Streeat Food Truck Festival: finger food in movimento

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Venditore d'acqua a Istanbul... street beverage...

In questa rubrica, generalmente, parlo di viaggi e cibo. Ma ci sono occasioni in cui si può viaggiare senza muoversi dalla propria città, poiché è il cibo che viene da noi. E l’occasione è quella dello Streeat Food Truck Festival che ha visto aumentare, nel tempo, il numero delle città in cui si svolge. La tappa più recente è stata a Firenze, ma la “carovana” del cibo proseguirà verso Bologna, Sarzana, Milano, Padova e ancora Milano (…beh, in occasione dell’Expo due date sono più che giustificate).

Le proposte gastronomiche sono davvero per tutti i gusti: farinata di ceci, mozzarella di bufala, panini con il polpettone, olive all’ascolana, arancini, gnocco fritto, cucina vegana, pasticceria napoletana e primi piatti lombardi, patate salentine e dolci torinesi. Per conoscere i giorni, i luoghi e la tipologia di prelibatezze che si possono degustare in ogni tappa, si può consultare il sito www.streeatfoodtruckfestival.com

Ma perché lo street food sta diventando così popolare? Innanzitutto perché fa parte di una cultura internazionale. Ogni Paese ha le sue specialità e per molte persone è la soluzione più economica e veloce per un buon pasto fuori casa. Questa tendenza sta contagiando sempre di più anche i turisti, che percepiscono il cibo di strada come il prolungamento delle tradizioni del Paese che stanno visitando e, di conseguenza, mangiare per strada, insieme a vietnamiti o messicani, li fa sentire più in sintonia con la vera anima del luogo.

Questa popolarità va di pari passo con il finger food perché, diciamoci la verità: mangiare con le mani è bello, ci riporta un po’ all’infanzia, quando ancora non eravamo obbligati a sapere che non si devono mettere i gomiti sul tavolo e non avevamo ancora intrapreso l’arduo compito di sgusciare un gamberone con forchetta e coltello. Mangiare con le mani, e farlo per strada, ci rende tutti uguali: senza etichette, senza galateo, senza formalità.

In Italia, o in giro per il mondo, ho provato di tutto: satay indonesiani,  acarajé brasilianiwurstel tedeschi, noodles orientali, lampredotto fiorentino, ostriche francesi, père e musso napoletani, hot dog newyorchesi e gamberi di San Francisco: tutto sempre rigorosamente servito per strada. L’unica cosa che non ho avuto il coraggio di provare sono le chapulines messicane: insetti fritti. Pare che gli insetti saranno il cibo del futuro. Per ora mi godo il presente.

Lo street food evoca in me ricordi anche più lontani: i panini con la salamella che sfrigolava davanti allo Stadio di Siro, prima dei concerti o, ancora più indietro, durante la mia infanzia sulla riviera romagnola, il beach food, proposto da quegli instancabili venditori di bomboloni o di stecchi di frutta caramellata che percorrevano la spiaggia dal mattino alla sera con i loro golosi carrettini.

L’entusiasmo diffuso per lo street food ha fatto quindi aguzzare l’ingegno di chi propone il suo cibo in modo diretto. Negli Stati Uniti ci sono furgoncini ricercatissimi, che si spostano in varie zone e avvisano gli avventori con un tweet o con un messaggio su Facebook per comunicare dove si trovano, come nel film Chef , la ricetta perfetta, dove un cuoco, rovinato dalla stroncatura di un critico gastronomico, ritrova il suo amore per il cibo, e la sua creatività, girando gli Stati Uniti a bordo di un truck che propone cucina cubana. E il figlio trasforma la sua avventura in un successo, promuovendo l’attività attraverso i social network.

Non perdete quindi l’occasione di gironzolare tra i furgoni gastronomici dello Streeat Food Truck Festival ma, soprattutto, non mancate mai, in giro per il mondo, di fermarvi a una bancarella e provare il cibo che quel Paese vi offre. Anche se spesso non sapete di che cosa si tratta.

L’IDEA DA PORTARE A CASA: CANNONCINI DI PASTA SFOGLIA RIPIENI DI CAPRINO E PROSCIUTTO DI PRAGA, CON CILIEGINE DI MOSTARDA.

In realtà anche un ossobuco con risotto, o una impepata di cozze, o una ratatouille di verdura possono trasformarsi in street food, o finger food: basta tagliare in precedenza il cibo, in modo che possa essere consumato solo con le mani o con una forchetta, e trovare il contenitore adatto per portarselo a spasso. Coni di carta oleata, coppette da gelato, bicchierini di plastica… c’è solo l’imbarazzo della scelta. Aprendo i nostri orizzonti, anche un piatto molto elegante, che io di solito servo sulla tavola delle grandi feste, può trasformarsi in un cibo da strada.

Prendete dei cannoncini, farciteli come vi pare, metteteli in una scatola e mangiateli passeggiando: vi sbriciolerete… ma è il prezzo che si deve pagare.

Nella mia versione, i cannoncini sono farciti con una crema di caprino e prosciutto di praga, amalgamata con un goccio di olio extravergine d’oliva, e guarniti con mezza ciliegina di mostarda piccante.

Cannoncini salati al prosciutto e caprino
Cannoncini salati al prosciutto e caprino

 

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Ivana Masiero
Da sempre amante e cultrice della buona cucina, grazie a una continua formazione e a una ricerca personale, ha intrapreso da alcuni anni la professione di cuoca a domicilio, dando vita a ricette che uniscono tradizione e innovazione (www.cuocacasa.com). Viaggiatrice appassionata, non manca mai, nel corso dei suoi soggiorni in Italia e all’estero, di ricercare ingredienti locali e, dove possibile, cucinarli sul posto. A volte infilandosi nella cucina di un ristorante ad Hong Kong, altre acquistando i prodotti al mercato e inventando cene sfiziose ovunque si trovi. A Milano, ha frequentato il corso di alta cucina presso l'Istituto di Cultura Enogastronomica Altopalato e i corsi dello chef Sergio Mei, presso l’Hotel Four Seasons. E’ consulente per l’ideazione dei menù del ristorante italo-baiano "Marinata" di Salvador de Bahia (Brasile), oltre che vincitrice di numerosi concorsi legati a Gambero Rosso Channel.