Sarà il mio tipo? Comédie sull’amore impossibile

Di cosa parliamo quando parliamo d'amore tra un filosofo e una parrucchiera?

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Sarà il mio tipo?
di Luca Belvaux
con Émilie Dequenne e Loïc Corbery
voto 7+

Di cosa parliamo quando parliamo d’amore? La domanda se l’era posta Raymond Carver – in maniera così esplicita, a dir la verità, il suo editor Gordon Lish, il titolo originale di Carver era Principianti – che comunque la dice lunga – uscito in edizione originale qualche anno fa. Ma lasciamo le dispute letterarie e torniamo alla domanda, (recentemente riportata alla ribalta cinematografica da Iñarritu nel bellissimo Birdman): la prima risposta che viene in mente è l’imprevedibilità. La prima, ma, ovviamente, non l’unica. In questa cornice va visto Sarà il mio tipo, titolo facilone e poco attraente (originale Pas son gente) per una deliziosa comédie française diretta da Lucas Belvaux, ispirata al romanzo breve di Philippe Vilain. Il lui della storia è Clément – Loïc Corbery, attore della Comédie Française con la maiuscola – professore di filosofia assegnato a una scuola di provincia, ad Arras. Lei, Jennifer, un’esplosione di vitalità interpretata da Émilie Dequenne (quella di Rosetta dei fratelli Dardenne), è una parrucchiera. I due si incontrano per un taglio di capelli nel salone dove lei lavora. Poi si rivedono per un caffè, per una cena, per un film…Non potrebbero essere più diversi: Clément è il classico bobo parigino, va all’opera, partecipa a qualche noioso vernissage, scrive libri in cui rivendica la sua contrarietà alla coppia perché l’amore non deve diventare una prigione, nel tempo libero declama Kant. Jennifer adora i giornali di gossip, sa tutto di Jennifer Aniston, vive con un figlio piccolo e, nelle rare sere libere, canta al karaoke con le amiche (piuttosto liberatorio, a dire il vero). L’amore li trasforma piano piano: lei diventa una shampista kantiana grazie agli insegnamenti di lui e alle affinità tra la filosofia tedesca e quella del taglio di capelli. Lui, trascinato dalla verve di lei, cede alla discoteca, balla, canta. E comprende che i sentimenti non si vivono affatto come si scrivono nei libri. Mentre lei capisce che la vita e soprattutto l’amore, non sono un film (sic). Il gioco è intrigante e divertente, la chimica tra i due funziona, e con la trama ci si ferma qui. Ma tornando alle domande, la numero due è: quanto durerà? e poi, durerà, a dispetto dei sogni di lei e del cinismo di lui? o sottrarsi è ancora, e forse sempre, l’unica via percorribile? Ognuno trovi la sua risposta. Anche grazie a questo film, da consigliare a tutti quelli che almeno una volta nella vita hanno avuto una storia impossibile, a tutti quelli che almeno ci hanno provato, a quelli che ci hanno rinunciato e a quelli che ce l’hanno fatta. Buona visione (e pensieri profondi).

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Mariatilde Zilio
Nata a Bergamo, laureata in Filosofia, giornalista. Vive a Milano dove lavora (ad Amica, Rcs). Su Spettakolo.it non troverete mai un suo pezzo su Woody Allen: è di parte perché lo adora, anche nelle sue cose peggiori.