Il breviario partigiano dei Post CSI

C'erano una volta i CCP - Fedeli alla Linea, diventati poi CSI. Che ora tornano. Ma siccome la formazione non è quella originale preferiscono farsi chiamare Post-CSI

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Breviario partigiano
dei Post CSI
Voto 8


La storia che lega i CSI con la Storia è lunga, probabilmente non è mai finita. Durante tutta la loro parabola i riferimenti, espliciti e non, alla resistenza, alle guerre e alla connessione tra la cultura rurale ed il conflitto ne fecero, semmai non bastassero musica e parole, un gruppo unico di ricerca.

Adesso non sono più CSI, giustamente si definiscono Post-CSI, un percorso che non dimentica il passato, non lo rinnega e probabilmente andrà oltre, manca Ferretti sostituito da Angela Baraldi, ma son ben presenti Giorgio Canali, Gianni Maroccolo e Francesco Magnelli ma soprattutto Massimo Zamboni, anima dei CCP-Fedeli alla Linea e CSI, il quale, attraverso una recente scoperta legata ad un episodio che ha visto un membro della sua famiglia vittima del conflitto (e non dirò in questa sede né da quale parte né per che motivo) ha deciso di imbastire questo progetto.

Non solo, all’uopo è stato anche realizzato un film (allegato in dvd alla versione solida delle musiche e parole) dove la Resistenza assume caratteri tutt’altro che mitici, scevri di sentimentalismi e retoriche manichee e dove la rappresentazione assume un carattere a tratti inedito di lettura degli eventi.

Il disco è esattamente questo, un punto di partenza che non rinnega la passata fine, la coesione tra gli artisti impegnati, in tutti i sensi, è tutt’ora perfetta per un’opera matura e che, per l’occasione, rispolvera fasti passati e ben tre nuove composizioni preparate per la bisogna.

Lavoro quindi importante, come importante è il lavoro.

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Marcello Valeri
Marcello Valeri nasce verso la fine del 1963, anno che vide la morte di Kennedy nella versione di Oliver Stone e la nascita dei Beatles. Influenzato dai fattori sopra citati sin da piccolo dimostra una spiccata tendenza al ballo interrotta solo da rovinosa caduta della partner con conseguente pianto a dirotto, episodio che lo dirotterà per sempre all’ascolto immobile di qualsiasi tipo di musica. Comincia a scrivere di musica nei primi anni 80 su Rockerilla, per poi passare a Rumore, Pulp e poi Blow Up ma insoddisfatto del meccanismo “tu manda che se piace si pubblica – ovvero scrivi bene di qualsiasi disco anche se fa schifo” cessa negli anni 90 ogni pubblicazione cartacea e preferisce dedicare le sue prose all’amico Gian sul sito di Disco Club per approdare a nuovi lidi (si spera). In mezzo lavora da trent’anni nel sociale e si arrabatta per arrivare a fine mese, specie il 20, quando prende lo stipendio che in genere gli dura tre giorni, come gli argentini di Fossati. Da un anno circa ha un programma su web radio che si intitola Freak show.