Sostiene Moretti. Nota in margine a Mia madre

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Sostiene Moretti di fare da 30 anni gli stessi sogni. La notte che precede il primo giorno sul set, la trama onirica è sempre la stessa: niente funziona, manca tutto. E noi ci sentiamo di ringraziare questi suoi incubi che indubbiamente concorrono a fare di Moretti quel Moretti che ci ha appena stupito (ma anche incantato) con l’ultimo film, Mia madre.
Sostiene Moretti di essere Margherita (Buy), nel film sua sorella, di professione regista. E noi non abbiamo dubbi, soprattutto quando dice a lei: “Fai qualcosa di diverso, rompi uno dei tuoi duecento schemi, anche solo uno”. E gli siamo grati per essersi ritagliato un ruolo, il primo, così misurato, quello di Giovanni, il fratello.
Sostiene Moretti di aver pensato che il senso di inadeguatezza che sin qui lo ha accompagnato, si sarebbe attutito, diluito con l’età, gli sarebbe venuto il pelo sullo stomaco, brutta espressione, dice. E invece no, lui e’ sempre affetto da “sinusite psichica” (quella del pontefice di Habemus Papam), sempre perennemente intasato. Anzi, più il tempo passa e più il disagio cresce, per niente riposante. Eppure ci ha stupito in conferenza stampa, così insolitamente mansueto: “Autobiografico?”, “Sì, sì”, “Il futuro dell’uomo è la donna?”, “Sì, sì”. E che c’entra Aragon? Ma come parla? Sì, sì. Continuiamo così. Facciamoci del male. E infatti, sostiene Moretti, se prende in giro qualcuno, è solo se stesso. È molto più faticoso accanirsi contro se stessi.
Sostiene Moretti di essere un perfezionista. E racconta di una scena di Habemus Papam in cui serviva un plaid. Ma quello che c’era sul set non gli piaceva. Così ne fa arrivare da casa sua, da casa di sua madre, continua a girare ogni volta con plaid diversi. E alla fine taglia la scena. Anche per questo in Mia madre fa dire a Margherita: “Il regista e’ uno stronzo, a cui permettete tutto”. Chi scrive lo ricorda quando, direttore del Torino Film Festival, austero nel suo loden, appariva  agli ingressi delle sale,  monitorava con discrezione code, affluenza…
Sostiene Moretti che quando si fa un film, si fa un film e basta. Che quindi il film (anche uno doloroso come questo sulla morte della madre) non ti investe con la sua forza. Ma forse non e’ d’accordo con se stesso.
Grazie, Nanni.

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Mariatilde Zilio
Nata a Bergamo, laureata in Filosofia, giornalista. Vive a Milano dove lavora (ad Amica, Rcs). Su Spettakolo.it non troverete mai un suo pezzo su Woody Allen: è di parte perché lo adora, anche nelle sue cose peggiori.