Elliott Murphy 2015, “Aquashow” destrutturata

A distanza di oltre quarant'anni, Elliott Murphy rivede e corregge la propria Opera Prima.

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Aquashow Deconstructed

di Elliott Murphy

(Route 61)

Voto: 7

Curioso. Veramente curioso, come certi artisti ripercorrano a ritroso il proprio percorso musicale, rivisitando e rielaborando il passato per ricrearlo, rinnovato, nel presente. Operazione rischiosa, visto che per molti fans, certi dischi sono come le vacche sacre per gli indù. Ergo: inviolabili. L’originale Aquashow, datato 1973, fu l’esordio folgorante dell’allora ventitreenne Elliott Murphy da New York; un’opera prima brillante per impatto lirico ed emozionale, tanto che molti critici la indicarono come “il miglior Dylan dal 1968” e l’autore fu tacciato quale erede designato del menestrello di Duluth. Un vero equivoco “comme d’habitude“, giacché le radici di Mr. Murphy affondavano in ben altri territori musicali e letterari, rispetto a Dylan; ed erano, quelli, tempi in cui la critica musicale sosteneva che Dylan pensasse a ben altro che alle sue canzoni e ne necessitava (forse per puro egoismo) almeno un succedaneo. Toccò anche a musicisti come Bruce Springsteen e John Prine, l’ingombrante e fastidiosissima nomea, con alterni destini e risultati.EM - Aquashow Deconstructed  2015 (front cover)
E ritrovarsi faccia a faccia coi propri ventitre anni e reinterpretarli, a distanza di oltre quaranta primavere, per Elliott Murphy è stato salutare, oltre che terapeutico. Rispetto all’originale, l’album di oggi in alcune canzoni perde un po’ in groove per guadagnare in drammaticità e lirismo. Ma, come dire: l’originale è datato oltre quaranta anni fa, prima degli equivoci di cui, della difficoltà nel farsi pubblicare i successivi lavori dalle case discografiche perché ritenuto artista di valore ma troppo “non-commerciale” fino all’autoesilio in quel dell’amatissima Parigi. Questa, invece, è la versione rivisitata e corretta di un album fatta da un musicista, cantante (bravissimo) e scrittore dotato di una sensibilità tale da dare alle dieci (belle) canzoni originali folk-rock, nuove e attuali vesti musicali senza renderle caricaturali infarcendole d’inutili modernismi o di voluto, retrogrado conservatorismo musicale. Del resto, nuovi arrangiamenti o meno, sempre di “Aquashow” di Elliott Murphy si tratta. Ed è una rilettura più nella forma che nella sostanza, in fin dei conti, visto che le parole delle canzoni non sono mutate d’una virgola mentre si è allargata e parecchio la musicalità d’insieme. Eppoi, tornando al discorso iniziale della vacca sacra: credo possa sconcertare i fans più intransigenti, ritrovarsi l’animale di cui con le corna lucide e pure qualche bigodino sulla coda per opera del fattore. Però, di base, sempre vacca rimane. E pure sacra, volendo.

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Fulvio Bacci è nato, vive e lavora a Milano. È appassionato di storia, in particolare medioevo, e musica, cinema, lettura, basket, rugby, Irlanda e Scozia. Canta nella rock band milanese Minshara. Non è sposato e non ha figli. Si diletta di scrittura ma proprio perché non ha niente di meglio da fare. Fumatore accanito. Non ha soprannomi tranne “Ginocchio”. Ha amici molto spiritosi.

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