Saluti da Venezia (Venezia che muore)

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Piedi, occhi, naso. Sono i tre organi che a Venezia subiscono più sollecitazioni. Cammini tutto il giorno, percorrendo centinaia di calli e campielli, fondamenta e sottoportici, un ponticello ogni poche decine di metri, stradine dove devi dar di gomito per andare avanti. La sera sei un vero rottame. L’unica consolazione è che sembra una città davvero democratica: non essendoci auto (lo status symbol per eccellenza), ricchi e poveri sono messi sullo stesso piano, entrambi sono costretti a consumare le suole delle scarpe.
fotoGli occhi poi non hanno un attimo di tregua: ovunque rivolgi lo sguardo c’è qualcosa di bello. Le facciate dei palazzi sono semplicemente straordinarie. È un po’ come essere a Las Vegas, però qui è tutto vero. E dentro, quei palazzi sono ancora più belli, arredati come nel Settecento. Oppure sono stipati di opere d’arte dal valore inestimabile.
E se chiudi gli occhi, il naso ti ricorda che sei a Venezia: c’è puzza ovunque, un tanfo micidiale sale dai fondi limacciosi dei canali, i tombini esalano odori melliflui. Un proverbio dice: d’istà, anca i stronsi gaégia (“d’estate, anche gli stronzi galleggiano”). E un altro recita: se se vol rìdar, bisogna discórar de merda (“se si vuol ridere, bisogna conversare di cacca”). Insomma, per i veneziani l’argomento è ricorrente.
E i turisti maleducati peggiorano la situazione: Venezia è una città magnifica ma rischia di morire. Per accontentarli, loro e chi si mette in tasca fior di quattrini su questo immenso business, c’è quell’autentico abominio del transito di enormi navi da crociera nel Canal Grande… Sembra non ci siano soluzioni: se un giorno scomparissero i turisti, l’economia locale collasserebbe. Se i turisti continuano ad invaderla, a maltrattarla, a portarsi a casa foto ricordo rischia di diventare come Disney, peggio di Disney.
Forse è per questo che mi è venuto in mente Guccini, con quella magnifica canzone che le ha dedicato (Venezia che muore, Venezia appoggiata sul mare, la dolce ossessione degli ultimi suoi giorni tristi, Venezia la vende ai turisti…). Se ci andate, mettete questa e altre canzoni “a tema” nel vostro iPod: potrebbero aiutarvi a riflettere. E magari ad amare un po’ di più questa città. Che può sopravvivere solo grazie a un autentico atto d’amore. Di chi ci vive. E soprattutto di chi la visita distrattamente rubandole frammenti della sua autenticità. La scelta di canzoni è vasta, ecco qualche suggerimento:

Com’è triste Venezia di Charles Aznavour

Fame un spritz di Sir Oliver Skardy & Fahrenheit 451

Pin Floi dei Pitura Freska

Venessia in afito dei Pitura Freska

Miracolo a Venezia di Francesco De Gregori

Acqua alta in piazza San Marco di Giampiero Artegiani

We open in Venice di Frank Sinatra

Venezia degli Hombres G.

Rain in Venice di Steve Harley

Blue room in Venice di Rick Wright

La bellezza di Roberto Vecchioni

J’adore Venise di Ivano Fossati

Nelle paludi di Venezia di Angelo Branduardi

Venezia di Francesco Guccini

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Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi".