Il titolo è quasi un riassunto delle puntate precedenti: Fury Road. Ma potrebbe anche essere un nuovo inizio. Stavolta deve far attraversare il deserto all’imperatrice Furiosa. La faccia di Tom Hardy è giusta. E poi dall’ultimo Batman in cui era Bane, le maschere gli stanno bene. Il regista è lo stesso, George Miller. L’appuntamento è all’apertura del Festival di Cannes a quasi trent’anni dall’avvio della serie (assolutamente non prevista) con Mel Gibson. Il look è ancora postatomico, le tribù dei disperati del deserto sono ancora trucide e fantasiose, i mezzi meccanici ancora più sofisticati e barbarici. La storia è stata scritta (e le auto e i costumi  disegnati) con l’aiuto di Brendan McCarthy, autore di comics di culto in Gran Bretagna. Insomma, torna Mad Max. Quarto episodio. “Era finita la benzina”, dissero ai tempi, “e si era aperta la sagra dei capelli a carciofo”. Un affettuoso riferimento al taglio di capelli di Gibson. Va sempre così: il primo Mad Max (da noi Interceptor) era stato per un po’ considerato un oggetto pericoloso per il 1979: in fondo sembrava la variante australiana postcatastrofe dell’ennesima storia di poliziotto (Max Rockatansky) in cerca di vendetta suicida, disperato per la strage della sua famiglia ad opera dei pirati della strada (proprio una nuova generazione di pirati…): girato con quattro soldi, quasi serie B con quel tipo, Mel Gibson, che sarebbe poi finito a fare Gli anni spezzati con Peter Weir… Con il secondo Interceptor. Il guerriero della strada i giochi erano fatti, ed era nato il nuovo medioevo sull’estetica dell’incidente stradale. Il terzo, Mad Max oltre la sfera del tuono, era puro business.

 

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori