Lytro Illum. Scatta! Metti a fuoco dopo…

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Addio megapixel: la grande rivoluzione nel campo della fotografia digitale si chiama light-field ovvero “campo di luce”. Si basa sulla profondità di campo e rende le immagini esplorabili e modificabili dopo lo scatto, grazie alla possibilità di mettere a fuoco tutto quello che si trova davanti all’obiettivo. Invece di misurare il colore e l’intensità con cui la luce colpisce il sensore, la camera “light field” fa passare la luce attraverso una reticolo di lenti che ne tracciano le variazioni di direzione. Una soluzione che permette alla macchina di capire con precisione quanto dista la sorgente di ogni fascio luminoso e avere una percezione tridimensionale, simile a quella dell’occhio umano. La nuova categoria fotografica l’ha inventata e realizzata l’americana Lytro, che già due anni fa aveva messo sul mercato un primo modello “light-field” e ora rilancia alla grande con Illum, macchina professionale che offre un sensore Light Field da 40 Megaray, zoom ottico 8x, apertura costante f/2,0 e un otturatore ad alta velocità in grado di congelare il movimento nelle condizioni più svariate. Chi imbraccia una Illum non dovrà studiare inquadratura, messa a fuoco, prospettiva, ma semplicemente riprendere la scena che lo interessa per poi dedicarsi in un secondo momento alla scelta delle caratteristiche da evidenziare. Magari dietro suggerimento di chi ha commissionato il servizio, come nel caso di foto di un matrimonio dove la messa a fuoco “variabile” dei vari ospiti può servire a dare dinamicità alle immagini. Con Illum infatti, Lytro offre non solo la macchina ma anche il software per visualizzare le foto e gestirne le potenzialità dopo lo scatto. Regolando messa a fuoco, inclinazione, cambio di prospettiva e profondità di campo – parametri che nelle fotocamere tradizionali, digitali comprese, sono fissi – si ottengono immagini non solo in una ma in ogni dimensione. Distribuita da Fowa, Lytro Illum costa 1299 euro.

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Walter De Pace
Sono nato a Milano. Negli anni 80, laureato in filosofia, ho iniziato come copywriter all’Ufficio Pubblicità  di Rizzoli Libri.  Negli anni 90 ho collaborato con l’Europeo  - novità tecnologiche - e successivamente con Brava Casa, Anna, Milleidee e Max. All’inizio del nuovo secolo, addetto stampa alla start up che ha creato RCS WEB, ho continuato  a scrivere su Max,  con contributi al mitico spin off tecnologico Max 2.0 ora da collezionisti. Collaborazione proseguita in Gazzetta dello Sport.it.  Dal 2009 al 2012 ho scritto anche sul  mensile filosofico scientifico KOS. Il mio avatar l’ha  scelto mia figlia Irene, con la quale condivido l’idolatria per Bob Dylan, ma che non sopporta la mia passione per le opere di Mozart.