Here Comes The… Queen

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Era una mattinata uggiosa. Normale  a metà settembre, soprattutto nel Regno Unito, ma noi eravamo a Milano e quel giorno non doveva piovere per alcun motivo. Stavamo ultimando i preparativi per l’arrivo della “regina” Freddie Mercury e dei suoi nobili accompagnatori.

Erano trascorsi pochi mesi dalla loro presenza al Festival di Sanremo con Radio GaGa. Ricordo che ci veniva comunicato di continuo l’aumentare delle persone del loro staff e, di conseguenza, diminuivano le stanze in albergo a disposizione nostra. Finimmo costretti a dormire in otto  nella stessa camera, come in collegio. Fu comunque molto rock’n roll. Quattro limousine, una per ogni componente della band altrettante macchine per lo staff. Cinque bodygard, una per ciascuno, due per la regina, di cui uno procurato da me, che si presentò con il braccio ingessato, cosa che per fortuna divertì e piacque molto a Freddie Mercury. Dal loro arrivo all’aeroporto di Nizza sino alla ripartenza, non ci fu un attimo di tregua. Ma l’organizzazione fu perfetta e i Queen erano una vera macchina da spettacolo.

Torniamo nuovamente a quel disgraziato mattino di pioggia di metà settembre. La villetta, così chiamavamo la nostra sede Emi, luogo dell’evento, era molto spaziosa all’interno, ma l’idea di far incontrare, nell’ampio giardino, i Queen con i media, sarebbe stata sicuramente apprezzata da tutti. Il personale del catering, lo staff tecnico, i collaboratori della Emi, tutti in attesa del miracolo che ci permettesse di allestire ogni cosa all’esterno. Ma la pioggia persisteva ed il cielo era di umore nero.

A metà mattinata bisognava prendere una decisione. L’arrivo della band era previsto alle 12.30, quello dei nostri ospiti giornalisti alle 12.00. Seppur la pioggia continuasse a cadere, riuscivo ad intravvedere un velato raggio di sole che lottava per farsi spazio ed io, naturalmente, tifavo per lui. Ma coloro che stavano scalpitando per allestire, iniziando a preparare bevande, cibo, luci e microfoni all’interno, tifavano per la razionalità. Affacciato verso la strada, vedevo la gente che camminava con gli ombrelli aperti, le auto con i tergicristalli in funzione, le pozzanghere stracolme.

Certo, viene da pensare che bastava controllare il meteo su internet con un computer o un cellulare…. ma eravamo nel 1984 e la tecnologia era ancora scarsa. L’unica virtù esistente all’epoca stava nel fatto che si ascoltavano tanti dischi, album in vinile con grandi copertine colorate ricche di informazioni, si ascoltavano interamente e più volte. Questa conferenza stampa veniva infatti organizzata per presentare, oltre ai due concerti milanesi dei Queen, anche il loro album “The Works”, pubblicato successivamente alla loro apparizione sanremese.

Il tempo scorreva crudele come i rigagnoli di pioggia verso i tombini. I primi giornalisti si presentarono con indiscreto anticipo. Pian piano arrivarono tutti gli altri. Mentre li accoglievo, lanciai uno sguardo all’esterno e vidi qualche coraggioso passante che chiudeva l’ombrello. Era oramai mezzogiorno, mezzogiorno di fuoco. Un raggio di sole prevalse prepotentemente sull’oscurità ed illuminò la strada. Con stoico coraggio, ordinai immediatamente l’allestimento in giardino. Tutti si diedero precipitosamente da fare, camerieri, tecnici, collaboratori ed anche i giornalisti. Con frenetica arte organizzativa, tutto fu pronto in pochi istanti.

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Puntuali come un orologio svizzero, alle 12.30, su splendide carrozze reali, arrivarono i Queen e, con loro, un sole caldo e totale. Brian May, John Deacon, Roger Taylor e, naturalmente, Freddie Mercury fecero un pomposo ingresso nel giardino della villetta, accolti da un sonoro applauso. Il sole aveva reso tutti di ottimo umore e naturalmente anche me. L’incontro con i media, seguito da un aperitivo, fu estremamente gradevole ed informale. Freddie, sempre professionale e molto rilassato, confessò di amare  il nostro Paese, in quanto culla della musica operistica, di cui lui era grande estimatore. Arrivando verso la villetta, aveva avuto modo di ammirare la statua di Giuseppe Verdi, compositore che gli aveva regalato tante emozioni.

Freddie Mercury

La sera organizzai la cena con loro in un ristorante vicino all’Università Statale. Una serata piacevole con lunghe chiacchierate, sia con la band che con il loro manager Jim Beach, sulle bellezze nazionali. Fu forse  per questo che, tempo dopo, Jim Beach decise di prendere casa all’isola d’Elba.

Più tardi la “regina” si fece accompagnare in un club molto, molto esclusivo…

God save the Queen… because…  Freddie you’re a boy make a big noise… playing in the street, gonna be a big man someday … singing… We will We will Rock you…

Regina

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Massimo Bonelli
Ex Direttore Generale della Sony Music, ha trascorso 35 anni nel mondo del marketing e della promozione discografica, sempre accompagnato da una grande passione per la musica. Lavorava alla EMI quando, in un periodo di grande creatività musicale, John Lennon, Paul McCartney e George Harrison hanno iniziato produzioni proprie di alto livello e i Pink Floyd hanno fatto i loro album più importanti. Sino a quando, con i Duran Duran da una parte ed il punk dall’altra, è arrivato il decennio più controverso della musica.In CBS (più tardi Sony), ha contribuito alla ricerca e al lancio di un numero considerevole di artisti, alcuni “mordi e fuggi” come Spandau Ballet o Europe, altri storici come Bob Dylan, Bruce Springsteen, Cindy Lauper, Franco Battiato, George Michael, Claudio Baglioni, Jovanotti, Pearl Jam, Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia e tanti altri…Si fatica davvero a individuare un artista con il quale non abbia mai lavorato, nel corso della sua lunga vita tra pop e rock.