Fast & Furious 7. Neanche un airbag

La saga dei veloci e feroci ha ingranato la settima

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Fast&Furious 7
di James Wan
con Vin Diesel, Paul Walker, Dwayne Johnson, Michelle Rodriguez, Tyrese Gibson, Jason Statham, Kurt Russell
Voto 6/7

14 mila schermi in 63 paesi, 150 milioni negli Usa, 250 altrove, da noi 7 milioni e  seicentoquarantatremila euro nel primo weekend,  quarto incasso d’esordio di sempre al mondo, di poco dietro a due Harry Potter e al primo Avengers. Insomma, un film atteso. In Fast & Furious 7 di James Wan (curiosamente il regista di Saw -L’enigmista e di L’evocazione, quindi generi agli antipodi) i veloci e feroci di Dom Toretto sono richiamati dalle mollezze della pace a battersi contro Deckard Shaw, killer mostro delle forze speciali scappato di mano all’esercito (e più armato di un esercito)  che vuole vendicare la morte del fratello Owen (a Londra in F&F6). Per prendere Deckard è necessario che i Fast&Furious liberino la bella hacker che ha inventato l’Occhio di Dio (sistema elettronico che collega tutte le telecamere nel mondo e trova chiunque) mentre viene trasferita con un convoglio blindato nel Caucaso (battaglia di auto, ma alla moda: SUV contro jeep tra boschi, tornanti e dirupi), recuperino il software nascosto nella macchina più costosa del mondo tenuta in cima a un grattacielo di Abu Dhabi (saltando con la macchina attraverso altri due grattacieli), fino alla battaglia finale “in strada” con le macchine pompate dei primi Fast&Furious, ma stavolta contro droni e missili. Nel frattempo moriva Paul Walker (nella vita reale, per incidente stradale) e il film è stato finito con un po’ di elettronica. Con un finale, commosso, alla memoria. Se vi piacciono accelerazione, smargiassate, salti con auto paracadutate, scontri da kung-fu tra gente rapata in canotta, chili di luoghi comuni su militari, spionaggio, terroristi, sceicchi, tamarri, lamiere incerate, ragazze in bikini e l’elogio della famiglia tra banale e tribale, bene. Un’unica annotazione critica: troppa adrenalina (lo dicono anche i medici) rallenta la digestione. E l’unica cosa reale, lo dice appena può Vin Diesel, è la famiglia: dev’essere per questo che in tutto il film le auto sfondano muri e spaccano montagne ma non si apre lo straccio di un airbag…

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori