La scelta. Una provocazione

È meglio restare sterili o accettare un figlio anche da uno stupro?

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La scelta
di Michel Placido
con  Ambra Angiolini, Raoul Bova, Valeria Solarino
Voto 6+

Una coppia nel meridione d’Italia, Laura insegna musica, Giorgio ha un negozio. Non hanno figli, ne soffrono, li vogliono. Il giorno del suo compleanno, mentre cammina in una strada stretta e deserta, Laura viene afferrata da un braccio e strappata in un vicolo. Ne riemerge pesta, sconvolta, silenziosa. Forse stuprata, ma non vuole sporgere denuncia e non vuole essere visitata. Il suo silenzio estremo si trasforma in fame di vita e d’amore che sconvolge anche di più Giorgio. Infine emerge una gravidanza, che non si sa se conseguenza dello stupro o no. Laura adotta tutte le forme femminili del silenzio per affermare che il problema non è cosa sia successo, Giorgio passa attraverso tutte le forme dell’angoscia del maschio impotente a gestire il territorio, perché Pater sempre incertus… Il film mescola ulteriormente le carte con una regia che amplifica alcuni particolari (rumori, ossessioni), e tace su altri. Scelta a volte sgradevole per rendere la sgradevolezza della non comunicazione tra i due, che si fronteggiano sul tema scabroso della pienezza comunque sia:  perché lei dice “il figlio alla fine è mio” e lui qualsiasi scelta faccia resterebbe comunque divorato dal dubbio. Il dispositivo (l’innesto di un corpo estraneo nella coppia) viene da una commedia di Pirandello: L’innesto. E c’è anche un riferimento alla pratica agronomica che avrebbe potuto salvare un albero che nel film diventa il simbolo stesso dell’infertilità. La sfida di Placido è impostare un problema contemporaneo con coordinate che sembrano venire da un altro mondo. Eppure dire che quel mondo non sia più presente  con i suoi tabù è un’illusione. Comunque qualcosa nel passaggio suona provocatorio ma in senso spiacevole.

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori