Terza puntata dopo i musicisti e gli attori

Esiste un qualche tipo di creatività più strettamente legata di altre alle arti figurative? Tanto per capirci, è più facile – statisticamente – avere una vena artistica per un musicista, un attore, uno sportivo, un politico o uno scrittore?
Per esempio, fra i circa venti musicisti recensiti nel pezzo Musicisti “e” pittori. È vera arte?, i promossi sono stati sei. Mentre fra i ventotto tra attori e registi del pezzo Attori e registi. Anche Pittori? i promossi sono solo sette, tre dei quali, tra l’altro, registi, e uno promosso per meriti filantropici.
Allora è vero ciò che diceva l’illuminista Denis Diderot (1713-1784) in Paradosso sull’attore, e cioè che: “Un’estrema sensibilità fa gli attori mediocri; una sensibilità mediocre fa la folla dei cattivi attori; e l’assoluta mancanza di sensibilità è il presupposto per gli attori grandissimi.”
Teste vuote da riempire con la creatività di chi li dirige allora? Pare che anche Alfred Hitchcock non avesse grande considerazione degli attori se arrivò a dire che “Gli attori dovrebbero essere trattati come bestie”, per non parlare di come definiva Sergio Leone le due espressioni di Clint Eastwood, e cioè “con cappello e senza cappello”.
Per il momento è oggettivo quindi che, fra musicisti e attori/registi, se la vincono i primi, se non altro considerando il fattore percentuale.
Ma la vera sorpresa nasce dalla commistione fra scrittura e arte. Ovvero l’aver scoperto che l’arte nasce più facilmente da attività solitarie e a maggior dispendio cerebrale, a riprova che il “Fare Artistico” non è semplicemente il saper disporre con gusto – quando c’è – colori sulla tela, ma  è costituito piuttosto da una profonda attività speculativa, come lo sono ad esempio lo scrivere, il comporre musica o il trasporre su pellicola ciò che si è immaginato.
Ecco quindi una inaspettatamente lunga e, a volte sorprendente, lista di scrittori che si sono cimentati con pennelli e colori.

Aldous Huxley. L’autore de Il nuovo mondo e Le porte della percezione, era notoriamente un cultore di droghe psichedeliche, il che farebbe pensare che anche il rapporto con l’arte fosse pervaso da colori acidi e misticismo. Invece, nell’unica opera reperibile in rete, ovvero Maria Nys Huxley at Siesta (1920), vediamo un delicato nudo della seconda moglie in un interno casalingo con tanto di vaso appoggiato su un tavolino e una libreria semivuota. Lo stile ricorda vagamente alcuni nudi di Pierre Bonnard, o il Gauguin parigino, ma ciò che colpisce è il senso di delicata tenerezza. Sono estremamente indeciso sul giudizio, specialmente dovendolo basare esclusivamente su questa singola opera. Non classificabile.

Aldous Huxley
Aldous Huxley

Lewis Carroll. Visto che la madre di Aldous Huxley – Julia Arnold – pare avesse conosciuto personalmente Lewis Carroll, mi sembra giusto proseguire con l’autore di Alice nel paese delle meraviglie. Naturalmente tutti conoscono le sue fotografie di giovinette, passione che gli costò diversi sospetti – probabilmente infondati – di pedofilia. Sue anche le illustrazioni della prima edizione di Alice che, sebbene non siano di altissima fattura denotano però freschezza, fantasia e una certa facilità nel disegno. Non posso dire che sia arte, ma nemmeno posso bocciarlo.

Lewis Carroll
Lewis Carroll

Cesare Zavattini. Altra sorpresa. Lo sceneggiatore di Sciuscià, Ladri di Biciclette, Bellissima, Miracolo a Milano, e mi devo fermare perché i film a cui lavorò sono oltre ottanta, nonché giornalista, commediografo e poeta, fu anche un brillante pittore che si firmava ZA. Collezionista, specialmente di mini quadri (8×10 centimetri), fu anche consulente per le raccolte artistiche altrui. Promosso.

Cesare Zavattini
Cesare Zavattini

Charles Baudelaire. Conosciuto unanimemente per Les Fleurs du Mal, lo sfortunato Charles ebbe una vita non facile, anche lui gravato da dipendenze da droga e alcol. Elementi che non traspaiono dagli allegri schizzi che amava vergare per sé e gli amici. Molto carino il disegno Une femme pour Osselineu, dal tratto leggero e pungente. Non posso promuoverlo come artista, ma come illustratore non sarebbe neanche male.

Charles Baudelaire
Charles Baudelaire

Edgar Allan Poe. Tradotto in Francia proprio da Charles Baudelaire, Poe, malgrado fosse uno dei maggiori rappresentanti del racconto gotico, rivela un tratto romantico e gentile. Quanto meno nei disegni rintracciabili. Quello di Elmira Royster – amore di gioventù del poeta -, il suo autoritratto e un altro viso di fanciulla. Belli, ma troppo poco, e per questo non classificabile.

Edgar Allan Poe
Edgar Allan Poe

Douglas Coupland. Generazione X è un romanzo già di per sé contaminato dalle arti visive, con pagine equamente divise fra testo, fumetti, note e slogan, e che ha dato luogo al relativo neologismo Generazione X. Anche la sua arte, essendo lui stesso influenzato, tra l’altro, dagli scritti di Andy Warhol, è una sorta di Pop Art concettuale ma niente affatto stupida. Di grande impatto visivo, invita – oltre che a goderne i colori sgargianti – anche al pensiero. Promosso.

Douglas Coupland
Douglas Coupland

Federico Garcia Lorca. Il poeta catalano amico di Salvador Dalì e martire della Guerra Civile Spagnola, ci ha provato, più per gioco – credo – che sul serio. Un po’ Picasso e un po’ naive o, per dirla all’italiana, naif. Forse perché, come dicevano le maestre di una volta, non si è applicato con convinzione. Ma no, non posso definirla arte. Bocciato.

Federico Garcia Lorca
Federico Garcia Lorca

Dino Buzzati. Di sé diceva: “Il fatto è questo, io mi trovo vittima di un crudele equivoco. Sono un pittore il quale, per hobby, durante un periodo purtroppo alquanto prolungato, ha fatto anche lo scrittore e il giornalista. Il mondo invece crede che sia viceversa, le mie pitture quindi non le può prendere sul serio. La pittura per me non è un hobby, ma il mestiere; hobby per me è scrivere. Ma dipingere e scrivere per me sono in fondo la stessa cosa. Che dipinga o scriva, io perseguo il medesimo scopo, che è quello di raccontare delle storie”. Vecchia auto (1968). Per me va bene comunque; pittore o scrittore, è sicuramente promosso.

Dino Buzzati
Dino Buzzati

Charles Bukowski. Il vecchio porco che tanto ci teneva ad apparire burbero e scontroso, nascondeva un cuore d’artista. Le sue opere sono potenti e veloci. Si capisce che non ha voglia di perderci sopra troppo tempo e che forse è roba fatta per scherzo, ma per tecnica e soggetti non sono cose che si dimenticano facilmente o che si possano confondere nel marasma dei pittori della domenica. Promosso.

Charles Bukowski
Charles Bukowski

George Bernard Shaw. Beh, questo era proprio un folle. Vegetariano convinto, negli anni trenta del secolo scorso conobbe Stalin in persona. Socialista e fan dell’unione Sovietica, godette di enorme notorietà. Lo promuovo per i suoi autoscatti: provocatori, edonisti, pazzi.

G.B. Shaw
George Bernard Shaw

Giorgio Faletti. Verrebbe da dire che l’eclettico ex comico di Drive In è diventato grande. Scrittore (controverso) ma con vendite invidiabili (4 milioni di copie solo con Io Uccido). Cantante a Sanremo nel 1992 e 1994 con canzoni – a mio parere – non indimenticabili. Comico, attore, giornalista, addirittura pilota di rally. Un profilo perfettamente sovrapponibile a quello di James Franco nel pezzo su attori e arte, ma con alcune differenze fondamentali. Primo, non riesco proprio a immaginarlo come un presuntuoso, ma piuttosto come una personalità fragile che si trasforma in una sorta di Zelig tuttofare. Secondo, ha avuto la fortuna di riscuotere grande successo in qualsiasi attività abbia intrapreso, segno che è sempre stato molto amato dal pubblico. Terzo, è stato cosmicamente sfortunato. Però in questo caso devo giudicarlo come uno scrittore che si diletta nel dipingere e, sotto questo aspetto, devo purtroppo bocciarlo per la banalità dei suoi quadri.

Giorgio Faletti
Giorgio Faletti

H.G. Wells. Uno dei miei scrittori preferiti. Fra i padri della fantascienza moderna e autore di classici come La Macchina del tempo, L’uomo invisibile, La guerra dei mondi, fu un socialista e pacifista convinto. Non ebbe mai velleità artistiche, ma piuttosto si dilettava ad illustrare i suoi quaderni con simpatici disegnini. Non classificabile.

H.G. Wells
H.G. Wells

H.P. Lovercraft. Per rimanere in ambito fantascientifico, questa volta anche con venature horror alla Edgar Allan Poe. Più cupo di Wells, forse anche per una vita non troppo fortunata, è autore di quelli che oggi vengono considerati dei classici del genere, come il Ciclo di Cthulhu. Anche lui amava costellare di disegnini – di stampo ben diverso rispetto a quelli di Wells – i suoi quaderni. Citato più per curiosità che meriti artistici. Non classificabile.

H.P. Lovercraft
H.P. Lovercraft

Henry Miller. Amante di Anais Nin e autore della famosa serie dei tropici – Tropico del Capricorno e Tropico del Cancro, che gli causarono non pochi grattacapi con la censura americana e una certa influenza sulla Beat Generation e Jack Kerouac – a cui scrisse la prefazione de I Sotterranei (1959) – fu incredibilmente anche un acquarellista. Non saprei come giudicarli, ma a me non piacciono. Bocciato.

Henry Miller
Henry Miller

William Blake. Le opere del visionario Blake – nel senso che le visioni diceva di averle davvero fin dall’età di otto anni – risentono sicuramente delle sue convinzioni religiose, benché non ortodosse. Anche Jim Morrison – pare che il nome dei Doors derivi proprio da Le porte della percezione – e Aldous Huxley, furono sicuramente influenzati dal suo misticismo e dalla convinzione che l’uomo possa superare i limiti dei cinque sensi.
“Se le porte della percezione fossero purificate, tutto apparirebbe all’uomo come in effetti è, infinito”. Proverbiali le sue incisioni. Promosso.

William Blake
William Blake

Hermann Hesse. L’autore di Siddharta, romanzo di formazione per generazioni di hippie e pacifisti – e anche per me -, dipingeva acquerelli. Che dire? Fa male parlare di un premio Nobel per la letteratura stroncando in modo così deciso le sue creazioni artistiche. Però sono proprio brutti, scolastici, rigidi, dipinti come se usasse la tempera, totalmente privi della poesia contenuta nei suoi libri. Bocciato sottovoce.

Hermann Hesse
Hermann Hesse

Jack Kerouac. Il papà della Beat Generation, “poeta jazz”, come amava definirsi lui stesso, autore di Sulla Strada, I sotterranei e ispiratore di una miriade di personaggi che fecero la storia della musica e della letteratura americana degli anni ‘50, ‘60 e ‘70, non ha mai pensato neanche lontanamente di darsi all’arte. Come tanti altri, amava semplicemente arricchire i suoi taccuini con disegnini e schizzi. Quindi più che altro lo cito come curiosità. Non classificabile.

Jack Kerouac
Jack Kerouac

Tahar Ben Jelloun. Come nella miglior tradizione iconoclasta, l’autore marocchino de Il razzismo spiegato a mia figlia e innumerevoli libri di poesie, non dipinge figure umane, ma giardini, natura e figure geometriche tipiche dell’iconografia araba. Quadri pieni di colore, ma nulla più. Bocciato.

Tahar Ben Jelloun
Tahar Ben Jelloun

Jean Cocteau. L’autore de I ragazzi terribili, nonché poeta, regista (Orfeo), attore, eccetera – pure lui dedito all’oppio – ha un tratto nervoso che spazia dal primo Picasso all’Art Noveau. Deliziosi i gioielli disegnati anche per Cartier e oltremodo osceni e intriganti i ritratti di giovani ragazzi. Promosso.

Jean Cocteau
Jean Cocteau

Joseph Conrad. Un altro duro dal cuore non di tenebra, ma tenero, almeno dall’unico disegno rintracciato in rete che rappresenta tre allegre ballerine con la gonna alzata, disegnate ad inchiostro con una mano piuttosto sicura e niente affatto malvagia. Troppo poco però per poterlo giudicare come artista. Non classificabile.

Joseph Conrad
Joseph Conrad

William S. Burroughs. C’è poco da dire, come scrittore è un mostro: La scimmia sulla schiena, Il pasto nudo… Amico di Allen Ginzberg e Jack Kerouac. Vicino alla Beat Generation, ma di posizioni più estremiste, e grande passione per le droghe, sotto l’effetto delle quali uccise in un drammatico gioco-incidente la moglie. Non so se si debba a ciò lo stravagante modo che ha scelto per dipingere, ovvero sparando fucilate contro i suoi quadri. Catarsi o meno, l’effetto è straniante ma comunque “dirompente”. Originale, allucinante, folle. Promosso. Anche perché, visto il fucile a pompa nelle sue mani, non potrei fare altrimenti.

William S. Burroughs
William S. Burroughs

Paul Verlaine. Il poeta maledetto per antonomasia, giovane emaciato e stempiato già in gioventù, pacioccone accigliato nella maturità, schizzava disegnini – quasi tutti dedicati all’amico Arthur Rimbaud a cui in seguito sparò un colpo di rivoltella – degni degli innamoratini di Raymond Peynet. Un segno delicato e irruente allo stesso tempo. Troppo poco per definirlo artista. Bocciato.

Paul Verlaine
Paul Verlaine

Emilio Tadini. D’accordo, qui ho imbrogliato un po’ perché, come dice Umberto Eco, Tadini è “Uno scrittore che dipinge, un pittore che scrive”. Un perfetto umanista insomma, che rientra perfettamente nella categoria scrittori e artisti – o artisti scrittori -. Laureato in lettere, presidente dell’Accademia di Belle Arti di Brera dal 1997 al 2000, Tadini è indubbiamente un grande artista contemporaneo capace di passare dal Realismo Esistenziale, all’Informale, alla Pop Art di stampo inglese con la stessa facilità con cui opera nella poesia, il giornalismo, la critica d’arte. Promosso.

Emilio Tadini
Emilio Tadini

Victor Hugo. Guardando la sua foto dal volto severo e l’austera barba bianca, mai s’immaginerebbe una vena artistica così spiccata da parte di un autore di romanzi come I miserabili o Notre Dame de Paris. Ma tutto quadra quando ci si immerge nelle sue opere pittoriche. Atmosfere incombenti, oscuri presagi, castelli sospesi nel tempo, onde cariche di sventure, fantasie di ombre e avventura. Addirittura con un piede nell’Informale prima che venisse immaginato. Bravo. Promosso.

Victor Hugo
Victor Hugo

Tennessee Williams. Suo è, ad esempio, il testo teatrale de La Rosa tatuata da cui il film con Anna Magnani – per la quale era stato appositamente concepito – e altri soggetti da film come Improvvisamente l’estate scorsa, Lo zoo di vetro, Un tram che si chiama desiderio e La notte dell’iguana, tanto per citarne solo qualcuno. Una mano più che felice per la scrittura ma, molto meno per la pittura. I suoi quadri sono estremamente elementari, quasi imbarazzanti nella loro bruttezza. Ma nessuno in fondo – tanto meno lui – ha mai preteso di definirlo un pittore. Bocciato.

Tennessee Williams
Tennessee Williams

Marcel Proust. Anche lui si è cimentato nel soliti divertenti schizzi da taccuino, ma – a sua discolpa – senza mai avere alcuna pretesa artistica. E infatti, con grandissimo rispetto verso un autore capace di un monumento come Alla ricerca del tempo perduto, lo colloco nella categoria delle curiosità non classificabili.

Marcel Proust
Marcel Proust

Kurt Vonnegut. Inizialmente autore di fantascienza pura, negli anni successivi ai primi romanzi come Le Sirene di Titano o Ghiaccio-nove assurge alla fama internazionale con Mattatoio n. 5. Presumibilmente, il disegno e la pittura non furono altro che un gioco, e lo dimostrano i suoi autoritratti dal tratto estremamente ironico. Anche in questo caso, più una curiosità che una pretesa artistica vera e propria. Non classificabile.

Kurt Vonnegut
Kurt Vonnegut

Rudyard Kipling. Liquidato come autore di libri per ragazzi – Il libro della giungla, Capitani coraggiosi, Kim… – Kipling fu anche un brillante corrispondente di guerra nel primo conflitto mondiale, e successivamente rettore della St. Andrews University di Toronto. I suoi disegni sono comunque legati strettamente ai romanzi, in cui la natura è rappresentata come la conobbe durante la sua infanzia in India. Serpenti, elefanti, giungle misteriose e oceani popolati di balene e piovre giganti. Il tutto illustrato con un tratto Art Noveau che li rendono ancora oggi affascinanti. Non come opere d’arte – e non era certo questa la sua intenzione – ma come compendio ai suoi romanzi. Non classificabile ma piacevole.

Rudyard Kipling
Rudyard Kipling

Sylvia Plath. Forse anche per superare lo stato di depressione – con tanto di disturbo bipolare – che l’ha accompagnata per tutta la vita – tentando anche il suicidio dopo un tirocinio presso la rivista Mademoiselle – oltre ai diari, di cui recentemente sono stati pubblicati alcuni stralci, l’autrice de La campana di vetro disegnò molto. Purtroppo non fu un’attività che le portò grande giovamento, perchè tentò nuovamente il suicidio – questa volta riuscendoci – nel 1963. Prima poetessa a vincere postumo il Premio Pulitzer, meriterebbe la promozione per quello stile personale, attento alle piccole cose e ai particolari, nonché a una certa precisione nel tratto e nella copia dal vero. Ma non è sufficiente per definire arte i suoi lavori. Bocciata con senso di colpa.

Sylvia Plath
Sylvia Plath

Mark Twain. Citato solo come curiosità, l’autore di Le avventure di Tom Sawyer, si divertiva schizzando rebus per la moglie e disegnini umoristici – malgrado l’atroce sfortuna personale in contrappunto ai successi letterari – che lo perseguitò per tutta la vita. Divertenti ma non classificabili.

Mark Twain
Mark Twain

Nel prossimo appuntamento – forse l’ultimo – le commistioni fra arte e politica…