecisato di accordi e che il giro di basso non aveva una nota uguale all’altra. Tutte le volte immancabilmente io sbagliavo qualcosa.

Va beh, questa sorta di prologo nostalgico era per introdurre l’argomento. E cioè che anche io voglio dire la mia sulla querelle in atto in questi giorni tra Sergio Caputo e le radio!

Alla quale si è aggiunto Edoardo Bennato con la sua querelle con le case discografiche.

Ho letto il post di Caputo su Facebook riguardo a Radio 105. Poi ho letto tutto il lunghissimo articolo sul suo blog. Su alcune cose dice delle verità, su altre (nella mia modesta opinione) pecca clamorosamente per assenza di senso della realtà. Ha ragione quando dice che le radio hanno uno smisurato potere, ha ragione da vendere quando dice che se non passi in radio la gente non sa nemmeno che esisti e ha ancora più ragione nel dire che, a prescindere dal tuo reale valore, a forza di passare in radio “batti che ti ribatti poi alla fine cominci a riempire i palasport”. O forse no? Ci ritornerò.

Poi però cominciano le “cose strane”. Innanzitutto si autodefinisce un “artista affermato”. E qui urge chiedersi che cosa definisca l’affermazione di un artista nel 2015. Se io clicco su Google “Sergio Caputo” il primo video che viene fuori da Youtube è “Un sabato italiano live del 1987” caricato su Youtube il 1 aprile 2009 (esattamente 6 anni fa). A proposito: magari il pezzo che facevo con la band a Poviglio 24 anni fa era proprio questo…. chissà. Il suo nuovo pezzo (“A bazzicare il lungomare”) su Youtube ha 4000 views e nemmeno un mi piace o un non mi piace. Non ho dubbi nell’affermare che Caputo sia un artista, ma di sicuro non è affermato nel 2015. Lo era negli anni ’80 e nei primi ’90.

E presumo che la frustrazione possa aver guidato la scrittura di frasi deliranti  del tipo “La SIAE non dovrebbe consentire a nessuna radio di epurare un autore, ma senza una regolamentazione in proposito non può fare nulla”. Ma come?! Ci si scaglia contro le lobbies radiofoniche pretendendo che sia un’altra lobby (quella per eccellenza del sistema musica in Italia) ad intervenire in proposito? Ah già, forse Caputo riconosce come “pure” soltanto le lobby che c’erano già “ai suoi tempi”, come la Siae. E perchè non parla delle case discografiche già che c’è?

A quello ci ha pensato Bennato. Solo che qui il discorso cambia radicalmente. Edoardo Bennato si autodefinisce “la storia della musica italiana” e però sfido chiunque a dire che non è vero. Bennato ha scritto pezzi formidabili, indelebili, famosissimi. E ne ha scritti tantissimi. Pezzi di 40 anni fa che continuano a emozionare le persone, anche i ragazzi più giovani. Io non so perchè non trovi una casa discografica, forse non vende. O forse “loro” non credono che possa vendere. Non lo so.

Però queste storie hanno a che fare con i tempi. Questi tempi. Che sono tempi difficili e bui, è inutile negarlo. Qualcuno della generazione di Caputo e Bennato è riuscito a cavalcarli senza perdere un metro e anzi, se possibile, ad avanzare ancora di più. Qualcuno è rimasto indietro. E forse il perchè va ricercato anche dentro di se e non solamente fuori.

Ci sono artisti, come i Verdena o Le Luci della Centrale Elettrica, che pur non passando in radio riempiono i grandi Superclub, facendo 2ooo o 3000 persone a pagamento. Altri artisti che, seppur martellanti radiofonicamente e televisivamente, fanno fatica a riempire la piazza di Marina di Massa gratis. La verità è che ogni artista ha il suo “servizio”. Qualcuno serve alla gente, qualcuno meno. Qualcuno è servito ed ora non serve più.

Nel titolo ho citato “Paul”. L’ho fatto perchè quando ho visto la polemica tra Caputo e Radio 105 a me è venuto subito in mente che l’unica radio che davvero sino ad oggi mi ha dato una mano è stata appunto Radio 105. Non sono qui a difenderla per questo. Non sono qui a difenderla, punto. Tanto c’è già chi lo fa e lo fa bene. Però quelli di 105 il mio pezzo, “Paul”, l’hanno passato, e tanto, nel format di “Supersonic”. Siamo anche arrivati al numero 48 dell’airplay generale. Poi le altre radio, quelle di “Radiopoli” (così l’hanno definita), non l’hanno passata e la cosa si è chiusa li. Ma avevano il diritto di farlo.

Benvenuti nel 2015!

 

 

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Niccolò Bossini
Chitarrista e cantautore, nato a Reggio Emilia nel 1978. La sua carriera inizia nel 1996 entrando a far parte del gruppo hard-core Raw Power. Con loro per quattro anni incide un album (Reptile House) e gira Europa e Stati Uniti in tour. Dal 2005 entra a far parte della band di Luciano Ligabue con il quale registra tre dischi (Nome e cognome, Arrivederci mostro!, Mondovisione). Dal 2012 intraprende una carriera solista che annovera due album in studio (QBNB e #SecondoLavoro).
  • Katia Guerzoni

    Chapeau!!