Noblesse oblige (De Gregori, Vandelli, Baraldi, Guido Elmi e l’idiota)

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Flashback. Fine anni ’90. Si festeggiano i (quasi) 20 anni di attività degli Umbi Studios in quel di Montale Rangone, Modena, con tutti i clienti nella storia dello studio invitati dal padrone di casa (Umbi Maggi, ex bassista dei Nomadi e pioniere nel settore). La serata scorre via in due tempi: prima la cena in una grande tavolata che corre in lungo e in largo nello studio, poi il trasferimento al Graffiti di Modena per una jam session segreta. Ci sono tutti: da Francesco De Gregori a Biagio Antonacci, da Zucchero a Dodi Battaglia, da Maurizio Vandelli ai Dik Dik, da Ivana Spagna a Fio Zanotti, passando per Angela Baraldi, metà dei Nomadi degli anni ’70-’80 e altri ancora –e che altri: Ligabue e band sono tra il pubblico, così come Gino Paoli, Nek, Francesco Baccini, e la lista prosegue. “Manca solo Vasco”, mi dico, ma Guido Elmi c’è, quindi basta e avanza.

Alla cena sono al tavolo con Francesco De Gregori, Maurizio Vandelli e Angela Baraldi. Francesco mi ha invitato molto gentilmente a sedere di fronte a lui: con gli Ufo Piemontesi ho coverizzato la sua ‘Donna Cannone’ tra mille apprensioni legali (un paio di strofe invertite: quanto basta per finire in tribunale, cosa già successa tra lui e altri), ma incredibilmente la nostra versione gli è piaciuta moltissimo (“Glezos, è la più bella versione di un pezzo mio che abbiano mai fatto”; io:“Francesco, dov’è la Candid Camera?”). Con Maurizio -mio idolo di primissima infanzia- la collaborazione è diretta, dato che ho scritto insieme a Zucchero ‘E così viene Natale’, hit natalizio della all-star band Adelmo & i suoi Sorapis, cantata in coppia dal Principe Maurizio e Sugar. E’ proprio sui soprannomi che va in scena lo showdown.

Francesco De Gregori: Cantare cantavi bene, eri bravino.

Maurizio Vandelli: Beh, detto da te… arrossisco tutto.

FDG: Ma che arrossisci, con tutto il mestiere che c’hai alle spalle…

MV: Alle spalle? Un attimo, non sono mica morto, ho appena fatto un hit natalizio.

FDG: Ma in fondo l’hit non è tuo, l’ha scritto lui (mi indica, nda), e se non c’era Zucchero…

MV: Se non c’era il Principe Vandelli, vorrai dire.

FDG: Che poi ‘sta storia che ti chiamano Principe non si sa da dove venga…

MV: Come come? ‘Principe’ è sempre stato il mio soprannome!

FDG: Ah sì? E chi te l’ha dato, ‘sto soprannome?

MV: Tutti, da sempre!

FDG: A me ‘sta cosa non risulta. Semmai il Principe sarei io, se non ti dispiace.

MV: (Ride)

FDG: Sempre se non ti dispiace, a me mi chiamavano ‘Principe’ molto prima di te.

MV: Ah sì? E da quando?

FDG: Dalle elementari. E’ la prova delle mie origini popolari e nobili al tempo stesso.

MV: E allora io cosa sarei?

FDG: Semplicemente, un volgare usurpatore. E con gli usurpatori noi non vogliamo parlare.

Al Graffiti stipato in ogni angolo (la jam session ‘segreta’…) ci si affolla sul palco a gruppi di cinque/sei per volta. Ci vado con Zucchero, Fio Zanotti alle tastiere e la coppia Dodi Battaglia-Maurizio Vandelli alle chitarre. Siamo una rhythm section da sangue blu: Biagio Antonacci alla batteria, Guido Elmi alle congas (clamorosamente a torso nudo), io al basso. Ci avventuriamo in ‘No Woman No Cry’ di San Marley, e qualche problemino il groove one drop lo dà eccome, ma chissenefrega. Dopo un po’ metto giù il basso. Francesco De Gregori mi chiede: “Posso provare la tua chitarra semiacustica?”. Poi si lancia in una versione al calor bianco di ‘Vita spericolata’ talmente da una-volta-nella-vita che Guido Elmi smette di congare e ascolta anche lui.

Scendo dal palco, Zucchero si lancia in ‘Sex Machine’, la calca è immane. Sbatto contro Angela Baraldi, in un frontale da camion che me la fa vedere somigliante a Patti Smith ancora più del solito. Mi esce la frase più idiota dell’anno: “Angela, se fossi nata nel New Jersey ti considerebbero una leggenda”. Lei mi sorride e mi guarda con in faccia l’espressione che si riserva a uno che ha appena detto una cosa del tipo “Se Bombolo fosse nato a Hollywood non avreste mai sentito parlare di Woody Allen”.

Roba da purissimi cristalli di leggenda metropolitana al cubo, se tutto non fosse fotografato, registrato in audio e ripreso nel video che riposa tuttora nei cassetti di Umbi Maggi. Tranne lo scambio finale tra Angela Baraldi e un idiota, per mia fortuna.

 

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Glezos
Ha scritto, parlato e tradotto qui e là (da Radio Popolare a Indiscreto, da Rolling Stone a GQ). Produttore artistico, autore, cantante e polistrumentista con Ufo Piemontesi, Francesco Baccini, Zucchero, Maurizio Vandelli e altri. Ha pubblicato i libri Punk alla carbonara e Alla ricerca del Vasco perduto. Glezos è il suo vero nome e non uno pseudonimo, ma non ci crede nessuno.